Stasera, alle ore 18, a Ottaviano Isaia Sales, parlerà del suo libro “l’Italia delle mafie” e spiegherà ancora una volta che le nuove forme di “relazione” tra politica e camorre richiedono nuove tecniche investigative, e un lessico nuovo. I sindaci penalisti e i clienti camorristi.
Non c’è maschera nuova che qualcuna delle camorre non abbia già usato
(Pepe Marlò Mastriani, in un romanzo inedito).
Nega, nega sempre.
Come si sa, la signora Prefetto di Napoli dott.ssa Pantalone ha consegnato alla Commissione Antimafia un elenco di 27 Comuni che la Prefettura tiene sotto osservazione perché sono stati colpiti da una infezione particolare, l’infiltrazione della camorra. Poiché è una “infezione” antica, che quasi tutti i Comuni della provincia di Napoli hanno, nel tempo, sperimentato, la Natura e gli anticorpi avrebbero dovuto debellarla da tempo: ma il male non si arrende facilmente, e anche la stupidità degli uomini è invincibile: di conseguenza, il morbo colpisce ancora, con maschere nuove, e anche con qualche maschera vecchia. Infatti, la dott.ssa Pantalone non ha nascosto di essersi meravigliata nello scoprire la “rigenerazione” della classe politica locale (ilgiornalelocale.it, 24/0372016): amministratori membri di giunte e di consigli comunali sciolti anni fa per l’infiltrazione delle camorre si sono poi ricandidati alla guida dei loro Comuni, e sono stati eletti. Mi permetto di non condividere la meraviglia della dott.ssa Pantalone, a cui, qualche tempo fa, ho fatto da guida nella rapida visita al Palazzo dei Medici di Ottajano. Certo, questi politici “sciolti” avrebbero potuto candidare al loro posto parenti e amici, o chiedere assessorati in cambio di voti – temo che in non pochi Comuni sia avvenuto proprio questo -, ma capisco pure chi si è ripresentato, chi ci ha messo di nuovo la faccia: in tempi come questi, non ci si può fidare nemmeno dei fratelli, e poi certi elettori vogliono proprio quelle “facce” là, sono rassicuranti: se sono stati “sciolti”, significa che sono tipi capaci di mantenere le promesse, a qualsiasi costo.
Le analisi di Isaia Sales e di Roberto Saviano individuano le linee di trasformazione delle camorre. Sales ha scritto chiaramente che la camorra è stata ed è un sistema di ordine, di cui lo Stato italiano si è servito in ogni momento: ma un anno fa, in un articolo intitolato “L’auto-apartheid della camorra plebea” ( Il Mattino, 23 giugno’ 15) lo studioso ha specificato che “da tempo” la camorra di città “non è più criminalità d’ordine, e questo è un elemento di forte distinzione dalle altre mafie e dalla camorra di provincia”. C’è una camorra che spara, che serve anche a ispirare “salotti” televisivi, a dettare ai rappresentanti delle istituzioni l’antico proclama, “ a Napoli manderemo l’esercito”, e a distrarre l’attenzione dall’altra camorra, che è armata di valigie zeppe di soldi, che ha stretto “invincibili relazioni” con l’economia, con la classe politica, con la burocrazia. Questa camorra armata di quelle valigie là apprezza il ruolo di “ distrattore” della camorra che spara, a patto che non esageri, e non faccia troppo rumore: il troppo storpia, e allora, per far tornare la calma e la misura, qualche sparatore troppo chiassoso verrà sacrificato.
Poco fa i telegiornali davano la notizia di funzionari dell’ “Eni” di Viggiano e della Regione Basilicata arrestati per “ traffico e smaltimento illecito di rifiuti”, e il dott. Franco Roberti, Presidente dell’ Antimafia, faceva notare che ciò è avvenuto in una regione in cui non ci sono mafie. Ma Isaia Sales ci aveva già avvertiti: le pratiche mafiose, entrate a far parte del sistema economico, possono essere agevolmente imitate: le mafie, si sa, sono di manica larga, non reclamano i diritti d’autore. In un sistema come il nostro, mobile e volubile in quasi tutti i piani e saldamente stabile solo nel piano più alto – può anche capitare che le ditte di zii e di nipoti di politici e di burocrati che stanno al vertice delle istituzioni partecipino ai pubblici appalti: è cosa legittima, ovviamente, ma nessuno potrà impedire all’opinione pubblica di ricamare merletti di voci e di sospetti. Per rendersene conto, basta rileggere le cronache delle vicende di cui, negli ultimi tre anni, sono stati bersaglio un assai importante politico di Casal di Principe e i suoi fratelli imprenditori.
Per sfuggire a trine, ricami e merletti Nicola Amore, quando, nel 1883, venne eletto sindaco di Napoli, si pose il problema se il suo Studio di avvocato dovesse ancora assumere la difesa di camorristi e di delinquenti che si fossero macchiati di reati particolarmente spregevoli. Egli rispose a sé stesso che l’avvocato è come il chirurgo, il quale si occupa della salute fisica del paziente, senza far domande sulla salute morale.
Di recente, intervistato dal nostro giornale, il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, ha rivelato di aver deciso, prima ancora di candidarsi alla guida della città, che non avrebbe più accettato come clienti “esponenti di clan della camorra”: la decisione gli venne suggerita dalle ragioni della “trasparenza” e dalle “ questioni di incompatibilità morale”. Decisioni di questo tipo vanno non solo rispettate, ma anche elogiate, dal momento che comportano per chi le adotta danni di vario genere, e prima di tutto un danno finanziario.
Ma oggi non è facile individuare gli esponenti dei clan di camorra, a meno che nel dispositivo dell’accusa non si parli esplicitamente di “associazione a delinquere” di stampo mafioso. Questa camorra liquida, che si estende ad occupare spazi della politica, della burocrazia e dell’economia, adotta abbigliamento, stile, camminatura e linguaggio dei “galantuomini”, e anche questa non è una novità, come dimostrano gli atti del processo Cuocolo, che si tenne un secolo fa. Questa camorra elastica prende “figure” antiche e le reinterpreta, le adatta ai tempi, e ne crea di nuove: l’usuraio, il “ il signore perbene” che “scommette” migliaia di euro su una partita di droga, il truffatore esperto nel settore delle merci all’ ingrosso, il contraffattore di abbigliamento di lusso, il ricettatore di “mezzi” e di carichi rubati, il trafficante d’arte e di reperti archeologici, il falsario che costruisce tessere d’identità e “permessi”, il “piazzista” che li vende agli stranieri e ai latitanti, il mercante delle pensioni di invalidità truccate. Questi “lupi” sono solo parzialmente “solitari”: non potrebbero occupare gli spazi del malaffare e del territorio senza il permesso del clan egemone. No, non è facile individuare “gli esponenti di clan della camorra”, soprattutto quando adottano, anche con i loro avvocati, l’aurea regola della camorra” classica”: “Nega, nega sempre”. Non è facile individuare le linee di trasformazione della camorra vesuviana e delle sue relazioni con i clan nolani e con quelli che dal mare di Torre e dalla periferia di Napoli premono sul Vesuviano interno. Ma questo è un altro discorso.
Alla Signora on. Luisa Bossa, che sarà presente, dovrei chiedere qualche notizia sullo stato dell’ Antimafia, a cui recentemente ( la Repubblica, 12/02/16) Attilio Bolzoni ha dedicato un articolo assai duro. So che risponderebbe per le rime.. E si irriterebbe. Poiché, da sempre, sono un suo ammiratore, mi farò i fatti miei.



