Falsi certificati per migranti assunti fittiziamente, 18 arresti: in cella dipendente dell’Ispettorato e imprenditori

Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha proceduto all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal G.I.P. di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 18 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento all’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. Destinatari della misura cautelare della custodia in carcere sono un dipendente dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli e diversi titolari di aziende agricole che hanno messo a disposizione, quali datori di lavoro, le proprie realtà aziendali per false assunzioni di cittadini extra Ue. Sono stati inoltre sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari alcuni collaboratori dei principali indagati, nonché mediatori stranieri. Nello specifico, le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli hanno documentato compiutamente l’esistenza di un’organizzazione criminale operante nelle province di Napoli e Caserta, con proiezione transnazionale, che aveva quale scopo ultimo quello di produrre, al fine di mercificare, i “Nulla Osta al lavoro subordinato”, provvedimenti amministrativi con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione dell’Ufficio Prefettizio territorialmente competente autorizza il datore di lavoro che ne faccia richiesta, ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero e preventivamente individuato. I destinatari della misura hanno sistematicamente, con vari ruoli e responsabilità, lucrato sulla prospettiva di ingresso, ovvero di regolarizzazione, sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, all’uopo sfruttando la normativa relativa alle procedure di programmazione dei flussi d’ingresso in Italia. Nell’ambito dell’attività investigativa è emerso come un dipendente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli, vero e proprio promotore e capo del sodalizio indagato, si occupasse di esprimere, in via diretta o indiretta – ovvero servendosi della collaborazione di altri dipendenti pubblici – i cosiddetti “Pareri”, atti amministrativi mediante i quali venivano certificate le congruità delle richieste avanzate dai datori di lavoro, prodromici al conseguimento del Nulla Osta al lavoro subordinato. L’iter amministrativo così instaurato ne risultava, nella quasi totalità dei casi, viziato nella relativa genuinità, atteso anche che l’organizzazione si prefiggeva tra l’altro, sempre al fine di raggiungere i suoi scopi, di produrre atti materialmente o ideologicamente falsi attraverso la collaborazione strategica di un CAF con sede nella provincia di Caserta. E’ stato anche possibile documentare come quota parte degli illeciti guadagni finisse nelle tasche dei datori di lavoro compiacenti ed organici al sodalizio, i quali percepivano una somma variabile tra i 1.200 e i 2.000,00 € per ogni lavoratore straniero per il quale veniva artificiosamente richiesta l’assunzione. Le indagini svolte hanno consentito, peraltro, di individuare e bloccare oltre tremila pratiche irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano e hanno consentito di procedere, contestualmente all’esecuzione delle misure personali in parola, anche a numerosi sequestri di beni di lusso nella disponibilità degli indagati provento dell’attività illecita poste in essere. I provvedimenti cautelari eseguiti sono misure disposte in sede di indagini preliminari, avverso le quali sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

San Gennaro Vesuviano, altro che 8 marzo: figlio con una spranga tenta di sfondare la porta della madre

Momenti di paura a San Gennaro Vesuviano, dove un uomo di 39 anni è stato arrestato dai carabinieri dopo aver tentato di entrare con violenza nell’abitazione della madre anziana. E’ accaduto proprio in concomitanza con le celebrazioni per la Festa della Donna.

Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, il 39enne, tossicodipendente, si sarebbe presentato sotto casa della madre, una donna di 75 anni, pretendendo di entrare nell’abitazione. Le urla dell’uomo e il suo atteggiamento aggressivo hanno subito messo in allarme l’anziana, che ha deciso di non aprire la porta, temendo per la propria sicurezza.

La situazione è degenerata rapidamente. L’uomo, infatti, impugnava una spranga di ferro e ha iniziato a colpire con forza la porta dell’appartamento. I colpi si sono susseguiti uno dopo l’altro, sempre più violenti, fino quasi a sfondare il legno dell’ingresso.

All’interno dell’abitazione la donna, terrorizzata, è rimasta barricata dietro la porta, temendo che il figlio potesse riuscire a entrare da un momento all’altro.

La richiesta di aiuto ha fatto scattare l’intervento dei carabinieri della sezione radiomobile di Nola, che sono giunti rapidamente sul posto. Quando i militari sono arrivati, il 39enne si trovava ancora davanti alla porta della casa della madre.

I carabinieri lo hanno bloccato immediatamente prima che potesse tentare la fuga o compiere ulteriori gesti violenti. Dopo essere stato immobilizzato, l’uomo è stato ammanettato e condotto in caserma.

