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Capretti, casse di vino e mazzette, il “sistema” dal Giudice di Pace

Sant’Anastasia. Mazzette in denaro ma anche capretti appena macellati, casse di vino e spumante, stoccafisso e altre leccornie, buoni carburante, tamponi Covid, visite mediche gratis, ristrutturazioni di appartamenti: sono tutte «ricompense» che cancellieri e operatori giudiziari ricevevano per garantire l’affidamento di incarichi di consulenza tecnica d’ufficio a medici, geometri e periti assicurativi compiacenti.

 

 

Tutto accadeva negli uffici del Giudice di Pace a Sant’Anastasia o a casa degli impiegati, così come documentato da video e intercettazioni, parte di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola. Ieri, il comando provinciale della guardia di finanza di Napoli ha eseguito, insieme al comando carabinieri del nucleo antifalsificazione monetaria di Roma, l’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip nei confronti di quindici persone tra cancellieri, impiegati, avvocati, medici e altri professionisti, tutti indagati per corruzione, occultamento di atti pubblici, falso in atto pubblico, truffa ai danni dello stato e depistaggio. Per tre cancellieri e tre avvocati – due di Somma Vesuviana ed uno di Volla – il gip del tribunale di Nola ha deciso per gli arresti domiciliari: si tratta di Giovanni Altavilla, Vincenzo Marino, Rosanna Carmela Stefanile, Mario Del Prete, Mario Aliperta e Senofonte Demitry. Misure cautelari diverse per il direttore amministrativo pro tempore della cancelleria del giudice di pace di Sant’Anastasia, per lei – Rosanna T. – è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Quanto ai restanti indagati, otto professionisti del vesuviano residenti ad Acerra, Marigliano, Casamarciano, San Sebastiano al Vesuvio, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Ercolano e Cicciano, per loro è stato disposto il divieto di dimora nel comune di Sant’Anastasia, paese nel quale non potranno più accedere senza l’autorizzazione del tribunale. Ciò che accadeva all’ultimo piano di Palazzo Siano, sede del Giudice di Pace, rappresenta un vero e proprio esempio di «sistema», un meccanismo fraudolento che le fiamme gialle hanno ricostruito nel corso di una complessa e lunga indagine: un sistema che ammetteva solo i professionisti «amici» dei dipendenti pubblici in servizio e ai quali era consentito di eseguire prestazioni pagate con denaro pubblico. Un congegno così perfettamente organizzato e disinvolto che in un’occasione sarebbe stata persino documentata e avallata l’assegnazione di una consulenza per un incidente stradale ad un geometra. Peccato che il «professionista» in questione non possedesse nemmeno l’abilitazione da geometra. I vantaggi c’erano anche per gli avvocati, ovviamente quelli legati da rapporti di amicizia e confidenza con i dipendenti pubblici che, in cambio di soldi o regali, garantivano loro libero accesso agli uffici. I «legali» in questione potevano così sottrarre, indisturbati, ogni tipo di documentazione dai fascicoli e, sempre con l’avallo di accondiscendenti cancellieri e altrettanto compiacenti operatori giudiziari, ottenevano anticipazioni riguardo la pubblicazione delle sentenze, alterando così il normale ordine cronologico. Nella stessa inchiesta, il comando carabinieri antifalsificazione monetaria di Roma, ha anche accertato l’utilizzo di valori bollati contraffatti da parte di due avvocati. Non è la prima volta che gli uffici del Giudice di Pace a Sant’Anastasia finiscono nell’occhio del ciclone: solo due anni fa, infatti, due magistrati e un cancelliere finirono indagati in un’altra inchiesta: anche allora furono coinvolti medici e altri periti per una truffa di oltre un milione e mezzo di euro riguardante falsi incidenti e truffe assicurative. Stavolta, i video delle fiamme gialle documentano finanche la consegna dei «regali», come appunto un intero «capretto».

Da ilmattino di oggi a firma di Daniela  Spadaro

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