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Parenti e amici in rivolta nel Cardarelli di Napoli: “L’ha uccisa lo Stato”.    

La tac dell’ospedale Cardarelli di Napoli non poteva accogliere la sua mole, i suoi 200 chili di peso. Per salvarla con un ictus in corso sarebbe stato necessario trasferirla dal più grande ospedale di Napoli alla clinica convenzionata Pineta Grande, in quel di Castel Volturno, dove c’è una macchina per la tomografia assiale computerizzata fatta apposta  per gli obesi e dove quindi avrebbe potuto ricevere cure adeguate alla sua malattia . Ma quel maledetto trasferimento, chiesto a suon di urla e strepiti dei parenti e degli amici, non è mai avvenuto. Rosa Sessa, 44 anni, è morta in un letto della rianimazione del malandato nosocomio partenopeo. Stamattina. Dopo cinque giorni di inutile ricovero. “Abbiamo fatto il possibile – racconta un medico – ma l’abbiamo curata con le tecniche di venti anni fa. Senza una tac adeguata non abbiamo potuto fornirle cure mediche adeguate. Qui facciamo il possibile….”. Lo stesso medico conferma che erano stati i parenti e gli amici di Rosa a scovare da soli, senza la minima collaborazione sanitaria, la clinica convenzionata dove sarebbe stato possibile trasferire la donna. “Qui a nessuno importava della vita di mia sorella  – spiega, sguardo stravolto, Maria, una sorella di Rosa – siamo stati noi a fare tutto, anche a curare le sue piaghe nel letto”. L’ultima beffa per Rosa è giunta dopo che è morta. Quando è spirata due infermieri sono stati infatti costretti a trascinare all’aperto, fino all’obitorio, il cadavere della donna sul letto in cui è rimasta quasi per una settimana di fila. A quel punto la rabbia dei parenti e degli amici presenti è salita alle stelle. “Ecco la sanità campana, eccola: mi raccomando, andate a votare!!”, le urla dei fratelli Roberto e Ida Austero, due vicini di casa di Rosa, che abitava in via Volpicella, periferia orientale di Napoli, al limite tra i quartieri di Barra e di Ponticelli. Il video che racconta questo strazio è di quelli inguardabili. Si vedono due uomini in divisa bianca che portano in tutta fretta per decine e decine di metri, all’aperto, il corpo di Rosa, coperto  da un lenzuolo. Una volta in obitorio i paramedici ha spiegato l’ennesimo caso di malasanità: “Scusate ma noi non abbiamo nessuna colpa: non c’era né la barella né l’ambulanza”. La situazione in cui versa il Cardarelli di Napoli, il più importante ospedale di Napoli, è di quelle dafar cadere le braccia. Tanto per fare un esempio la corsia della medicina d’urgenza, sopra il pronto soccorso, al quarto piano,  trabocca di disperati. Molti quelli costretti a restare sulle barelle, in corsia.