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Il paesaggio protetto dai giudici.

 

Sentenze diverse sui parchi eolici in Campania e Sardegna provocano disorientamento e mettono a rischio progetti impegnativi.

Le decisioni della magistratura su autorizzazioni e pratiche ambientali a tutela dei territori stanno mettendo a rischio progetti molto impegnativi . I giudici svolgono un lavoro appesantito  dalla soffocante produzione di norme e regolamenti  su questioni a cuore ad ambientalisti e difensori del paesaggio. Due recenti provvedimenti sulle installazioni di impianti eolici stanno producendo disorientamento e  nuove  polemiche. Gli investitori sono perplessi, l’Italia si espone ad altre critiche  per lungaggini su cose serie da fare senza troppe incertezze. La decisione della Giunta regionale della Campania di applicare una moratoria al montaggio di nuove pale eoliche è stata ritenuta incostituzionale dal Consiglio di Stato. In Sardegna, invece, il Tribunale amministrativo regionale ha stabilito che a decidere sull’impiantistica delle fonti rinnovabili non può che essere la Regione. Solo a lei è riconosciuto il potere di autorizzare o negare nuovi impianti e di conseguenza gli investimenti degli operatori. Una competenza dei Comuni è esclusa , dicono i magistrati sardi, perché non rientra nei compiti di un primo cittadino stabilire se e dove conviene posizionare pannelli, centraline, tralicci. Ogni rivendicazione è, quindi, inutile e sanzionabile. E allora ? La sentenza reca un esplicito vantaggio alla  Regione Sardegna, già dotata di potestà legislativa in materia di urbanistica e paesaggio. Il raffronto con quanto sta avvenendo in Campania è  rapido e simpatico. La decisione campana di sospendere le nuove richieste di autorizzazioni è stata giudicata contraria ai principi della Costituzione. La Regione non ha potesta esclusiva ma , in sostanza , le è stato vietato un potere che in Sardegna – per mano di altri giudici amministrativi – è stato riconosciuto. Nonostante le sentenze provengano da Tribunale Amministrativo e da Consiglio di Stato, e considerate le dovute specificità, è evidente che le conseguenze delle due decisioni fanno temere. Gli avvocati si sfidano con difese e  pareri, ma il disappunto di ambientalisti da una parte e istituzioni dall’altra per capire il percorso corretto, è esplicito. In mezzo ci sono le aziende con soldi e progetti e che hanno diritto di sapere chi decide per loro. Dovunque in Italia ci sono piani di integrazione tra fonti di energia per assicurare disponibilità di forniture e non compromettere l’ambiente, il paesaggio. Gli impianti spinti dal vento su colline e dorsali hanno la contrarietà di movimenti interessati a non compromettere l’habitat. L’apporto dell’energia eolica è , però, un dato di fatto acquisito. Le wind farm sono in aumento, e non  deve dispiacere  nemmeno che la loro creazione porti nuovi posti di lavoro. Né più , né meno di ciò che è avvenuto quando  sono state costruite centrali elettriche, linee di alta tensione, gasdotti.  Ai Sindaci che fanno resistenza assieme ai comitati , i giudici della Sardegna hanno detto che non possono utilizzare lo strumento urbanistico comunale  per condizionare scelte così importanti. In Campania la moratoria è stata bocciata perché bloccava i progetti e la Giunta non aveva titolo per fermare attività in corso. Ne hanno preso atto anche gli esponenti del M5S, vivaci ispiratori della moratoria. La tutela del paesaggio e l’ uso del territorio , in ogni caso, deve avere “contemperamento” con  l’esigenza di massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili, si apprende dalla Sardegna. Il beneficio che deriva dalle nuove strutture è sovracomunale ed  è conforme allo spirito della Costituzione. Il paesaggio, le montagne , l’ecosistema saranno salvaguardati da provvedimenti regionali. Chissà se anche dove governa De Luca.  Alla base delle contestazioni c’è una legge del 2003, più volte emendata proprio sulle procedure autorizzative. Si capisce che non riesce ancora a soddisfare le esigenze in campo e che la sua applicazione è progressivamente finita  nelle mani dei giudici. Eppure lì è scritto che gli impianti eolici – in particolare-  devono avere corretto inserimento nel paesaggio e che le Regioni devono adottare linee guida per trovare aree e siti idonei. Sembra abbstanza chiaro. O forse ?

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