Al termine degli accertamenti è stato arrestato e trasferito in carcere. Dovrà rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia, mentre sono in corso ulteriori verifiche sull’episodio.

La vicenda riaccende l’attenzione su un fenomeno sempre più preoccupante: quello delle violenze domestiche che coinvolgono genitori anziani, spesso vittime dei figli stessi, in molti casi spinti dalla dipendenza e dal bisogno di denaro.

Altri due episodi nelle ultime ore

Altri due interventi dei carabinieri si sono registrati nelle ultime ore in provincia di Napoli. A Castellammare di Stabia un 22enne ha tentato di sfondare la porta di casa della madre utilizzando un coltello. Il giovane è stato arrestato e trasferito nel carcere di Poggioreale.

A Napoli, in corso Vittorio Emanuele, un ragazzo di 17 anni ha minacciato e spintonato la madre per ottenere del denaro. L’intervento dei carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse. Il minore è stato denunciato in stato di libertà.

Somma Vesuviana. E’ morto Mimmo Auriemma, figlio del poeta vesuviano Gino Auriemma

E’ venuto a mancare Mimmo Auriemma, figlio del poeta Gino Auriemma. Uomo sensibile, sempre sorridente, delicato nei modi e capace di una galanteria d’altri tempi, Mimmo Auriemma ha custodito con discrezione e orgoglio l’eredità culturale e umana di suo padre, autore di poesie straordinarie che “raccontano” l’anima della nostra terra. Tra tutte resta nel cuore di molti “Muntagn e stu cor”, proposta e studiata nelle scuole, musicata e cantata da tanti appassionati delle nostre radici e della nostra città. Nel borgo antico di Somma Vesuviana uno slargo porta il nome del poeta Gino Auriemma: un segno concreto di quanto la sua voce abbia saputo parlare alla comunità. Mimmo è stato parte di quella storia, di quella memoria, di quel legame profondo con la nostra identità. Alla famiglia Auriemma va un pensiero di affetto e vicinanza in questo momento di dolore.

