I medici di Villa dei Fiori: “Minacciati mentre curavamo pazienti moribondi”.
Una donna di Acerra di 53 anni ha un infarto e giunge nel pronto soccorso della clinica Villa dei Fiori già morta ma i suoi parenti appena si accorgono che non c’è più nulla da fare danno sfogo a un’incomprensibile quanto incontenibile rabbia. Nel terrore piombano medici, infermieri, pazienti. E’ una follia repentina: provette e medicinali gettati dai carrelli sul pavimento dell’astanteria e poi calci e pugni sui muri, sulle porte, insulti, minacce. Violenze gratuite messe peraltro a segno a un passo dal letto su cui è adagiato un moribondo, Antonio Ferrara, il netturbino di 52 anni rimasto schiacciato a Casoria tra due autocompattatori (l’operaio morirà poco dopo proprio lì, nel pronto soccorso della clinica, per le gravi ferite riportate nell’incidente). Non è finita però. In base all’allarme lanciato ieri da Francesco Ciccarelli, il titolare della Villa dei Fiori, e dal direttore del pronto soccorso della struttura, Nicola Maresca, che a loro volta hanno raccolto le testimonianze dei medici e degli infermieri che hanno subito l’aggressione, l’assalto avrebbe fatto registrare un altro episodio, quello più grave di tutti. Dopo che sembrava che le tensioni stessero rientrando, grazie all’arrivo di un numero consistente di carabinieri, due parenti della donna morta sarebbero infatti tornati alla carica armati di bottiglie e taniche piene di liquido infiammabile, forse benzina. “Secondo quanto mi ha riferito il medico di guardia – racconta il dottor Maresca – uno di loro ha finto di avere un bambino in braccio ed è riuscito a farsi aprire la porta e a penetrare nel pronto soccorso. Ma quello che aveva non era un bambino, era una bottiglia piena di liquido infiammabile. L’uomo ha quindi minacciato medici e infermieri che avrebbe dato fuoco a tutto”. “Si – conferma Ciccarelli – ci è stato riferito questo. Era una bottiglia da due litri. Non si può andare avanti così”. Ma c’è paura. E anche omertà. Tutti questi brutti episodi non sono stati denunciati alle forze dell’ordine per cui ai carabinieri non risulta l’episodio relativo alla minaccia con la benzina. Nella vicenda è però intervenuto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, in veste di componente della commissione Sanità. “Addirittura si parla di bombe molotov e taniche di benzina portate nel pronto soccorso per intimidire medici e infermieri – commenta Borrelli – anche se sembrerebbe che qualcuno abbia tentato di nascondere gran parte di quel che è successo”. “Le forze dell’ordine e la magistratura – l’appello dell’esponente della commissione regionale di settore – devono fare al più presto chiarezza perché altrimenti si darebbe una pericolosa sensazione di impunità”. “I pronto soccorso di alcune zone di Napoli e provincia – conclude Borrelli – sono ormai diventati pericolosissimi ed è necessario potenziare i controlli e la sorveglianza: non si può permettere che interi territori diventino predominio assoluto di camorristi e violenti”.



