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L’edificio sacro ha mantenuto la sua importanza nel tempo. Ubicata sotto il maestoso campanile di San Domenico, la piccola chiesa è appartenuta dapprima alla confraternita di Santa Maria dei Battenti con il titolo “dell’Annunziata”, e successivamente alla Confraternita del  SS. Rosario. L’augurio è che questa struttura religiosa possa ritornare ai fasti di un tempo, tornando ad essere non solo il vero gioiello di questa cittadina, ma anche una struttura di ospitalità e di accoglienza.

 

La Confraternita di Santa Maria dei Battenti officiava con un proprio ospedale, infatti, nella chiesa denominata dell’Annunziata, ubicata lateralmente alla monumentale chiesa di San Domenico nel Borgo di Somma sotto il grande campanile, luogo detto «lo Quartuccio di Prigliano». Scopo del pio sodalizio, in origine, era quello di esercitare opere di culto, atti di pietà, di beneficenza e di ospitalità verso i poveri. Per il sostegno agli infermi provvedeva al vitto, a un medico e ai medicinali; in caso di forte difficoltà vi era il trasporto gratuito all’ospedale della SS.ma Annunziata di Napoli. Era fornita di «una casa per ospedale con due o tre letti e con un ospitaliero addetto». Un altro notabile scopo assistenziale della fratellanza era l’istituto del maritaggio, che consisteva nel fornire dote o redditi a favore di fanciulle povere. Nel 1561 vi erano ascritti circa 100 confratelli e, nel 1616, circa 300. La bolla con cui Papa Giulio III (1487 – 1555) ufficializzò la fondazione della confraternita risale «al 22 febbraio 1549». Nel 1695, però, la Chiesetta dell’Annunziata venne interdetta perché diruta: il sodalizio, allora, si trasferì a officiare nella vicina chiesetta della congrega e ospedale di Santa Caterina a Largo San Giorgio vicino alla parrocchia omonima, ove rimase successivamente aggregata per sempre. Il locale, quindi, addetto un tempo a ospedale, restaurato, venne definitivamente ceduto alla Confraternita del SS. Rosario, che, sin dall’origine, aveva sempre avuto sede nel chiostro del convento dei PP. Domenicani.

A Somma , infatti, la Confraternita del Santissimo Rosario fu eretta «dentro il chiostro del Real Convento di San Domenico dei PP. Predicatori». Non abbiamo una data certa sulla sua erezione, ma da un inedito manoscritto del 1885 di un appassionato ricercatore di storia patria, Francesco Migliaccio, la troviamo già esistente nel 1591. Lo stesso studioso ci attesta, inoltre, che la confraternita, in questo periodo, ricadeva nella giurisdizione della potente parrocchia di S. Croce e annesso ad essa vi era un Monte per le sorelle benefattrici. Priore, all’epoca, era il nobile D. Antonio Vitolo. I capitoli ci confermano che la confraternita solennizzava ogni anno la festività del SS. Rosario nella prima domenica di ottobre e in ogni principio d’anno si faceva la processione del Bambino Gesù. Nel 1842 si svolse un’aspra contesa giurisdizionale tra il parroco della Chiesa di San Giorgio e quello di Santa Croce intorno «alla detta Congrega se fosse sita nell’Ottina dell’una o dell’altra». La questione si chiuse con un accordo tra i due parroci, stabilendosi «che quello di Santa Croce permetteva a quello di San Giorgio» di officiare nell’oratorio, riservandosi di intervenire con la stola nella processione del SS. Rosario, «rimanendo illesi i reciproci diritti parrocchiali pel tempo futuro». La questione interparrocchiale nasceva proprio dal fatto che l’antica Confraternita dei Battenti era sempre appartenuta alla giurisdizione parrocchiale di San Giorgio, «giusta le precedenti Visite pastorali; di poi, tale Congrega per disposizioni superiori fu aggregata, come già letto sopra, a quella di Santa Caterina, e quel locale, addetto un tempo per ospedale, venne ceduto alla congrega del SS. Rosario». Nelle processioni cittadine la confraternita si distingueva per il cingolo azzurro e il medaglione argenteo con l’effigie della Madonna del Rosario nel suo schema più comune: la Vergine seduta su un podio col Figlio in braccio e ai due lati i Santi domenicani in atto di ricevere le corone del Rosario. Nel 1931 i confratelli iscritti erano quarantuno. Nel 1939, il neo parroco di San Michele Arcangelo e Vicario foraneo, Don Luigi Prisco, divenuto commissario delle confraternite,  in un documento inviato all’ufficio amministrativo della Curia Vescovile di Nola, attestava che la Confraternita del Rosario era già estinta per «mancanza di fratellanza». Nel 1941, infatti, mancava già di un legale rappresentante, dopo la morte dell’ultimo Priore Domenico Auriemma.

La chiesetta era, ancora, gestita da quei pochi «fratelli e sorelle», mentre rimaneva ancora attiva nel cimitero cittadino la cappella per la sepoltura dei defunti della Confraternita. Chiusa definitivamente dopo il terremoto del 1980, la chiesetta ha sempre mantenuto la sua importanza nel tempo, grazie anche all’importante e popolare processione del primo dell’anno del Bambinello Gesù.  Sul portale d’accesso, sbiancata e corrosa da tempo, inserita in un ovale, è ancora visibile, per chi passeggia, un’antica immagine della Madonna del Rosario con due Santi domenicani. All’interno, attualmente in disordine e pericolante, si conservava un grande quadro seicentesco della Madonna del Rosario circondato da storie, oltre a pregevoli pitture, come riferisce lo studioso Alberto Angrisani; mentre è andato perduto il coro ligneo sormontato da un alto baldacchino, utilizzato fino agli anni ‘60 del Novecento. Tra le opere sacre, in alto sull’altare principale, era situata una sontuosa e pregevole statua-manichino della Madonna del Rosario del sec. XVIII con il Bambino Gesù. Al centro della sala, inoltre, faceva mostra di se un enorme lampadario, donato dal confratello Aniello D’Avino; mentre uno splendido sarcofago di stile barocco con piedi leonini veniva utilizzato, coperto da una coltre, per il servizio funerario dei consociati. Sulla facciata esterna, invece, si ammira il campanile a muro piatto sagomato e traforato da monofore in cui sono inserite le campane. Accenni di decorazioni a stucco, un cornicione e un soprastante piccolo frontone sono gli unici elementi salienti del campanile che viene schiacciato e minimizzato dalla vicina mole dominante della torre di San Domenico, come riferisce il compianto Raffaele D’Avino. L’intera facciata, infine, termina con una solenne merlatura, forse della stessa epoca di quella che corona il campanile più alto. L’augurio è che questa struttura religiosa possa ritornare ai fasti di un tempo, tornando ad essere non solo il vero gioiello di questa cittadina, ma anche una struttura di ospitalità e di accoglienza.

fonte immagine: Raffaele D’Avino