Somma Vesuviana, quello che non è stato fatto…

Tra pubblici (pochi) e privati (tantissimi) incontri politici per la preparazione delle prossime elezioni amministrative, Somma sta registrando un pullulare di nomi per la poltrona di Palazzo Torino. E come sempre c’è un lungo elenco di candidabili, ma non si scorge l’elenco delle cose da fare. Ma speriamo che tutti loro almeno abbiano capito tutte le cose da non fare. Noi elettori invece speriamo che il peggio sia passato…   Ma soprattutto manca la riflessione sul disastro politico. Ma è successo qualcosa? Nel giro di qualche mese abbiamo “perso” (si fa per dire) Consiglio, Giunta e Sindaco, e per finire anche due consiglieri regionali. Poi le voci su un deficit colossale, la sorpresa di tasse super, ecc.  Tutto normale? Qualcuno ha sbagliato? Qualche regista occulto, se c’era,  sta facendo il “mea culpa”? Nessuno ancora ci ha spiegato davvero cosa sia successo. Probabilmente la struttura politica alla base presenta caratteristiche di inefficienza totale. I partiti? E più ancora le liste civiche? Le liste civiche un tempo lontano misero sotto accusa i partiti. Bene. Ma le liste civiche adesso chi ne mette in discussione l’operato? E’ sembrato che le cariche elettive fossero solo cariche onorarie, invece di avere un ruolo di responsabilità e di guida politica al servizio della comunità. Progettazione quasi zero. Visione del futuro: inesistente. Purtroppo non basta rattoppare le buche stradali. Somma necessita ben altro. Sembra così che tutti siano in grado di fare tutto e quindi è solo una questione di nomi. Invece abbiamo visto che i nomi c’erano e pure tanti voti, ma poi è arrivato il disastro. Con poco o nulla fatto di ciò che andava fatto. E di tempo e risorse disponibili ne hanno avuto! Ma che andava fatto? Quello che è scritto più o meno in tutti i programmi delle formazioni elettorali. Copia degli uni e copia-incolla di altri.  Per la verità, poi, dopo le vittorie elettorali, mai se n’è parlato più. Ora noi qui vorremmo, timidamente, invocare questa discussione: cosa serve fare? Quali le cose urgenti? Nel settore delle attrezzature sportive? Nel settore scolastico? Nel settore viabilità? E in ambito sociale, in ambito agricolo, nel turismo culturale? E se il debito è quello enorme di cui si parla? Cosa bisognerebbe fare? L’elenco lo potrebbero fare gli elettori. Noi possiamo solo accennare a qualche deficienza di cui abbiamo spesso parlato da qui. Uno della lista potrebbe essere dunque un Museo Civico. Ma come è possibile che una città così vasta, con tanta storia e monumenti, non abbia uno straccio di museo? E non serve ai turisti! Tanto arrivano ugualmente… Questa comunità, sparpagliata in tanti rioni lontani, ha bisogno assoluto di un luogo di unità, di identità, di socialità, di un salotto pubblico. Sono quarant’anni che se ne parla…Ci stanno pure gli edifici adatti ad ospitarlo (Castello d’Alagno, San Domenico, ecc.). Ma quello che fa più rabbia: ci sono pure i materiali per riempirlo. Reperti ed oggetti d’arte di ogni genere ed età disseminati in tutta la provincia di Napoli che non aspettano altro. Come è possibile che in tanti decenni non un sindaco, né un assessore, né consiglieri vari si siano innamorati di questo semplice progetto? Forse ci vorrebbe un Camilleri, o meglio un Montalbano per scoprirlo. Ma forse dato il livello (con tutto il rispetto) basterebbe l’appuntato Catarella. I musei civici non sono per gli addetti ai lavori, non sono per le ricche famiglie, o per i turisti ancora da venire, ma servono al popolo, agli studenti, ai pensionati. Sono la sede del bene comune, della storia comune, quella che appartiene gratuitamente a tutti. Servono per capire chi siamo, da dove veniamo e che cosa possiamo fare. Ambito sportivo. Notizie del Palaghiaccio? Vi ricordate? Certo sono decenni fa’. Possibile che succede sempre altrove e questa comunità deve restare confinata nel vecchio “Campo sportivo” Felice Nappi? Qui niente piscine, e niente palazzetto dello sport, Ci fermiamo qua con il libro dei sogni. In pratica niente di eccezionale. Ne’ ponti sulle valli, né gallerie sotto i monti. Solo un minimo di attrezzature sociali, come ci sono in tante comunità d’Italia, per rendere questa comunità in grado di affrontare il futuro rimettendola in piedi. E cercare di non far scappare quelli che ancora non l’hanno fatto. Purtroppo c’è stato un lungo corto circuito che ha mandato all’aria le naturali aspettativa di un territorio che pur ha visto nascere carriere politiche straordinarie (da consiglieri, sindaci, deputati, senatori, a sottosegretari) con poco o nulla portato a casa… Adesso è il caso di dire: non siano solo i Giapponesi a farci sognare! Fonte foto: Disegno di Raffaele D’Avino con i rocchi di colonna rinvenuti in località Cavone, nel 1978, e conservati nei depositi di Pompei antica. (da Summana 1991)

Nella Napoli della “Belle ‘Epoque” la pubblicità dei negozi importanti era in lingua francese

