I problemi sono chiari, nella loro gravità: bisogna affrontarli con coraggio e nel pieno rispetto dei valori della comunità. E’ necessario che la società italiana trovi in sé la forza per un radicale cambiamento di rotta, per colmare le distanze che oggi separano i ricchi dai poveri, per realizzare una più equa distribuzione della ricchezza, per garantire a tutti la possibilità di godere dei diritti fondamentali.
Da almeno dieci anni l’Italia è uno dei Paesi più colpiti dalla crisi dell’economia globale, con una caratteristica che non muta: i problemi si accumulano sulle spalle dei poveri – la maggioranza -, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. Già nel 2015 la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, metteva al centro dell’agenda politica la battaglia contro la diseguaglianza, “la madre di tutti i problemi. Dobbiamo aspettare che la gente venga a dare l’assalto alla fortezza?”. Poi sono arrivate l’epidemia di “coronavirus” e la guerra in Ucraina, e con loro l’aumento vertiginoso dei tassi di interesse e dei prezzi, e il calo dei consumi, e l’impennata delle “bollette”. Per fortuna, il clima mite di questo inverno ha reso, per ora, meno drammatico il problema dei rifornimenti di gas, ma secondo Confindustria nel 2023 in Italia ci sarà crescita zero, mentre gli analisti di Moody’s “vedono il Pil addirittura in ribasso dell’ 1,3%” ( L’Espresso del 27 novembre 2022): un ribasso di tale consistenza provocherebbe ondate di licenziamenti, e perciò anche la signora Meloni ha dovuto scegliere come obiettivo primo del suo governo la pace sociale: come fecero Mario Draghi e Giuseppe Conte. L’inflazione “divora” i salari, che già sono bassi: secondo l’analisi del “Forum Disuguaglianze e Diversità” il 32% dei dipendenti guadagna meno di mille euro al mese e l’ultimo report dell’OCSE sulla variazione dei salari medi tra il 1990 e il 2020 ci dice che l’Italia occupa l’ultimo posto con una variazione in negativo di quasi il 3%, mentre in Francia il salario medio è aumentato in questo periodo del 31% e in Ungheria del 70% (i dati sono forniti da Gloria Riva). Intanto, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, continua a ripetere che “l’aumento dei prezzi non può essere combattuto con i salari più alti” (La Stampa, 16/11/22), ma economisti importanti ribattono che le idee del governatore sono superate. Agli effetti della crisi internazionale si aggiungono quelli, non meno gravi, di certi orientamenti della politica nazionale, e prima di tutto, della proposta di regionalismo differenziato, che va sotto il nome di riforma Calderoli. Se venisse approvata questa riforma, “la dipendenza medico-sanitaria ma anche finanziaria del Sud nei confronti del Nord diventerebbe cronica e irreversibile: lo sfruttamento delle carenze sanitarie del Sud per le regioni del Nord diventerebbe un business: già ora i saldi attivi della mobilità sanitaria di Lombardia, Veneto, Emilia- Romagna sono spaventosi, quelli negativi delle regioni del Sud altrettanto”(Ivan Cavicchi, l’Espresso del 4 dicembre 2022). Uno Stato che garantisce un efficiente servizio sanitario solo ha chi ha i soldi per pagarselo non è più uno Stato democratico. Ma in questa Italia diseguale il crollo del reddito delle famiglie frena anche l’istruzione: “l’ascensore sociale è fermo nel Mezzogiorno…il 37% degli studenti di famiglie svantaggiate presenta bassi apprendimenti” (Angelo Agrippa, Corriere del Mezzogiorno, 28 dicembre 2022). Sono un simbolo amaro dell’Italia diseguale anche gli infortuni, spesso mortali, sul lavoro. Tutti questi fattori hanno “smascherato” la gravità di quello che molti studiosi considerano il problema primo: il nostro egoismo, il rifiuto costante di costruire un solido spirito di comunità, la tendenza a guardare “l’altro” con sospetto aprioristico. E così la violenza viene esercitata contro le donne, contro i genitori, contro i figli, ci sentiamo sempre esposti all’inganno delle persone che frequentiamo. E va a finire che ci inganniamo da soli. Perciò ho ritenuto opportuno introdurre l’articolo con l’immagine di un Presepe: perché al di là del suo significato religioso, il Presepe è “luogo” della comunità e del rispetto reciproco. Il nostro giornale seguirà con grande attenzione le vicende dell’economia e della politica, sottolineando, come sempre ha fatto, l’incidenza che esse hanno sulla vita delle persone, sui ritmi e sui costi quotidiani dell’esistenza. A tutti, l’augurio di un anno sereno.
Il Direttore
Carmela D’Avino



