Somma Vesuviana, partecipato incontro per l’appello del Comitato del NO per il Referendum sulla giustizia

Riceviamo e pubblichiamo

Un confronto pubblico per spiegare ai cittadini i contenuti della riforma della giustizia e le ragioni del NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. È quello che si è svolto alla Sala Santa Caterina di Somma Vesuviana, dove il Comitato per il NO ha promosso un incontro partecipato che ha visto la presenza di cittadini, professionisti e rappresentanti del mondo associativo e istituzionale.

A moderare e introdurre la serata è stata l’avvocato Grazia Vernillo, che ha illustrato il significato del referendum confermativo e le motivazioni che hanno portato alla nascita del Comitato per il NO di Somma Vesuviana.

Nel corso dell’incontro si sono alternati interventi di carattere tecnico e politico che hanno approfondito i principali aspetti della riforma. La dottoressa Anna Bianco, giudice del lavoro, si è soffermata sul tema della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. L’avvocato Davide Trezza ha affrontato invece la questione dal punto di vista sociale e politico, evidenziando le possibili ricadute della riforma sull’equilibrio del sistema democratico.

Sul tema della divisione del Consiglio Superiore della Magistratura e del sorteggio dei membri al suo interno sono intervenuti il giudice civile Giuseppe Izzo e l’avvocato Roberto Oratino, esponente del comitato avvocati per il NO.

La dottoressa Marianna Imbimbo, sostituto procuratore, ha illustrato le criticità legate all’istituzione dell’Alta Corte di Giustizia prevista dalla riforma.

A concludere la serata è stato il segretario generale della CGIL Napoli, Nicola Ricci, che ha rivolto un appello alla partecipazione al voto del 22 e 23 marzo, invitando la cittadinanza a votare NO per difendere i principi costituzionali e l’autonomia della magistratura.

In chiusura l’avvocato Grazia Vernillo ha ringraziato gli ospiti, le forze politiche e associative che fanno parte del comitato e tutti i cittadini intervenuti, invitando a esercitare il diritto di voto in modo libero e consapevole.

 

Ditta di caffè “Bevanda del Re” distrutta da rogo: parte raccolta fondi dopo il disastro

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Un incendio ha colpito la realtà legata alla storica “Bevanda del Re”, mettendo a rischio una tradizione che da tempo rappresenta un simbolo di identità e cultura gastronomica.

Ma la risposta non si è fatta attendere. Per sostenere la ripartenza del progetto è stata avviata una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe, con il titolo “Aiutateci a far rinascere la Bevanda del Re”.

L’obiettivo è chiaro: raccogliere il sostegno necessario per recuperare e rilanciare una produzione che rappresenta molto più di una semplice bevanda.

Un simbolo di tradizione

Dietro la “Bevanda del Re” c’è una storia fatta di memoria, ricette tramandate e legame con il territorio.

Il progetto punta a riportare in vita una tradizione storica e a trasformarla in un’opportunità per il futuro.

Questa bevanda rappresenta infatti:

  • una tradizione gastronomica da recuperare

  • un patrimonio culturale da preservare

  • una possibile leva di sviluppo per il territorio

L’idea è quella di dare nuova energia a questa produzione storica, coniugando tradizione e innovazione.

Una sfida che coinvolge tutti

L’incendio ha reso ancora più urgente il bisogno di sostegno.

Proprio per questo i promotori dell’iniziativa hanno scelto di lanciare un appello pubblico, coinvolgendo la comunità attraverso una campagna di raccolta fondi.

La partecipazione collettiva può rappresentare la chiave per far ripartire la produzione e restituire futuro a questa tradizione.

Anche un piccolo contributo può aiutare a costruire un progetto che punta a trasformare un momento difficile in un’occasione di rinascita.

Come partecipare

Chi vuole sostenere l’iniziativa può farlo facilmente attraverso la piattaforma GoFundMe.

👉 Il link per contribuire:
https://www.gofundme.com/f/aiutateci-a-far-rinascere-la-bevanda-del-re

Partecipare significa aiutare a salvare una tradizione e sostenere un progetto che guarda al futuro senza dimenticare il passato.

Perché alcune storie non devono essere dimenticate.
Devono trovare la forza di ricominciare.

