La moglie nigeriana è ora nel carcere femminile di Pozzuoli con l’accusa di tentato omicidio.
“O ti butti giù dal balcone oppure ti pugnalo”. E’ stata di quelle dall’esito scontato la scelta imposta al marito da una gelosissima quanto delusa Edith Igbinosa, 30 anni. Il consorte infatti piuttosto che finire infilzato ha preferito lanciarsi nel vuoto, dal secondo piano del palazzo. Comunque alla fine si è procurato “solo” la frattura di un tallone. Ciò che però è parso molto meno scontato si è verificato subito dopo. Già perché dopo il lancio del marito sono arrivati i carabinieri e a quel punto Edith è come impazzita: ha preso in braccio il suo piccolo, di appena 8 mesi, ed ha minacciato di buttarlo giù. La donna nigeriana è stata persuasa a non mettere a segno il folle proposito grazie alle parole di un suo connazionale, prontamente accorso sul posto. Alcuni minuti dopo Edith è stata arrestata e trasferita al carcere femminile di Pozzuoli. Si riassume così l’ennesima storia di “ordinaria” pazzia quotidiana, una vicenda drammatica scaturita da condizioni di vita difficili ma evidentemente anche da questo caldo umido alternato a pioggia e venticello tiepido che contribuiscono a complicare i pensieri e a farti impazzire. Una storia che si è consumata nella tarda mattinata di ieri in una delle parti urbanisticamente più degradate di Acerra, in via Solferino, lungo vicolo del centro storico deturpato, a pochi passi dal Duomo. Qui vivono, al secondo piano di un edificio, Edith Igbinosa, suo marito, coetaneo, anche lui nigeriano, di 31 anni, e il loro piccolo, di 8 mesi appunto. Secondo quanto trapelato, negli ultimi tempi le cose nella coppia non andavano bene a causa di una presunta infedeltà di lui, che lavora come bracciante agricolo nell’infuocata campagna di Acerra. Pochi spiccioli per una fatica da schiavo. Ieri, infine, il culmine degli attriti: una parola di troppo ed Edith inizia ad urlare. La donna impugna un grosso coltello da cucina e si avventa sul marito. Ma non riesce a pugnalarlo, forse perché non ce la fa, non se la sente. A ogni modo Edith fa barricare l’uomo sul balcone. Il consorte è in bilico, quasi aggrappato alla ringhiera. La furia della donna aumenta. “O ti butti da qui o ti ammazzo subito”, il suo ultimatum. E il marito opta per il lancio nel vuoto. Sei metri di caduta: un attimo. L’impatto al suolo è ovviamente violento ma per fortuna il coniuge se la caverà con una frattura al piede sinistro, al calcagno , diagnosticata dai medici di una clinica vicina. Intanto sul posto sono già arrivati i carabinieri del pronto intervento. Appena li vede Edith diventa peggio di una furia. E’ nel panico più totale. Probabilmente pensa che la sua vita e quella del suo bambino siano ormai inutili. Allora prende il piccoletto, si affaccia al balcone e minaccia davanti a tutti di buttarlo giù. Sotto, sulla strada, ci sono decine di persone, la consueta folla morbosa di curiosi. Tra loro però c’è anche un amico di famiglia, un altro nigeriano che vive da quelle parti, anche lui piuttosto giovane. Le sue parole diventano una sorta di terapia immediata per la donna. Ed Edith si calma un po’. Quindi l’intervento dei militari, l’irruzione in casa, l’arresto di Edith, che ora si trova nel carcere femminile di Pozzuoli. L’accusa è pesante: tentato omicidio. La tensione intanto si stempera in via Solferino, dove decine di immigrati pagano affitti salati per case fatiscenti. Contesti difficili dominati da povertà e disperazione.








