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Ercolano: solita, vecchia politica

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Gli ultimi eventi giudiziari dimostrano che la piazza ercolanese non riesce ancora a scrollarsi di dosso il suo passato ingombrante, quello che continua a segnarne la storia.

Si resta praticamente sconcertati davanti alla tranquillità e la faccia tosta dei nostri amministratori davanti alle loro commistioni col malaffare se non addirittura al cospetto di una loro complicità con quest’ultimo. Il supporto fazioso che li circonda e li coccola è notevole e gli stessi che facevano le analisi del sangue ai rispettivi rivali, ora sorvolano sui vizi non solo formali dei loro referenti politici e questo la dice lunga sullo stato legale e morale del nostro elettorato.

Che questo sia un popolo di tifosi e che questo scambi spesso il calcio con la politica è dimostrato; ma, nel nostro contesto, di ludico c’è ben poco e la cronaca purtroppo lo dimostra ampiamente. Il caso più recente e a noi più vicino è quello di Ercolano, una città che solo per i suoi beni archeologici e naturali potrebbe campare di rendita ma spesso langue, volendoci trattenere nel giudizio, in uno stato di stagnazione economica e di mediterranea rassegnazione.

L’amministrazione uscente aveva universalmente dimostrato la sua incapacità nel gestire il patrimonio che la sorte e il voto le avevano offerto e tanto meno aveva dimostrato dimestichezza con le questioni di legalità chiudendo in bellezza una legislatura a suon di avvisi di garanzia e simili amenità. Ma, nella città degli Scavi, neanche il nuovo che avanza ha dimostrato originalità nel suo operato e, nonostante lo spiegamento di forze da Roma, con pezzi da novanta come Del Rio e la Boschi, intervenuti direttamente per supportare la campagna elettorale del neoeletto sindaco Buonajuto, non si è riusciti a fugare quei dubbi di trasparenza e distacco da un passato che oggi bussa prepotentemente alla porta della nuova amministrazione.

In effetti già alla presentazione della nuova giunta si rimaneva perplessi davanti al granitico incarico conferito a Luigi Fiengo, nel mezzo di una lista di nomi nuovi e provenienti da altri contesti sociali e geografici. Quel cognome spiccava e non solo per essere l’unico ercolanese ma anche per essere tra quegli assessori, forse, il meno presentabile; non per la sua storia personale, ma per quella della sua famiglia che negli ultimi anni aveva collezionato non poche esperienze problematiche in ambito giudiziario, non ultima quella relativa a Nicola Fiengo, fratello dell’attuale vice sindaco Luigi e relegato agli arresti domiciliari per un caso di estorsione ed usura nei confronti di un imprenditore locale.

Non ci soffermeremo al momento sull’estorsione, che pareva che ad Ercolano fosse stata definitivamente debellata a furor di popolo e mass media (ma con quale coraggio si può affermare una cosa del genere, in un contesto globale tanto inquinato?!) ma al fatto che il nome della famiglia in questione, dedita alla lavorazione della pietra lavica e ad altre attività di tipo edilizio e imparentata con l’ex sindaco e deputato della Repubblica, Luisa Bossa, ritorni in più occasioni nella cronaca giudiziaria degli ultimi anni. Infatti, già nel 2012 e nei primi mesi del 2014, lo stesso Nicola Fiengo e suo fratello Salvatore risultavano tra gli indagati nelle indagini relative alla compravendita fittizia di alcune cartiere da parte della famiglia Citarella, utili per la costituzione di fondi neri con i quali pagare tangenti per gli appalti in Provincia e il pagamento in nero dei calciatori della Nocerina Calcio. Nell’autunno del 2014, il nome di Antonio Fiengo compare poi nell’indagine “L’altra Guancia – giustizia senza censura” dove si prospettavano per gli indagati reati come il falso in atto pubblico, la turbativa d’asta e il peculato in relazione alla variante di Piazza Libertà a Salerno e che vedeva tra gli indagati anche l’attuale presidente della Regione, Vincenzo De Luca, lo stesso che durante la sua prima campagna elettorale regionale, quella del 2010, si recava, assieme alla Bossa, presso la ditta Fiengo in via Castelluccio per denunciare la “mummificazione” del territorio a causa dei vincoli del Parco Nazionale, in un contesto dove si perorava la causa delle cave, anche se in area Parco leggi .

In qualsiasi altro contesto, forse anche tra quelli più garantisti, tutto ciò sarebbe bastato per evitare che una persona, con un bagaglio tanto pesante, non si presentasse nell’agone politico, ma ad Ercolano no! Lo fanno addirittura vice sindaco, e non basta! Nell’ultimo caso, quello che vede implicato Nicola Fiengo, compare anche il nome dello studio legale Buonajuto a tutelare i Fiengo e proprio contro l’imprenditore vittima dell’estorsione.

Ora, sia ben chiaro, esistono i famigerati tre gradi di giudizio e Luigi Fiengo e Ciro Buonajuto non sono implicati direttamente nei guai giudiziari della famiglia di imprenditori ercolanese ma non sarebbe stato forse più opportuno evitare tutto ciò? Non sarebbe stato meglio fugare ogni dubbio di parzialità in simili questioni? Se si fosse agito diversamente, magari facendo qualcun altro vice sindaco, l’opinione pubblica avrebbe probabilmente ricevuto un messaggio ben più solido e coerente del consueto spot calato dall’alto o di quelli ad uso e consumo dei soliti e prezzolati ultras delle pagine di facebook.

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