Somma verso il voto, Ludovica Gentile (GD): “Tanti candidati, neanche un progetto politico”

Riceviamo da Ludovica Gentile(GD) e pubblichiamo “Ciò a cui stiamo assistendo in queste ore nel dibattito politico sommese è ai limiti del ridicolo. Tanti personalismi fatti passare per visione, un toto nomi imbarazzante che vede il proliferarsi di candidati sindaci e l’assenza totale di gruppi politici forti e strutturati. Lo stesso vale per i programmi: una visione idealizzata e surreale della realtà, nessuno che si preoccupa di analizzare lo stato dell’arte, aprire tavoli di ascolto e fare accesso agli atti per dare risposte serie ai cittadini. Il campo largo, purtroppo, non è da meno. La sinistra può, a questo giro, riprendere la guida del Paese ma deve partire da un’idea chiara: bisogna costruire, non distruggere. Non c’è tempo né spazio per le pretese personalistiche di nessuno, questo è il tempo della politica non dell’ego. La Campania e Napoli sono l’esempio lampante della rinascita sociale e culturale del sud Italia. La buona politica ed il PNRR dettano il passo di una crescita economica superiore alla media nazionale. Tutto questo è stato possibile anche perché da anni i napoletani hanno iniziato a credere in se stessi e ad essere orgogliosi dei propri figli. Questo rinascimento non esiste nel nostro paese. Somma Vesuviana dista 15 km dalla stazione centrale di Napoli eppure sembra che la nostra comunità sia lontanissima, un microcosmo dove regna il disordine, l’invidia, il giudizio universale e la caccia alle streghe. Prima di autoproclamarsi sindaci bisognerebbe avere una coalizione larga, coerente, strutturata. I tempi si stringono e le idee non ci sono, è il momento di dare un segnale di svolta con una figura nuova, giovane, di ampio respiro; non si può continuare a tentennare dando terreno a figure calate dall’alto: il nostro momento è adesso”.

“La violenza non ha vinto” Alessia Viola, 15 minuti da incubo sul bus

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Giovedì 5 marzo, sul bus C32 diretto al Vomero, una donna è stata vittima di un violento episodio: uno sconosciuto l’ha aggredita con un coltello causandole lesioni anche sul viso.

Fortunatamente, prima che intervenissero le forze dell’ordine, è stata salvata dal conducente dell’autobus. L’eroe in questione è Davide Pecoraro, era stato intimato di far uscire tutti, ha poi affrontato con le parole l’aggressore faccia a faccia guadagnando tempo in attesa dei soccorsi.

Successivamente,  ha ricevuto una telefonata dal sindaco Manfredi, il quale si è complimentato dicendo che gli verrà consegnato un riconoscimento particolare.

La vittima è Alessia Viola, penalista di 32 anni, che dichiara: “Ho solo difeso la mia dignità”. Ha aggiunto che in quei 15 minuti le è passata davanti tutta la sua vita, ha pensato a tutte le persone che amava ripetendo a se stessa di farcela. Si racconta infatti che abbia tentato di disarmare l’uomo senza cedere ai colpi subiti.

A seguire il caso è il pm Roberto Pirro Balatto, accompagnato dal procuratore Antonio Ricci. Secondo le prime ricostruzioni, il colpevole Antonio Meglio (anche laureato in giurisprudenza) racconta di essere stato vittima di un tranello amoroso da parte di un’escort e di aver deciso di prendersela con una donna qualsiasi. Dopo averla puntata sull’autobus, si è infatti posizionato alle sue spalle e ha aspettato che uscissero tutti.

Le accuse sono: lesioni gravissime, sequestro di persona e deturpamento del viso, un’accusa ricondotta a una nuova fattispecie giuridica che colpisce chi danneggia il volto. Dopo l’accaduto, Antonio Meglio ha tentato l’autolesionismo con una pen-drive che aveva a portata di mano ed è stato trasportato all’Ospedale del Mare.

Attualmente è in cella e si attende l’interrogatorio e tutti gli aggiornamenti.

Intanto proseguono le indagini, nel suo “covo” sono stati ritrovati manifesti ideologici, ritagli di codice penale, armi e fucili che attualmente sono sotto screening dei militari.