Fino alla Prima Guerra Mondiale “Napoli è una metropoli europea moderna, una città dall’elevato livello culturale dove si realizzano esperienze di rilievo sul piano professionale, sul terreno commerciale, nel conflitto sociale tra industriali, per lo più stranieri o settentrionali, e operai organizzati sindacalmente. Fino al 1915 Napoli è ancora una capitale europea. Dopo non lo sarà più.” (Francesco Barbagallo). Sono riprodotti, accanto al titolo, un manifesto della Ditta Galliano di Ottajano, e in appendice, un quadro di Ulisse Caputo, “Donna seduta” (cm.100x 73,50).   Tra il 1880 e il 1915 nelle Guide e negli Annuari i negozi più importanti di Napoli pubblicavano inserzioni in lingua francese.  La Maison des conserves Alimentaires Louis Rognoni, e cioè la Casa di conserve alimentari Luigi Rognoni, con sede al n. 54 di Largo San Ferdinando, si vantava, in lingua francese, di rifornire la dispensa di S.M. il re d’Italia, dei principi di casa Reale, di S.A. Ismail Pascià, e dell’Imperiale Marina dello Zar.  La Maison elencava, in francese, le sue specialità: conserve alimentari, salami, formaggi, cacciagione, frutta secca, aringhe, crauti, capricci e primizie.  La Ravel, fondata nel 1806, essendo una Casa francese, aveva diritto doppio all’uso della lingua cara ai buongustai: e dunque ricordava ai clienti che nella sua sede di via Roma, Rue de Rome, 263-64, potevano trovare vini italiani e stranieri, formaggi e burro, specialità e primizie, e huiles de Bari fines et de Sorrento, olio fine di Bari e di Sorrento. Poco lontano la Salumeria Nazionaleforse nel nome c’era un intento polemico – si presentava come grande emporio di specialità gastronomiche finissime e offriva un ricco assortimento di vini e liquori esteri e nazionali, formaggi, salami veri di Brianza, e burro freschissimo garantito naturale, arrivo giornaliero da Milano: l’unità d’Italia pareva allora cosa fatta. Al n. 161 di via Chiaia la Nuova Latteria vendeva, invece, latte freschissimo, burro e crema che veniva da luoghi assai più vicini, e cioè dalla vaccheria che i proprietari possedevano in San Giorgio a Cremano: lì il bestiame era igienicamente alimentato.  Salvatore Ascione fu uno dei più importanti produttori di liquori: il vermouth delle sue distillerie di Barra e del Molo Piccolo a Napoli conquistò la medaglia d’ oro a Filadelfia nel 1876 e a Melbourne nel 1881, e quella d’argento a Liverpool nel 1887 e a Bruxelles l’anno dopo.  Negli ultimi dieci anni del secolo protagonista indiscusso della produzione di vini, di liquori e di spumanti in Campania fu Andrea Galliano, che era venuto dal Piemonte a impiantare a Ottajano la sua Grande distilleria. Nella splendida plaquette pubblicitaria che nel 1907 si fece stampare dalla Bertarelli di Milano Galliano indicò orgogliosamente le dimensioni del bottino di medaglie e diplomi, in cima al quale sfolgorava la Grande Medaglia d’oro conquistata alla Esposizione Universale di Parigi, quella memorabile del 1900, col vino spumante che portava il nome del patròn e che veniva venduto a lire 3, 25 la bottiglia.  E con lo spumante venne premiato anche il mandarino, offerto in bottiglie “di mia invenzione – scrive Galliano – a forma del frutto “: e avverte che il liquore, rinomatissimo, è ricercato dal mondo elegante, che conserva sempre il suo aroma come fosse fresco, che il marchio è depositato in tutti gli Stati che hanno aderito alla Convenzione Internazionale di Berna, e che bisogna guardarsi dalle contraffazioni di disonesti speculatori. L’occhio scorre la lista dei vini e dei liquori di Ascione, di Galliano e dei fratelli Scala, e corrono incontro all’immaginazione figure, personaggi della letteratura, luoghi geografici diventati luoghi dell’anima:  la prunelle  e l’anisette,  e pensi a Maigret, e ai torpidi pomeriggi della domenica, il curaçao speciale, imbottigliato in cruche, la lunga brocca cilindrica di terracotta, che i pirati dei Caraibi portavano sempre incollata alla bocca, il vino malaga, e il capri bianco e il capri rosso che incantarono la fantasia eccitata dei protagonisti dei salotti eleganti, e il  lacrima, che porta in  sé lo spirito doppio del Vesuvio. Leggi la lista delle essenze che Galliano e Ascione vendevano anche al minuto, negli spacci delle distillerie, in flaconi da 25 grammi: assenzio, alchermes, ananas, cedro, coriandoli, eucalyptus, fernet, menta, rhum (ben 4 essenze di rhum: bianca, rossa 1 Hingston, rossa 2 Hingston, aromatica primissima), e perfino finocchio, fragola, e essenza bianca rettificata di garofano.  Leggi, e richiami in vita, per un attimo, il vago ricordo di ricette gelosamente custodite, di bottiglie intoccabili schierate nei fianchi di cristallo di buffet luccicanti: bottiglie mai uguali l’una all’altra, e vive, ognuna, del liquido colorato che contenevano. Vigne sterminate. Aranceti superbi, il verde cupo e nero delle foglie infiammato dai riflessi dei frutti, e scapigliati plotoni di mandarini che ti stordivano, freddi, con il loro profumo implacabile. Ho visto luoghi così, quando ero ragazzo, nella nostra terra.  E mi basta, per sentire ancora l’orgoglio di essere vesuviano. Ma la Napoli della Belle ‘Epoque non era solo questa: ce ne erano anche altre, quella della violenza organizzata, quella che doveva essere “sventrata”. E’ una caratteristica di Napoli, di essere “una città porosa”, come scrisse Walter Benjamin: in ogni momento una e molteplice. Alla prossima.  

