Il direttore del ministero dello Svilluppo Economico, Giampietro Castano, ieri sera ha rotto gli indugi. Ha convocato la multinazionale francese della grande distribuzione Auchan e i sindacati nazionali di categoria, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Ugl terziario. L’appuntamento è fissato a martedi 15 maggio, alle due del pomeriggio, nella sede del Mise, in via Molise, a Roma. Sul tappeto, come da richiesta sindacale, dovranno iniziare a essere discusse le chiusure con cessione a terzi degli ipermercati di Napoli via Argine e di Catania La Rena. Quello di Catania La Rena, 108 addetti, è chiuso da un mese e mezzo per volontà dell’azienda ma non si è trovato un compratore a cui cederlo. Quello di via Argine, 138 addetti, è chiuso da poco dopo la Pasquetta a causa della protesta dei lavoratori, che da allora stanno presidiando l’impianto partenopeo. In questo caso c’è un acquirente, una società campana. A ogni modo, tornando all’apertura della vertenza Auchan, i sindacati nazionali hanno chiesto ai responsabili del Mise di discutere al tavolo di martedi non solo i gravi problemi di Argine e di La Rena. Le organizzazioni di categoria hanno infatti chiesto di ottenere dall’azienda chiarimenti precisi sulle prospettive e sulla situazione occupazionale complessiva del comparto italiano di Auchan, con particolare riferimento alle strutture della grande distribuzione dislocate nel Mezzogiorno. Durante l’ultimo incontro tra le parti, avvenuto l’8 maggio scorso in un albergo romano, i responsabili della multinazionale hanno infatti affermato che oltre ai due impianti chiusi di Napoli e di Catania si trovano in gravi difficoltà altri cinque ipermercati. Secondo voci attendibili pare che i dirigenti del gruppo d’Oltralpe si riferissero per la gran parte agli ipermercati dislocati nel Napoletano, cioè nell’area italiana praticamente finita in ginocchio a causa di una crisi decennale che le istituzioni politiche non hanno fermato né arginato, se non nell’ambito di qualche “fortunata” vertenza finita bene. Esiti felici in un mare magnum di chiusure, totali o parziali, di licenziamenti di massa, lavoro nero, salari da fame e sfruttamento schiavistico della manodopera. Nella sede del Mise i sindacati chiederanno anche quali misure intende adottare Auchan per contrastare la crisi, considerato anche che il gruppo ha goduto per anni di sostegni pubblici. Misure di contrasto che comunque sarebbero mancate in tutto questo frattempo. Ma c’è pure il problema del cosiddetto “fattore esterno” a minare l’esistenza stessa nel Mezzogiorno di una multinazionale che paga contributi e tasse per i lavoratori e che eroga salari più o meno dignitosi rispettando il contratto nazionale di lavoro. Si tratta della concorrenza sleale costituita dalla miriade di supermercati di varie catene locali, dove dominano lavoro nero, sfruttamento, orari da negrieri, prezzi al super ribasso, merci rubate, merci di contrabbando, mancata sicurezza per i lavoratori e per i clienti, scarsa igiene, soprattutto nei depositi e nelle aree non visibili al pubblico. Di strutture così ce ne sono a bizzeffe in Campania. E i controlli da parte dello Stato? Zero. Qui il mercato illegale ha ormai preso il sopravvento su quello legale. Intanto il crollo del Sud Italia sembra inarrestabile. Carrefour ha annunciato che entro il 30 giugno chiuderà l’ipermercato dislocato nel centro commerciale Campania di Marcianise, provincia di Caserta: 160 licenziamenti in arrivo. Tagli occupazionali e salariali e ridimensionamenti logistici sono invece previsti per l’ipermercato Ipercoop di Avellino.