Operazione interforze nel Vesuviano, 15 nei guai per trasporto illegale di rifiuti

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  Proseguono senza sosta i controlli straordinari nell’area della Terra dei Fuochi. Le operazioni coordinate dalle Prefetture di Napoli e Caserta, guidate dai prefetti Michele di Bari e Lucia Volpe, hanno portato a una serie di interventi su tutto il territorio con l’impiego congiunto di forze dell’ordine, esercito e polizie locali. Nel corso dell’ultimo mese sono stati effettuati oltre 1.400 servizi di pattuglia nell’ambito del piano di prevenzione e contrasto ai reati ambientali. Il bilancio complessivo parla di 5 arresti, 146 persone denunciate, 89 veicoli sequestrati e più di 5.800 controlli effettuati sul territorio. Le verifiche hanno interessato anche numerosi siti produttivi: su 127 controlli effettuati, ben 81 attività sono state poste sotto sequestro. Le sanzioni amministrative elevate superano complessivamente i 950mila euro. Particolare attenzione è stata dedicata al traffico illecito di rifiuti nelle principali arterie stradali tra le province di Napoli e Caserta. In questo contesto, un’operazione mirata della Polizia Stradale ha portato alla denuncia di 15 persone per trasporto illegale di rifiuti. Una parte significativa dell’attività investigativa ha riguardato i territori di Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, dove sono stati individuati due dei principali episodi di smaltimento illecito. Qui gli agenti hanno intercettato carichi di rifiuti trasportati senza autorizzazione e destinati allo smaltimento illegale. Complessivamente sono state sequestrate circa tre tonnellate e mezzo di materiali, tra ferro, acciaio e residui provenienti da cantieri edili e demolizioni. Le indagini hanno permesso di accertare che i rifiuti venivano movimentati senza la necessaria documentazione e senza rispettare le norme previste per il trasporto e la gestione dei materiali di scarto. Proprio nei comuni di Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano sono scattate due delle denunce complessive effettuate nell’ambito dell’operazione. Le verifiche hanno interessato anche altri territori della Terra dei Fuochi, con interventi mirati nei quartieri dell’area metropolitana di Napoli e in diversi centri della provincia di Caserta. Tra le operazioni più rilevanti figura il sequestro di un veicolo carico di rifiuti speciali a Secondigliano, mentre altre attività hanno portato alla scoperta di depositi abusivi e attività produttive irregolari. L’azione di controllo proseguirà anche nei prossimi mesi con l’obiettivo di contrastare il traffico illegale di rifiuti e tutelare il territorio da fenomeni di inquinamento ambientale che continuano a rappresentare una delle principali emergenze dell’area compresa tra Napoli e Caserta. Le autorità hanno ribadito che il piano straordinario di vigilanza resterà attivo con controlli capillari su strade, aziende e aree agricole, per impedire nuovi episodi di smaltimento illegale e rafforzare la tutela della salute pubblica.

Camorra insaguina provincia: assassinato in centro

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Mattinata di paura a Marano di Napoli, dove un uomo è stato ucciso in un agguato avvenuto nel cuore della città. Il fatto si è verificato in via Svizzera, dove diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro un’auto. Secondo le prime informazioni raccolte sul posto, un gruppo di persone avrebbe raggiunto il veicolo su cui si trovava la vittima e avrebbe aperto il fuoco. L’azione sarebbe stata fulminea e pianificata, tanto da far pensare a un vero e proprio agguato. Gli spari hanno seminato il panico tra i residenti e tra gli automobilisti che in quel momento transitavano nella zona. Alcuni testimoni raccontano di aver sentito distintamente le detonazioni e di aver visto la scena dall’esterno delle proprie abitazioni o dai negozi vicini. In pochi minuti sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Marano, che hanno raggiunto via Svizzera per mettere in sicurezza l’area e avviare i primi accertamenti. La strada è stata delimitata per consentire ai militari di effettuare i rilievi balistici e raccogliere eventuali prove utili alle indagini. La vittima, al momento, non è stata ancora identificata ufficialmente. Gli investigatori stanno lavorando per stabilire chi sia l’uomo e per comprendere il contesto in cui è maturato l’omicidio. Tra le attività investigative in corso vi è anche l’acquisizione delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, che potrebbero fornire indicazioni importanti sui responsabili dell’agguato e sulle modalità con cui è stato compiuto. L’episodio ha provocato disagi alla circolazione, con traffico rallentato e deviazioni nelle strade circostanti. L’area è rimasta a lungo presidiata dalle forze dell’ordine. Le indagini proseguono senza sosta per individuare i responsabili e chiarire il movente di un delitto che ha scosso profondamente la comunità locale.

Casoria: donne e mamme, laboratori creativi al Parco Michelangelo in occasione dell’8 Marzo

A Casoria, in occasione della Festa della Donna, si terrà domenica 8 marzo 2026 dalle ore 10, presso il Parco Michelangelo di via Michelangelo a Casoria, una giornata dedicata ad attività informative e sociali con l’associazione Genia Insieme con l’Autismo.

