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Di notte sotto le stelle accade il rito della Menaica

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Il Cilento Bianco, un blend che nasce da uve di Fiano, Malvasia, Trebbiano e Greco e una piccola quantità di altre uve locali. Intenso, con aromi e profumi delicati e ben si abbina alle Alici di Menaica.

Di notte sotto le stelle accade il rito della Menaica.

Di notte, alla luce delle stelle e della luna, quando il mare è molto calmo, i pescatori escono in gozzo e gettano a mare delle reti artigianali, dette per l’appunto “menaiche”

la cui foggia particolare fa sì che vengano catturate solo le alici più grandi. E’  Il rito della pesca ,praticato ormai, solo da una piccola flotta di gozzi nella zona di Marina di Pisciotta, e risale all’epoca classica. ….  In questo  comune , ed in altri piccoli comuni del Cilento, in provincia di Salerno, si possono acquistare, direttamente dai pescatori, dei barattolini di alici dette “di menaica”. Sono caratterizzate da una qualità altissima, una carne bianca tendente al rosa e un gusto particolare, molto intenso ma al tempo stesso delicato. Sono piene di antiossidanti e di proprietà nutritive benefiche al nostro organismo. Il metodo di pesca ha radici molto antiche e pensate che i pescatori estraggono le alici una per volta dalle maglie, eliminando la testa e le interiora. Le sistemano in cassette di legno, senza ghiaccio, e vengono lavorate di primo mattino: si lavano in salamoia e si dispongono minuziosamente in vasetti di terracotta . Dopo la copertura e la pressatura, devono stagionare per almeno sei mesi. Sono ottime nell’arte culinaria e si adattano a molte ricette, anche semplicissime, come l’insalata di alici crude,  o il sugo di alici, ottimo sugli spaghetti e velocissimo. Più complesse, sono le inchiappate (alici aperte, farcite con formaggio caprino, uova, aglio e prezzemolo, infarinate, prima fritte e poi cotte nella salsa di pomodoro), le ammollicate (alici spaccate, condite con mollica di pane, aglio, olio e prezzemolo), il cauraro è a base di patate, fave, alici e finocchietto selvatico. Ma su queste gustose pietanze cosa abbinare? Ricordando sempre le tre T “Tipicità, Tradizione e Territorio” abbinerei un Cilento Bianco, un blend che nasce da uve di Fiano, Malvasia, Trebbiano e Greco e una piccola quantità di altre uve locali. Intenso, con aromi e profumi delicati. Al naso si avvertono le note minerali, ma sono prepotenti quelle floreali e fruttate come la ginestra, la mandorla, il biancospino, i fiori di campo e la pera matura, con riduzioni olfattive che poi virano decisamente verso sentori agrumati. La bocca è piena, intensa, persistente, avvolgente, leggermente aromatica e sapida e riprende le note fruttate e floreali già anticipate al naso. Non manca poi un’ottima struttura acida, che conferisce al palato una giusta freschezza e con evidenti promesse di evoluzione nel tempo. Il tutto viene completato da un ampio e persistente sviluppo retronasale, che al momento della deglutizione lascia la bocca sazia e soddisfatta. In conclusione, quindi, un ottimo vino da abbinare alla classica cucina cilentana. Un vino che vi farà ricordare il sole ed il mare. Non dimenticate che “Il suono morbido di un sughero che viene stappato dalla bottiglia ha il suono di un uomo che sta aprendo il suo cuore”.