“Detti” napoletani per la campagna elettorale: “portà’ cu ‘o filo ‘e seta”…

0
324

I politici esperti e padroni di sé sanno (sapevano?) portare gli elettori con “il filo di seta”: i presuntuosi, convinti di poter manovrare a piacimento il pubblico, talvolta “stonano”, “danno i numeri” e i loro capi sono costretti a far finta di essere anche essi sorpresi, e dunque di essere irritati, e, per “lavarsi le mani” e scusarsi con gli elettori, prendono severi (seri?) provvedimenti. Per tutte queste situazioni la lingua napoletana ha il “detto” adatto. Correda l’articolo l’immagine dell’ “Autoritratto” di Renato Guttuso.

 

Le campagne elettorali, si sa, sono il tempo delle promesse, dell’amicizia, delle pacche sulle spalle, dei “selfie”. Sono il tempo dell’indicativo futuro: farò, faremo, provvederemo, provvederò, combatteremo e vinceremo la povertà. E’ sempre stato così: e la campagna elettorale in corso segue la regola, con qualche esagerazione dettata dalla crisi economica e dal disastro sociale. Il politico esperto, quando usa il futuro, deve essere credibile: tono di voce, espressioni del volto, gesti, pause, devono portare il segno della sicurezza e del garbo, devono persuadere totalmente il pubblico, a tal punto che quando si vedrà che nessuna promessa viene mantenuta, non sarà difficile per lui far credere che egli è stato frenato e impedito da eventi improvvisi e imprevedibili, la pandemia, la guerra, la crisi dell’economia mondiale. Non appena torneremo alla normalità, “faremo” tutto quello che abbiamo promesso. Parola.  Insomma gli elettori vanno “portati”,“arravogliati”, avvolti, “incartati”, ingannati non con la volgare “corda” della verità, “ ti ho preso in giro”, “t’aggio fatto fesso”, ma con l’immagine di una sofferenza partecipe, di una rispettosa delicatezza: insomma il politico esperto, per “arravogliare”, deve usare il “filo di seta”: la seta, simbolo prezioso dell’eleganza. Gli elettori, stretti nel filo di seta, sono pronti a farsi ingannare anche nelle elezioni successive: non sono capaci di riconoscere che quelle promesse verranno mantenute solo quando dal cielo “chiovono passe e fiche secche”, e cioè mai: parola di Giambattista Basile. Può anche capitare che candidati locali, travolti da improvvisa follia o da un insano amore per la verità, dicano qualcosa che va contro il programma nazionale del partito, che lacera e squarcia la trama della tela pazientemente tessuta dalle autorità centrali, dai capi: che so: il candidato locale dichiara in pubblico che se il suo partito vince, l’Italia uscirà dall’ Europa e “dall’euro”: e lo dichiara proprio mentre il segretario nazionale grida e garantisce che il partito è europeista e che la difesa dell’euro è al centro della sua strategia. Di quel candidato i Napoletani direbbero che “ha perso ‘e chiancarelle”. Quando i solai delle case poggiavano sulle travi di legno, le “chiancarelle” erano, scrive Francesco D’Ascoli,  i panconcelli, le travi trasversali che davano stabilità alla struttura. Quando una persona perde “’e chiancarelle”, significa che il suo cervello incomincia a scricchiolare. Ma allora perché l’avete candidato? Non sapevate che non condivide la svolta “europeista” della segreteria nazionale, che continua a schierarsi contro l’Europa come contro l’Europa si schierava tutto il partito fino a una settimana fa? Se il segretario nazionale dichiara di non essersi accorto di nulla, si espone a un sarcastico “detto” napoletano: “Chisto nun sape niente ‘e San Biase”. Si racconta che nel ‘600 alcuni delinquenti portarono via dalla Chiesa di San Biagio Maggiore la statua del Santo e il prezioso corredo di collane d’oro e d’argento offerte dai devoti. Una parte del bottino la polizia la trovò in casa di un noto ladro, il quale, al delegato di polizia che lo interrogava, dichiarò di non saper nulla né del furto, né dei gioielli trovati a casa sua. E il delegato sbottò: “ Avite capito? Chisto nun sape niente ‘e San Biase”. A questi politici “parolai” dobbiamo imparare a rivolgere lo sguardo e l’espressione del volto che Guttuso mostra nello splendido “Autoritratto” scelto a corredo dell’articolo. Uno sguardo e un’espressione che dicono tutto: uno straordinario “silenzio che parla”.Ovviamente, l’esempio di cui mi sono servito è, direbbero i Latini, un “exemplum fictum”, un esempio inventato. Non c’è riferimento alcuno all’attualità. Del resto, è noto a tutti che in questa campagna elettorale i programmi di ogni partito sono chiari, netti e rigorosamente coerenti con la storia del partito. Viva la verità.