Nell’ambito delle iniziative promosse dall’assessorato alle Politiche Sociali guidato dall’assessore Salvatore Iavarone, in collaborazione con l’associazione “Genia Insieme con l’Autismo”, si terranno laboratori creativi dedicati proprio alla Festa della Donna, attività sportive per i bambini e momenti di socialità con la distribuzione di cioccolatini.

I genitori dei bambini autistici del territorio hanno costituito un’associazione che sta aggregando diverse famiglie del territorio e che è impegnata in iniziative con l’assessorato alle Politiche Sociali per attivare servizi e attività dedicate ai ragazzi.

L’iniziativa dell’8 marzo, nel giorno simbolo della Festa della Donna, ha lo scopo di far conoscere l’associazione e aggregare nuove famiglie al fine di promuovere sempre più attività sul territorio e costruire una rete di sostegno.

Per l’assessore alle Politiche Sociali Salvatore Iavarone: «Il tema dell’autismo è uno dei temi principali sui quali come assessorato porremo la nostra attenzione, mettendo al centro della nostra agenda politica i bisogni dei bambini».

Sull’iniziativa interviene anche il sindaco di Casoria Raffaele Bene: «Celebrare la Festa della Donna con una iniziativa dedicata alle famiglie e ai bambini significa ricordare quanto sia importante il ruolo delle mamme e delle donne che ogni giorno accompagnano i propri figli in percorsi spesso complessi come quelli legati all’autismo. Come amministrazione continueremo a sostenere tutte le iniziative che rafforzano la rete di inclusione e di solidarietà nella nostra città».

 

Il linguaggio delle emozioni: dire quello che sentiamo

Imparare a parlare il linguaggio delle emozioni è un atto di lucidità e di cura verso di sé: ogni emozione è neutra, non è giusta né sbagliata, ma porta informazioni preziose su ciò di cui abbiamo bisogno. Allenarci a sentirle, osservarle e nominarle – senza giudicarle – ci permette di passare dal “tu sei” al “io mi sento”, trasformando i conflitti in occasioni di dialogo autentico. Così, dire quello che proviamo smette di essere una debolezza e diventa una forma di forza gentile, capace di rendere più sane e vere le nostre relazioni. C’è un momento, nella vita di ciascuno di noi, in cui il corpo parla prima della bocca. Un nodo alla gola, lo stomaco che si chiude, il cuore che accelera, le spalle che si irrigidiscono. Prima ancora di aver formulato un pensiero, l’emozione è già arrivata, ha occupato spazio, ha bussato. Il punto è: la stiamo ascoltando o la stiamo zittendo? Per anni ci hanno insegnato a “controllare” le emozioni, come se fossero bambine capricciose da chiudere in camera quando arrivano gli ospiti. Non arrabbiarti, non piangere, non essere troppo sensibile, non essere troppo felice, non farti vedere così. Il risultato? Una generazione di adulti che spesso fatica a riconoscere quello che sente, lo vive con imbarazzo, lo giudica, lo reprime. Eppure, le emozioni sono strumenti di navigazione. Non sono buone o cattive: sono neutre. È il significato che noi attribuiamo loro, la storia che ci raccontiamo intorno, a trasformarle in qualcosa da temere, da nascondere, da combattere. La paura ci protegge, la rabbia ci indica un confine violato, la tristezza ci accompagna nei passaggi, la gioia ci ricorda dove stiamo bene. Nessuna emozione è “sbagliata”. Può essere scomoda, intensa, disturbante, ma è portatrice di informazioni preziose. Il primo gesto d’amore verso di noi è proprio questo: smettere di giudicare ciò che sentiamo. Riconoscere un’emozione non significa darle ragione, significa darle spazio. Significa dirci: “Ok, in questo momento io sono così. Cosa mi sta raccontando questo stato? Di cosa ho bisogno?”. Imparare il linguaggio delle emozioni è un po’ come imparare una lingua straniera da adulti: possiamo farlo, ma serve pratica, curiosità e una dose generosa di gentilezza verso noi stessi.

Partiamo dall’ABC: sentire. 

