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Gli studiosi della Federico II a lavoro nell’area protetta. La presentazione a Palazzo Mediceo  

Riflettori puntati sul Parco nazionale del Vesuvio e sul suo stato di salute dopo i roghi di un anno fa. A fare il check up all’area protetta ci penseranno gli esperti del dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, con il quale il Parco ha stipulato una convenzione, presentata ieri in una conferenza stampa a Palazzo Mediceo ad Ottaviano. I dati emersi sono in parte noti, ma restano allarmanti:  il 50% della superficie forestale, pari a oltre 3.000 ettari, è stata percorsa dal fuoco; circa 500 ettari di pinete mature di pino domestico e marittimo sono andati distrutti; si è verificato un notevole incremento dell’instabilità meccanica degli alberi; si è ridotta fruibilità di percorsi naturalistici e turistici.

Ma la convenzione mira anche a fornire linee guida sugli interventi di ingegneria naturalistica per ridurre il rischio idrogeologico e gestire il recupero della vegetazione dopo gli incendi dell’anno scorso.

“Dopo gli incendi dell’estate scorsa .– ha spiegato il presidente del Parco Vesuvio Agostino Casillo – era necessario uno studio scientifico dettagliato per verificare gli impatti del fuoco  sulle diverse aree del Parco e i relativi habitat naturali. Grazie alla convenzione, siglata tra Ente Parco nazionale del Vesuvio e Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” finanziata con risorse proprie dell’Ente Parco, abbiamo investito i massimi esperti in materia. Questo studio servirà ad avere le indicazioni necessarie che come Ente Parco daremo, per quanto di nostra competenza, ai proprietari dei fondi danneggiati come linee  guida da seguire per gli interventi post-incendio”.

Dopo la conferenza, è stata liberata una poiana, trovata proprio nell’area del Parco e curata dai veterinari dell’Asl Napoli 1. All’incontro sono intervenuti decine di giovani volontari provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa che, come ogni anno, partecipano ai campi estivi di Libera proprio all’ombra del vulcano, soggiornando in un bene confiscato alla camorra ad Ottaviano.