Il dettagliato report sulla produzione automobilistica italiana, reso noto ieri dalla Fim Cisl, mostra dati che in certi casi fanno preoccupare (Pomigliano e Cassino), che in altri fanno inquietare (Torino, Grugliasco e Modena ) e in altri ancora fanno tirare un sospiro di sollievo (Melfi e Val di Sangro). Me c’è un dato su tutti davvero negativo e cioè che, sempre in base ai numeri, dopo cinque anni la produzione automobilistica italiana fino al 30 settembre di quest’anno mostra il segno meno per la prima volta. Il segno negativo è complessivamente del 3,6 % rispetto allo stesso periodo 1 gennaio- 30 settembre 2018. Numeri certamente non buoni e peraltro resi meno impietosi grazie alle performance positive dello stabilimento automobilistico di Melfi, con le produzioni Jeep Renegade e 500 X, e di quello di furgoni ubicato a Val di Sangro, nel chietino, in cui si realizzano i Ducato. Nel frattempo preoccupa la situazione di Pomigliano, in cui si registra tra gennaio e settembre una produzione della Panda inferiore del 16,2 % (134.202 vetture prodotte) rispetto allo stesso periodo del 2018 (160.212 vetture prodotte) e dove c’è un esubero di 2400 lavoratori, in questo momento smaltito grazie alla cassa integrazione a rotazione, che però durerà solo fino al settembre del 2019. Difficile inoltre la situazione delle produzioni Alfa Romeo a Cassino (- 22 %) e difficilissima quella delle auto del Biscione a Torino e delle Maserati a Grugliasco e a Modena, dove si segna un calo medio nettamente superiore al 30 % con punte del 36 %. A ogni modo in questi giorni si attende l’incontro di verifica per Pomigliano, l’impianto italiano di FCA in cui nel 2010 è iniziata la deregulation dei contratti di lavoro ma che ha la cassa integrazione meno sicura di tutto il gruppo nazionale a causa della sua scadenza più ravvicinata rispetto alle altre fabbriche. Le fonti sindacali di settore spiegano intanto che i trend negativi resteranno tali. Urge dunque l’implementazione di nuove produzioni. << Occorre però anche un incontro al vertice su tutta la questione FCA – dice Ferdinando Uliano – segretario nazionale della Fim Cisl – perché dopo la scomparsa di Marchionne sono stati già definiti tutti i manager che contano >>. Uliano incalza l’azienda. << L’equilibrio finanziario – spiega – è importante perché a questo è legato la capacità d’investire ma se questo non avviene si apre un problema tra noi ed FCA. Ora è indispensabile dare continuità alle scelte sindacali che abbiamo fatto come FIM-CISL. Abbiamo salvato stabilimenti e occupazione, ora è necessario che FCA utilizzi le risorse prodotte per completare gli investimenti e migliorare nella gamma di prodotti offerta, nelle tipologie delle nuove motorizzazioni ibride e elettriche e spingendo sulla nuova mobilità. Solo così si mette in sicurezza l’occupazione>>.