Siamo talmente abituati a pensare che spesso non ci rendiamo più conto di sentire. Se ci fermiamo un momento, magari con una mano sul petto o sull’addome, possiamo chiederci: Come sta il mio corpo, adesso? Dove sento tensione? Dove invece sento apertura? Che nome darei a questa sensazione: nervosismo, malinconia, entusiasmo, delusione? Già così, senza analisi complicate, stiamo allenando un muscolo spesso trascurato: la consapevolezza emotiva. È una pratica, non un talento. Non serve essere “persone emotive”: lo siamo tutte e tutti, semplicemente alcune persone hanno imparato meglio a ignorarsi.

Il passo successivo è osservare l’emozione, non fonderci con lei. 

Io provo rabbia non è la stessa cosa di Io sono arrabbiata. Nel primo caso, riconosco che l’emozione mi attraversa; nel secondo, mi identifico totalmente con lei. Quando dico Io provo vergogna, mi do la possibilità di essere qualcosa di più grande della vergogna che sento. Posso guardarla, esplorarla, comprenderla, invece di lasciarmi definire da lei. Poi c’è la parte che spesso ci spaventa di più: dirlo. Mettere in parole quello che si muove dentro. Qui lo so, molti pensano: “Sì, facile a dirsi. Ma come faccio a non ferire, non esplodere, non sembrare debole, non sembrare pesante?”. La chiave non è censurare l’emozione, ma imparare a tradurla. Possiamo passare dal linguaggio dell’accusa al linguaggio della responsabilità. Invece di: Tu mi fai impazzire, sei sempre distante possiamo provare con: Quando non mi rispondi per ore, io mi sento messa da parte e mi fa stare male Al posto di: Sei ingiusto, non mi consideri mai possiamo dire:

Quando le mie proposte non vengono prese in considerazione, io mi sento invisibile e frustrata.

In questo passaggio accade qualcosa di molto potente: io non nego ciò che sento, ma mi assumo la responsabilità di comunicarlo. Non uso l’emozione come un’arma, la offro come informazione. Sto parlando di me, non giudicando l’altro. È un atto di coraggio, certo. Dire “io mi sento…” è molto più vulnerabile che dire “tu sei…”. Ma è proprio lì che si costruiscono relazioni sane, oneste, adulte: nella capacità di nominare quello che accade dentro di noi senza pretendere che l’altro lo sistemi, lo neghi o se ne faccia carico al posto nostro. Le emozioni si allenano. Possiamo: – Sentirle – concederci qualche minuto al giorno per chiederci “come sto davvero?”, non “come dovrei stare”. – Percepirle – diventare curiose e curiosi di come ogni emozione si manifesta nel corpo: il battito, il respiro, la postura, il tono di voce. – Osservarle – notare che ogni emozione ha un ciclo: sale, raggiunge un picco, poi decresce. Nessuna rimane identica per sempre, anche se spesso crediamo che durerà così, con quella intensità, all’infinito. Non è così. – Parlarne – scegliere una persona sicura – un’amica, un partner, un professionista – e sperimentare, con delicatezza, frasi come: in questo momento mi accorgo che mi sento… non so bene cosa sto provando, ma è qualcosa tra… e… mi fa un po’ paura dirtelo, ma dentro sento… Non c’è niente di infantile nel condividere le proprie emozioni. Al contrario, c’è una profonda maturità nel dire: “Questo è il mio mondo interno, te ne affido un pezzetto, trattalo con cura”. 
Il linguaggio delle emozioni non è un vezzo da persone sensibili, è uno strumento di igiene relazionale.
Quando non nominiamo ciò che proviamo, iniziamo a esprimerlo in altri modi: sarcasmo, silenzi, scoppi di rabbia, chiusure improvvise, malesseri fisici che non sappiamo spiegare. Il corpo parla comunque, anche quando noi facciamo finta di niente. Imparare a dire quello che sentiamo non significa travolgere gli altri con ogni nostra tempesta interna. Significa creare uno spazio in cui essere autentici senza essere distruttivi. È saper dire: “Sono arrabbiata, ma scelgo come parlartene”; “Sono ferito, ma posso dirtelo senza distruggere tutto”. Possiamo essere forti e sensibili, assertivi e dolci, lucidi e profondamente emotivi. Non è un aut aut. È un’elegante danza tra ciò che sentiamo e il modo in cui scegliamo di esprimerlo. Forse la domanda non è più: “Come faccio a non sentire queste emozioni?”, ma: “Come posso diventare abbastanza adulta, abbastanza adulto, da ascoltarle, onorarle e raccontarle, invece di lasciarle decidere al posto mio?”. Le emozioni non chiedono di comandare la nostra vita, chiedono di essere ascoltate. Il resto, con un po’ di pratica, possiamo imparare a dirlo. Con chiarezza, con rispetto, con quella grinta gentile che ci fa stare dritti, presenti, vivi.

