Il Baccalà a “Le vie del gusto”: la tradizione è di casa a “La Lanterna”di Somma Vesuviana

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Grande successo di pubblico per la nuova serata de “Le vie del gusto”, la kermesse artistico-culturale nata da un’idea del Prof. Carmine Cimmino e della direttrice de IlMediano.it, la giornalista Carmela D’Avino. La prima serata del 2017, presentata dalla giornalista Sonia Sodano, si è svolta lo scorso 5 febbraio presso il ristorante “La Lanterna” di Somma Vesuviana. Il menù delizioso ha visto come protagonista il baccalà accanto ai prodotti della nostra terra.

Dall’antipasto (composto da finocchi, zucca e carciofi alla brace, bruschetta con pomodorini del piennolo, ricottina nobile, mozzarella, timballo di patate con salsicciaa e friarielli e per finire cuoppo di baccalà), ai due primi (genovese di baccalà e risotto con provola di Agerola e limone), passando per il secondo (baccalà con pomodorini, pinoli, olive su crema di broccoli), la cena è stata gustata dai presenti con grandissimo piacere. I piatti, tutti
preparati sapientemente dallo chef de La Lanterna secondo la tradizione sommese, hanno sottolineato la grande esperienza culinaria della famiglia titolare del locale, sito a via C. G. Aliperta 8.

Luigi Russo, attuale patron, proviene, infatti, da una famiglia che fin dell’Ottocento si è dedicata alla ristorazione, in una cantina del borgo Casamale. Ciro Molaro, suo nonno, aprì, agli inizi del novecento, una trattoria a Santa Maria a Castello gestita con i cinque figli, da tutti conosciuta come da “Ciro ‘A Pupatella”. Anna, la figlia femmina, dopo il matrimonio con Francesco Russo dà vita, negli anni ottanta, al ristorante La Lanterna, cucinando pietanze vesuviane tipiche con garbo e con passione. Nel 2000 Luigi rinnova il locale dandogli nuovo impulso e adeguandolo alle esigenze moderne della gastronomia di qualità. Accanto a Luigi, in questa impresa-viaggio, c’è la moglie Consiglia Caliendo, “architetto in cucina” che dà struttura e forma ai piatti che insieme elaborano e realizza i dolci proposti a fine pasto. Nonno Franco, resta il re indiscusso della friggitrice, mentre nonna Ninuccia ama raccontare le sue storie.

Durante “Le vie del gusto”, inoltre, sulle tavole di tutti i commensali non è mancato un altro prelibato prodotto della nostra terra. Un’uva che ci invidia tutto il mondo e che grazie alla volontà di alcuni professionisti del settore è divenuto anche un vino pregiato. La Calatanesca delle Cantine Olivella, è frutto d’una grande esperieza ed ha alle spalle una lunga storia. L’azienda vitivinicola Cantine Olivella nasce a Sant’Anastasia, ovvero “ai piedi del monte”, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, zona protetta che costituisce l’habitat ideale per la coltivazione della vite, tradizione antica che l’Azienda agricola ha recuperato e valorizzato nell’intento di difendere tipicità e storia di un’uva dalle particolarità uniche. Infatti, proprio alle falde del Monte Somma, presso la sorgente detta “dell’Olivella”, da cui l’Azienda prende il nome, fu scoperto nel 1974 un frammento d’orcio vinario, prova della ricchezza di una zona dalla quale fin da epoca remota provenivano alcuni dei vini più pregiati dell’antica Roma in commercio con Pompei. A parlare di questa storia, presente alla serata uno dei tre soci, Domenico Ceriello.


Nel corso dell’evento ci sono stati vari momenti dedicati allo spettacolo e alla cultura, grazie all’intrattenimento musicale del Maestro Antonio Di Costanzo, giovane promessa del panorama campano, il Maestro Ciro Perna che si è esibito con due brani suonando il flauto traverso e la tradizionale tammorra a cura della Paranza gli Amici del Casamale, che con grande entusiasmo hanno portato il calore ed il colore del folklore nella serata de Le Vie Del Gusto. Immancabile anche il progetto artistico a cura del Prof. Carmine Cimmino, che per la serata ha scelto di illustrare al pubblico una litografia datata 1848-49 di Gaetano Dura e Federico Gatti, raffigurante “Strada Gigante 9” a Napoli, antica strada che congiunge piazza del Plebiscito al lungomare. Il tema della litografia è il banco di un “parulano “ o “padulano”, ossia i contadini che si recavano a Napoli a vendere gli ortaggi prodotti nei terreni pregni d’acqua, paludosi, di Volla e di Acerra.
Il martedì e il venerdì i padulani di Volla portavano a Napoli anche “scelle di baccalà”.

La serata si è conclusa con la sapiente arte dolciaria dell’antico Caffè Masulli di Somma Vesuviana, presente sul territorio dal 1927. Per l’occasione i presenti hanno potuto gustare il babà al limoncello affogato in una mousse di limone!

Gli scatti della serata sono a cura di Juna e Marco fotografi.