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Gli addetti del call center di Casavatore, rimasto senza appalto, hanno apposto un fantoccio impiccato davanti al Consiglio regionale.

 

Donne che urlano la loro paura sotto le mura dell’assessorato regionale al Lavoro, impiegate del call center “Gepin Contact” di Casavatore che temono di perdere tra pochi giorni il posto di lavoro. La manifestazione si è consumata ieri mattina, al centro direzionale di Napoli. Le manifestanti hanno esposto il fantoccio impiccato di un lavoratore davanti all’ingresso della torre del Consiglio regionale. E’ una situazione drammatica, probabilmente la vertenza più delicata in questo momento nell’intera area metropolitana di Napoli. Il quadro è piuttosto complesso. La Gepin offre servizi di risoluzione dei reclami per Poste Italiane e per Sda, società di Poste Italiane che si occupa della consegna dei pacchi postali. Ma la Gepin ha perso l’appalto. Le Poste hanno dirottato la commessa nella mani di I-Care, altra società italiana che espleta gli stessi servizi di Gepin. I Care sarà attiva per Poste a partire da gennaio per cui sono rimasti senza lavoro i 250 dipendenti del Call Center Gepin di Casavatore, a due passi da Napoli città, e gli altri 450 colleghi del sito omologo di Roma. C’è una situazione a monte molto difficile. Ad aprile l’ex proprietario di Gepin, l’imprenditore Enzo Zavaroni, è stato arrestato per bancarotta fraudolenta: un crak di 170 milioni. Poco dopo la Gepin Contact è stata ceduta a una nuova società. ” Ma il nostro timore – spiega una manifestante – è che questa nuova azienda sia subentrata solo per smantellare “. Il prossimo 22 dicembre la Gepin Contact presenterà il suo piano industriale. C’è il terrore che questa sia la data in cui possano essere ufficialmente dichiarati i licenziamenti. Del resto la Gepin non ha più lavoro. Ieri mattina una delegazione di lavoratori del call center di Casavatore, accompagnata dai sindacati di categoria, è stata ricevuta dall’assessore regionale al lavoro, Sonia Palmeri, che si è subito attivata contro questa nuova emergenza produttiva e occupazionale. “L’assessore Palmeri – hanno fatto sapere le lavoratrici Gepin – si è messa in contatto con il ministero dello Sviluppo per concordare un tavolo nel tentativo di chiamare in causa Poste Italiane. Anche il ministero si è reso disponibile “. Non ci sono solo lavoratrici ma anche lavoratori nella Gepin di Casavatore. ” Ci sono molte coppie in azienda – hanno specificato le scioperanti di ieri – uomini e donne che si sono conosciuti e hanno formato la loro famiglia qui. In questo call center si guadagnano mediamente mille euro al mese. I contratti sono a tempo indeterminato e variano da quattro a sei e fino a otto ore al giorno “. Non solo paura. Serpeggia pure molta delusione tra i dipendenti del call center. ” Abbiamo fatto registrare – hanno tenuto a sottolineare  – sempre ottimi coefficienti di qualità. Intanto Poste Italiane ci ha reso noto di aver dirottato altrove l’appalto perché non ne abbiamo più i requisiti. Eppure noi prima non gestivamo solo i servizi per Poste Italiane ma anche i call center per conto di Enel Energia. E abbiamo lavorato per Poste Italiane per 15 anni “. La sensazione è che solo la politica possa sbrogliare questa matassa intricata. Intanto però è scattato il conto alla rovescia dei licenziamenti. Ma c’è nel frattempo un dato che sconforta: finora Poste Italiane non si è mai presentata ai tavoli istituzionali. Comunque i lavoratori avvertono: ” Gettare 250 famiglie in mezzo alla strada significherà creare a Napoli un caos sociale indescrivibile, e proprio durante le festività natalizie “.