Tra visione statica e dinamica: da Muybridge ai Lumière

Benvenuti al settimo appuntamento di “Riavvolgi al futuro”. Oggi parleremo di come la nascita del cinema sia stata preceduta da una serie di innovazioni scientifiche e tecnologiche che hanno permesso di superare i limiti della visione umana e della fotografia statica.     Tra i precursori più significativi della fotografia spiccano i nomi di Eadweard Muybridge ed Étienne-Jules Marey. Muybridge, sollecitato a risolvere una scommessa sul galoppo dei cavalli, utilizzò nel 1878 una batteria di dodici o ventiquattro macchine fotografiche collegate a fili tesi sulla pista, dimostrando che esiste un momento in cui l’animale solleva tutte e quattro le zampe dal suolo. Marey, fisiologo francese, perfezionò l’analisi del movimento inventando nel 1882 il fucile fotografico, capace di imprimere dodici fotogrammi al secondo su un unico disco di vetro rotante, e successivamente realizzò una macchina che utilizzava strisce di carta sensibile. Nello stesso periodo, Émile Reynaud portò avanti lo spettacolo delle “ombre animate” con il suo Théâtre Optique, utilizzando lunghe strisce di disegni fatti a mano, mentre Louis Le Prince riuscì a girare alcuni brevi filmati su rullini di carta prima della sua scomparsa nel 1890, che gli impedì di brevettare un sistema di proiezione efficace. L’invenzione vera e propria del cinema, si deve a un intreccio di brevetti tra Stati Uniti, Francia, Germania e Inghilterra. Negli Stati Uniti, Thomas Edison e il suo assistente W.K.L. Dickson crearono il Kinetografo per le riprese e il Kinetoscopio per la visione. Quest’ultimo non era un proiettore, ma una cassa di legno con un mirino superiore attraverso cui un solo spettatore alla volta poteva guardare una pellicola di circa venti secondi. Dickson ebbe l’intuizione fondamentale di utilizzare la pellicola 35 mm di Eastman, dotandola di quattro perforazioni su ogni lato per facilitare il trascinamento, creando uno standard che sarebbe rimasto quasi invariato per oltre un secolo. Poiché Edison non brevettò le sue invenzioni all’estero, l’inglese Robert W. Paul poté copiare il Kinetoscopio e migliorarlo, rendendo le macchine disponibili alla vendita e accelerando la diffusione globale del nuovo mezzo. In Francia, i fratelli Louis e Auguste Lumière, proprietari di una fabbrica di materiali fotografici a Lione, progettarono il Cinématographe. Questa macchina era rivoluzionaria perché più leggera e versatile di quella di Edison: funzionava infatti come macchina da presa, come stampatrice di copie e come proiettore. I Lumière scelsero un formato di pellicola 35 mm con un’unica perforazione circolare per lato, che permetteva un movimento più fluido. La data ufficiale di nascita del cinema viene fatta risalire alla loro prima proiezione pubblica a pagamento, avvenuta il 28 dicembre 1895 nel seminterrato del Grand Café di Parigi. Tra i primi film proiettati figurano “L’uscita dalle officine Lumière” (La Sortie de l’usine Lumière), che mostrava i lavoratori che lasciavano la fabbrica di famiglia, e il celebre “L’innaffiatore innaffiato” (L’Arroseur arrosé), considerato il primo esempio di cinema narrativo e comico. Mentre i Lumière conquistavano il mercato internazionale inviando operatori in tutto il mondo, altri inventori come i fratelli Skladanowsky in Germania presentavano il Bioscop, un sistema di proiezione a due pellicole che però risultò troppo ingombrante rispetto alla semplicità del sistema francese.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Il “Ricciolo Latham”

Un contributo tecnico decisivo per la lunghezza dei film fu il cosiddetto “ricciolo Latham”. Woodville Latham e i suoi figli notarono che la pellicola tendeva a spezzarsi se superava una certa lunghezza a causa della tensione esercitata dal meccanismo di trascinamento. Aggiungendo una piccola asola di pellicola allentata prima del dispositivo di scatto (il ricciolo), riuscirono a isolare la parte della pellicola in movimento intermittente dalla tensione del rullo principale, permettendo così di girare e proiettare rulli molto più lunghi e aprendo la strada al cinema come forma di intrattenimento di massa capace di raccontare storie complesse. Entro il 1897, il cinema era ormai un’invenzione consolidata e internazionale, pronta a trasformarsi da semplice curiosità scientifica in una potente industria culturale. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!

