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Nonostante guerre, persecuzioni, terrorismo, il Papa ha voluto evidenziare come ci siano segnali di speranza che l’uomo può “superare il male e non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza”.

Come ogni anno, Papa Francesco ci ha consegnato il Messaggio per la 49.ma Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2016), che ha come tema “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”. Nonostante guerre, persecuzioni, terrorismo, il Papa ha voluto evidenziare come ci siano segnali di speranza che l’uomo può “superare il male e non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza”. La riflessione nel messaggio può essere riepilogata in 8 punti: 1. Dio non è indifferente, e a Lui importa di noi. Vivere nell’indifferenza porta a chiudersi in se stessi, a non “vedere”, “ascoltare” il vicino. Le condizioni di disastro ambientale in cui viviamo dimostrano che non abbiamo neanche più “amor proprio”, in quanto aggrediamo il mondo e l’umanità nella quale viviamo noi stessi. 2. Siamo chiamati a “custodire”. La salvaguardia di noi stessi non è un atto egoistico, ma si apre alla concordia e alla solidarietà lì dove è vissuto con l’animo del buon samaritano. 3. La “globalizzazione dell’indifferenza” ci ha portato a vivere una condizione di assuefazione. Dovremmo ricordare che tutti noi abitiamo il nostro pianeta, siamo tutti concittadini dell’unico paese che è la Terra. 4. L’inequità. L’ingiustizia nella quale permettiamo vivano le nostre società grida a noi dal suolo, proprio come gridava il sangue di Abele alle orecchie di Dio. 5. Dobbiamo quindi andare “oltre” la chiusura egoistica del nostro cuore e vivere questo tempo di “misericordia, responsabilità e impegno”. Dovremmo in questo fare nostri i verbi che si riferiscono all’atteggiamento che Dio ha verso di noi: osservare, udire, conoscere, scendere, liberare. E’ nell’osservare l’altro e il mondo che ci circonda, nell’udire il grido che sale a noi dai nostri fratelli sfruttati, perseguitati, malati, oppressi, defraudati, abbandonati, è nel conoscere le loro miserie e quelle in cui abbiamo ridotto la natura, è nello scendere al livello del nostro fratello, è nel liberare il nostro prossimo dall’oppressione e dalla miseria in cui è caduto che si manifesta il nostro essere “prossimo per il nostro prossimo”. 6. La strada da seguire, pertanto, è quella dell’annuncio. La nostra è una vera e propria missione educativa. E’ nell’annunciare Cristo, Principe della Pace, che dobbiamo tutti partecipare alla “costruzione” del mondo, così da poterlo vivere al meglio e non nello sfruttamento, e consegnarlo in eredità alle future generazioni. 7. La via che dobbiamo riprendere è la via della Verità, e possiamo farlo vivendo le opere di misericordia corporale e spirituale. 8. Tutto questo ci porta a dover vivere dei veri e propri atti di coraggio. Il coraggio di ricordare e rimarcare che siamo tutti esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio, In quest’ottica è opportuno ricordare che la pena di morte, lì dove ancora esiste, non è un deterrente per il delinquere. La pena ha funzione medicinale, pertanto deve guarire l’azione malvagia commessa, sia facendo emendare la pena al reo, sia soddisfacendo i colpiti, a cui va comunque resa giustizia. Atto di coraggio, per gli Stati in cui ancora si applica, è abolire la pena di morte. Sul tema dell’accoglienza dei migranti si legge nel messaggio l’invito del Papa “a ripensare le legislazioni sulle migrazioni, affinché siano animate dalla volontà di accoglienza, nel rispetto dei reciproci doveri e responsabilità, e possano facilitare l’integrazione dei migranti.