I rapporti burrascosi tra il clan Gallucci e il clan Veneruso a Casalnuovo.
Ieri sera i carabinieri hanno voluto ascoltare i familiari dei componenti del clan Gallucci e del gruppo Parolisi. Tra i Gallucci figurano collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni non sono riuscite a incastrare colui che gli inquirenti ritengono il riscossore del clan Veneruso delle tangenti sulla vendita della droga, Antonio Barone. Il processo a carico di Barone si è concluso a luglio. Risultato: 30 anni a Gaetano Milano e assoluzione per Antonio Barone, indicato dai pentiti come la longa manus a Casalnuovo del clan Veneruso, attivo tra Volla, Ponticelli, Tavernanova e Casarea. Il dibattimento, nei confronti di Antonio Barone più altri riguarda la storica piazza di spaccio del clan Gallucci, quella ubicata da sempre nella 219 di Casalnuovo, il rione della ricostruzione post terremoto. La pubblica accusa aveva acquisito le prove attraverso le dichiarazioni dei collaboratori Salvatore Autore, nel frattempo morto suicida, e di Raffaella Gallucci, sorella del capo clan Vittorio Gallucci. Altri elementi di prova sono stati una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali e un’informativa dei carabinieri. Nell’ambito di questo processo Antonio Barone è rimasto latitante per 7 mesi. E’ stato quindi catturato a Lago Patria nel marzo del 2014. Ma alla fine Barone è stato assolto ed è stato scarcerato. Nel frattempo, pochi giorni fa, è stato scarcerato anche Federico Gallucci. C’è stato anche un fatto di sangue che ha preceduto l’assassinio di ieri. Domenica 29 novembre davanti alla 219 di Casalnuovo è stato gambizzato un giovane di 23 anni, Antonio Barone, solo omonimo del 43enne finito al centro di tante indagini.