Psiche Donna e Medicina di Genere, dall’utero vagante al cervello plastico: la fine di un pregiudizio millenario

Per millenni, la psiche della donna è stata interpretata attraverso la lente di un riduzionismo che ha alternato la demonizzazione di funzioni biologiche naturali alla patologizzazione di risposte adattive a contesti sociali oppressivi. La medicina di genere, definita come una dimensione interdisciplinare che studia l’influenza del sesso e del genere sulla fisiologia e sulla patologia umana, rappresenta la risposta scientifica moderna a questa eredità, mirando a garantire equità e appropriatezza della cura attraverso la comprensione delle specificità femminili superando i paradigmi clinici tradizionali per abbracciare una prospettiva di genere che sia al contempo storica, biologica e sociologica. La storia della psichiatria è stata, per lungo tempo, una storia di esclusione e di etichettamento. Il concetto di isteria, derivante dal termine greco hystera (utero), incarna il prototipo della patologizzazione della biologia femminile. Nell’antica Grecia, si credeva che l’utero fosse un organo semovente (“utero vagante”) che, muovendosi nel corpo femminile in cerca di fertilità, causasse attacchi nevrotici, soffocamento o follia. Sin dall’antichità, il disagio psichico della donna è stato localizzato nell’apparato riproduttivo, suggerendo che l’essenza stessa della femminilità fosse la fonte di una instabilità intrinseca. Questo approccio ha creato un solco profondo nella comprensione clinica, dove la donna è stata costantemente definita come una “variazione” rispetto a un modello maschile assunto come standard universale. L’archeologia della psiche femminile mostra che l’isteria non era una malattia reale, ma un “specchio storico della misoginia medica”. Smascherare questo passato permette di riconoscere le radici del pregiudizio che ancora oggi le donne affrontano, spesso portate a dubitare della legittimità delle proprie esperienze emotive e fisiche. Nel XVIII secolo, autori come Robert Whytt ipotizzò che malattie come l’isteria fossero dovute a malfunzionamenti nervosi, descrivendo parossismi, tremori e paralisi locali che colpivano con maggior violenza il genere femminile, diagnosi comunque impregnata di giudizi morali e sociali. Il XIX secolo Jean-Martin Charcot alla Salpêtrière mappò i sintomi isterici, consolidando l’immagine della donna come soggetto “teatrale”, incline a pose istrioniche e alla ricerca di auto soddisfacimento attraverso la malattia. Sigmund Freud ha portato un grande contributo alla conoscenza della psiche femminile, ipotizzò che l’isteria fosse legata a traumi psicologici repressi (spesso sessuali) e conflitti inconsci, formulando teorie come quella dell'”invidia del pene”, che però radicavano il disagio femminile nella biologia. Un esempio per comprendere la psicopatologia femminile in Italia è il tarantismo. Fenomeno diffuso soprattutto nel Salento, vedeva protagoniste donne, spesso in età puberale, che reagivano a un malessere interiore con stati di trance e balli frenetici. In antropologia medica, questo è definito come “incorporazione”: il disagio sociale e psicologico legato a condizioni di vita e lavoro durissime veniva drammatizzato attraverso sintomi somatici che offrivano una via di fuga momentanea da ruoli sociali rigidi e oppressivi, un linguaggio per esprimere l’indicibile in contesti di privazione. Le neuroscienze moderne superato il mito di un cervello “neutro”, dimostrano come il sesso biologico e l’identità di genere influenzino profondamente l’architettura neurale e la chimica del cervello. Le differenze strutturali osservate sono il risultato di una complessa interazione tra geni, ondate ormonali prenatali e sviluppo neuronale. La differenziazione sessuale del cervello si attua durante la vita intrauterina e prosegue nel periodo puberale attraverso effetti organizzativi permanenti degli ormoni sessuali. Nel maschio, un picco di testosterone mascolinizza i circuiti cerebrali, mentre il cervello femminile si sviluppa in assenza di tale ondata massiccia. Queste differenze non indicano una superiorità cognitiva, ma