Carta del docente ridotta a 383 euro: polemiche tra gli insegnanti

  Taglio al bonus per la formazione, cresce il malcontento nel mondo della scuola   La Carta del docente cambia volto e, soprattutto, cambia importo. Il bonus destinato alla formazione degli insegnanti, nato con una dotazione di 500 euro annui, sarà ridotto a 383 euro. Una decisione che ha già acceso il dibattito nel mondo della scuola, tra perplessità e critiche da parte di molti docenti. La misura, pensata per sostenere l’aggiornamento professionale degli insegnanti attraverso l’acquisto di libri, corsi di formazione, software e strumenti utili all’attività didattica, subirà dunque un ridimensionamento economico significativo rispetto al passato. La novità, tuttavia, riguarda anche l’estensione della platea dei beneficiari. Per la prima volta, infatti, la Carta del docente spetterà anche ai precari, in particolare agli insegnanti con contratto fino al 30 giugno e fino al 31 agosto. Una scelta che arriva anche a seguito delle numerose sentenze che negli ultimi anni hanno riconosciuto il diritto alla formazione e all’aggiornamento professionale anche ai docenti non di ruolo. Se da un lato l’estensione del bonus ai precari rappresenta un passo avanti verso una maggiore equità nel sistema scolastico, dall’altro la riduzione dell’importo ha suscitato forti malumori tra molti insegnanti. In tanti sottolineano come i costi per la formazione, tra corsi di aggiornamento, testi specialistici e strumenti digitali, siano spesso elevati e difficilmente coperti con una cifra inferiore rispetto a quella originariamente prevista. Il tema resta dunque al centro del confronto tra istituzioni e mondo della scuola. Per molti docenti la formazione continua rappresenta un elemento fondamentale per garantire una didattica di qualità, e proprio per questo chiedono che gli investimenti in questo settore non vengano ridimensionati ma, al contrario, rafforzati.

Nola, “Mai bandiera bianca”, sul balcone del municipio il vessillo contro la violenza di genere

Riceviamo e pubblichiamo L’amministrazione comunale di Nola aderisce alla campagna nazionale di comunicazione “Contro la violenza sulla donna mai bandiera bianca”, promossa da ANCI e dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzata da ANCIcomunicare. Oggi la bandiera simbolo della campagna di sensibilizzazione è stata esposta sui balconi del municipio di piazza Duomo, a testimonianza dell’impegno contro ogni forma di violenza e discriminazione e rimarrà tutto l’anno nell’ambito della campagna #25novembretuttolanno per lanciare un messaggio chiaro: il contrasto alla violenza di genere è un obiettivo che si persegue con costanza e determinazione e non solo in occasione degli eventi che ne sanciscono l’importanza. In occasione della giornata internazionale dei diritti della donna le iniziative proseguiranno con il convegno: “Voci di donne: Musica e Parole” La Rivoluzione culturale delle donne” in programma oggi alle 17 al museo storico archeologico e promosso dalla sezione di Nola della Fidapa. Sempre nell’ambito delle iniziative dedicate all’8 marzo, sabato 7 alle ore 17.30, presso il museo storico archeologico di Nola, si terrà l’incontro con l’autrice Lella Palladino per la presentazione del libro “Che sia l’ultima. Femminicidi e violenze di genere”, un momento di confronto aperto alla cittadinanza e al mondo della scuola organizzato dall’associazione Passepartout. Per la giornata internazionale dei diritti della donna ci sarà poi il convegno promosso dall’Ambito Sociale N23 dal titolo “Il potere invisibile – patriarcato e violenza economica”, in programma alle ore 10.00 presso il Parco archeologico “Mastrilli”. L’incontro vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, operatrici dei centri antiviolenza, professioniste e associazioni impegnate quotidianamente nel contrasto alla violenza di genere, con un focus specifico sulla violenza economica, spesso meno visibile ma altrettanto lesiva dell’autonomia e della dignità delle donne. “Come istituzione – afferma l’assessore alle pari opportunità, Florinda Aliperta – abbiamo il dovere di promuovere una cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della libertà. Ma la vera sfida è culturale e riguarda tutti: uomini e donne, famiglie, scuole, associazioni. Solo attraverso un impegno condiviso possiamo costruire una Nola più giusta, inclusiva e sicura, dove nessuna donna debba mai sentirsi sola o senza voce”.