Un consiglio comunale “per prendere coscienza del problema”. Così il sindaco di San Vitaliano, Antonio Falcone, ha motivato la necessità di convocare in via straordinaria la pubblica assise per discutere della crisi che ha messo in ginocchio il Salumificio Spiezia.
“Abbiamo preso contatti con il Ministero dello Sviluppo economico” ha riferito il primo cittadino. A parte ciò, di concreto non è venuto fuori niente dal civico consesso. In un’aula gremita dei lavoratori della fabbrica, il sindaco, la sua giunta e i consiglieri comunali hanno assicurato il loro impegno a mobilitarsi per trovare soluzione alternative alla chiusura di una realtà aziendale storica del territorio. Hanno inoltre manifestato il loro sostegno morale. Come i diversi esponenti di amministrazioni comunali vicine (Marigliano, Scisciano, Visciano, Nola) arrivati stamattina a San Vitaliano per l’occasione. Tutti ci hanno tenuto a far sapere a quei 90 lavoratori una cosa: “Noi ci siamo”. Come, non si è capito. O, almeno, non praticamente.
Oltre alle promesse e alla solidarietà, hanno sfilato i nomi: di parlamentari assenti che hanno detto la loro tramite una lettera letta dal primo cittadino, della politica, di istituzioni ecclesiastiche. In aula quei lavoratori in silenzio attendevano, invece, solo di capire che ne sarebbe stato del loro futuro, cosa si sarebbe fatto per risolvere il loro problema. A loro le parole non bastano. Quello che gli serve lo ha detto chiaro e tondo Maurizio Vitiello, uno dei sindacalisti intervenuti durante l’incontro pubblico: “Ci vogliono i soldi. Il problema dell’azienda è di carattere finanziario. Lo stabilimento ha richieste di produzione, ma non ci sono i soldi per andare avanti. Chiederemo anche oggi un tavolo al ministero. La politica deve fare la sua parte”. La produzione è ferma da una ventina di giorni. Attualmente i dipendenti attendono di sapere qualcosa sulla cassa integrazione straordinaria: il timore è che possa essere bocciata la richiesta.
In conclusione del consiglio comunale una dipendente ha letto una lettera a nome di tutti i lavoratori (video alla fine dell’articolo). “Noi dipendenti non possiamo permettere che le lotte interne e i giochi di potere che hanno già portato alla separazione del gruppo due anni e mezzo fa, uniti alla crisi del settore, compromettano il futuro di 90 famiglie” era scritto, tra le varie cose, nella missiva. Quali siano le lotte interne e i giochi di potere però non è dato sapersi: “Sono cose del passato”, si limita a chiarire la lettrice a margine dell’incontro e, sfuggendo, ha detto di non voler aggiungere altro. I lavoratori, in questa posizione che si potrebbe definire “moderata” (prendendo in prestito l’aggettivo usato da un sindacalista durante l’assemblea), aspettano ora di sapere come andrà a finire l’incontro previsto per oggi pomeriggio con l’azienda. Si attendono risposte da investitori interessati al salumificio. “Pare che stia concludendo questa situazione con un imprenditore del nord molto molto interessato”, ha riferito il sindaco Falcone durante il consiglio comunale.