riflettono diverse modalità di osservazione ed elaborazione della realtà. Uno dei campi di ricerca più fertili riguarda la “Matrescence”, termine coniato dall’antropologa Dana Raphael negli anni ’70, che descrive il “diventare madre” come una metamorfosi, non un evento istantaneo. Gli studi hanno dimostrato che il cervello materno subisce un rimodellamento paragonabile, per entità e importanza, a quello dell’adolescenza. Ricerche pubblicate su Nature Communications e Nature Neuroscience nel 2024 e 2025 hanno utilizzato l’imaging di precisione per mappare il cervello femminile dal preconcepimento fino a due anni dopo il parto. I dati indicano che circa il 94% della materia grigia subisce alterazioni durante la gravidanza. Si osserva una riduzione volumetrica della sostanza grigia (circa il 2,7% nel secondo trimestre) che non indica una perdita cognitiva, ma un processo di “potatura sinaptica” (pruning) volto a ottimizzare le reti neurali deputate all’accudimento e alla. Recupero post-partum e protezione neurobiologica. Dopo il parto, il cervello inizia una fase di recupero dinamico. Molte regioni, inclusi l’ippocampo e l’amigdala, mostrano un aumento di volume che porta il cervello ad apparire “più giovane” nelle prime settimane dopo la nascita. Questo “rimbalzo” è legato alle fluttuazioni degli estrogeni (estriolo e estrone solfato). È interessante notare come la genitorialità possa conferire benefici alla salute cerebrale a lungo termine: il numero di figli è stato associato a una struttura cerebrale funzionalmente più giovane, suggerendo un effetto neuroprotettivo che altera le traiettorie dell’invecchiamento sia nelle femmine che nei maschi coinvolti nell’accudimento. Disturbi legati alle transizioni riproduttive La vulnerabilità psichica femminile non è distribuita uniformemente, ma si addensa attorno a specifiche finestre neuroendocrine. La depressione, ad esempio, colpisce circa il 12% delle donne in Italia (contro il 6% degli uomini), con una prevalenza che raddoppia durante gli anni riproduttivi. Disturbo Disforico Premestruale (PMDD) e Sindrome Premestruale. Il PMDD è una condizione grave e spesso sottodiagnosticata che colpisce tra l’1,2% e il 6,4% delle donne. A differenza della sindrome premestruale comune, il PMDD interferisce pesantemente con le funzioni sociali e lavorative. La diagnosi richiede la presenza di almeno cinque sintomi (tra cui labilità affettiva, irritabilità o umore depresso) nella settimana precedente la mestruazione, con un miglioramento immediato dopo l’inizio del flusso. La depressione post-partum alla psicosi Il periodo post-partum è una delle fasi di massima vulnerabilità. Fino a 4 genitori su 10 riportano stress o ansia, ma la depressione post-partum (DPP) vera e propria colpisce il 10-15% delle donne, manifestandosi con sintomi che durano oltre le due settimane e interferiscono con la cura del bambino. Molto più rara (1-2 su 1000 parti) ma gravissima è la psicosi puerperale, caratterizzata da deliri, allucinazioni e rischio di infanticidio o suicidio; questa condizione richiede una valutazione specialistica immediata, idealmente entro 4 ore dall’esordio. Un’area emergente è il PTSD da parto, legato a esperienze traumatiche di dolore estremo o rischio vitale, che può manifestarsi con flashback e paura di gravidanze future. La transizione menopausale rappresenta una “finestra critica” per il rilevamento precoce della vulnerabilità emozionale e cognitiva. La drastica caduta degli estrogeni e del progesterone causa aumento del Cortisolo: i livelli di glucocorticoidi salgono, contribuendo all’infiammazione sistemica e cerebrale. Desincronizzazione dei ritmi: La riduzione della melatonina altera il pattern del sonno, peggiorando i disturbi dell’umore e favorendo la “nebbia cognitiva”. Il futuro della medicina e psichiatria di genere risiede in un approccio che riconosca la donna nella sua interezza — biologica, relazionale e sociale — solo così sarà possibile superare l’eredità della psichiatrizzazione e offrire cure realmente appropriate e umane. Giuseppe Auriemma Medico Psichiatra Psicoterapeuta Psico-Oncologo di II Livello  

Ottaviano celebra l’8 marzo con l’evento “La forza delle donne”

All’auditorium dell’I.S.I.S. “Luigi De’ Medici” un incontro tra testimonianze, scuola e arte per riflettere sul ruolo delle donne nella società.   Un momento di riflessione, confronto e valorizzazione del ruolo femminile nella società. È questo lo spirito dell’iniziativa “La forza delle donne”, evento organizzato dalla Pro Loco Medicea di Ottaviano in occasione della Giornata Internazionale della Donna. L’incontro si terrà mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 9.30 presso l’auditorium dell’I.S.I.S. Luigi De’ Medici, in via Funari a Ottaviano, e vedrà la partecipazione di istituzioni, scuole del territorio e numerosi ospiti impegnati in ambito culturale, sociale e professionale. Ad aprire l’evento saranno i saluti di Alfonso Palma, vicepresidente della Pro Loco Medicea, e Domenico La Marca, rappresentante dell’associazione organizzatrice. A seguire si alterneranno diversi interventi che offriranno spunti di riflessione sul ruolo della donna nella società contemporanea, tra esperienze professionali, testimonianze personali e momenti di dialogo con gli studenti. Tra i relatori previsti figurano il dirigente scolastico Vincenzo Falco, l’avvocata Filomena Fiore, magistrato onorario presso il Tribunale di Napoli, la judoka paralimpica Matilde Lauria, la giornalista Lucia La Marca e la psicologa Pasqualina Pesce. Particolarmente significativa sarà la partecipazione degli studenti delle scuole del territorio, tra cui gli istituti secondari di primo grado Piero Angela, M. Beneventano e A. D’Aosta, oltre agli istituti superiori I.S.I.S. “Luigi De’ Medici” e Liceo “A. Diaz”, coinvolti in un percorso educativo dedicato ai temi dell’uguaglianza, del rispetto e dell’empowerment femminile. L’iniziativa sarà arricchita anche da un momento artistico con la partecipazione dell’artista Daniele Ciniglio, mentre la conduzione dell’evento sarà affidata alla giornalista Teresa Maddalo. L’appuntamento rappresenta un’occasione importante per coinvolgere soprattutto i più giovani in una riflessione condivisa sui diritti, sulle opportunità e sulle sfide che ancora oggi molte donne affrontano. Un momento di confronto che intende promuovere una cultura della parità e del rispetto, partendo proprio dal dialogo tra scuola, istituzioni e territorio.

Marigliano, minorenne alla guida di un ciclomotore senza patente: maxi multa da 6mila euro

Controlli nella serata nella villa per le scorribande di ciclomotori e .motocicli segnalati sui marciapiedi
Questa volta  è stato fermato un minorenne alla guida di un ciclomotore senza targa,  senza patente e senza assicurazione.
Il totale delle sanzioni ammonta a 6000 euro e il ciclomotore é stato sottoposto a fermo amministrativo per la confisca
In questi giorni  sono stati effettuati anche controlli sulla immigrazione clandestina. Durante un  un controllo per lavoro nero  è stato denunciato un tunisino per clandestinità

Si uccide pure ad Arzano: secondo omicidio di camorra in provincia in poche ore

0
  Una giornata segnata dalla violenza nella provincia di Napoli. Dopo il delitto avvenuto a Marano di Napoli, un secondo omicidio si è consumato nel pomeriggio ad Arzano, dove un uomo di 38 anni è stato assassinato in piena strada. L’agguato è avvenuto lungo via Mazzini. La vittima, ritenuta dagli investigatori orbitante nell’ambiente della criminalità organizzata e collegata alle dinamiche interne del cosiddetto clan “167”, stava rientrando in auto quando è stata presa di mira dai sicari. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, l’uomo si trovava alla guida di una Peugeot 3008 quando uno scooter con due individui a bordo lo ha affiancato. I due aggressori, con indosso abiti scuri e caschi integrali per non farsi riconoscere, hanno esploso diversi colpi di arma da fuoco. La vittima avrebbe tentato di sottrarsi all’attacco accelerando con la vettura, cercando di allontanarsi dalla zona dell’agguato. Ma il tentativo di fuga non è bastato. Lo scooter ha inseguito l’auto per alcune decine di metri. A quel punto i killer hanno sparato ancora, colpendo mortalmente il 38enne. L’uomo è morto poco dopo, mentre i responsabili dell’agguato si sono dileguati rapidamente tra le strade della zona. L’episodio ha provocato forte preoccupazione tra i residenti, anche per la modalità dell’attacco avvenuto in pieno giorno e in una strada frequentata da automobilisti e pedoni. Sul luogo del delitto sono intervenuti i carabinieri e gli investigatori della polizia scientifica che hanno effettuato i rilievi e avviato le indagini per individuare i responsabili. Il nuovo omicidio avvenuto ad Arzano arriva a poche ore di distanza da quello registrato a Marano di Napoli, dove un’altra persona è stata uccisa in un distinto episodio di violenza. Due fatti di sangue nella stessa giornata che riaccendono i riflettori sulla tensione criminale che attraversa alcune aree della provincia partenopea.