CONDIVIDI

In queste settimane gli anziani sono tornati prepotentemente alla ribalta. I media ne parlano tutti i giorni. Studi e ricerche su di loro vengono presentati a un pubblico vasto. Ma se da una parte c’è una consapevolezza sempre più diffusa del fenomeno “anziani” con tante implicazioni, dall’altra c’è pure una confusione a voler ricondurre a un mondo compatto quello che è un vero e proprio arcipelago. Era ora che ci si rendesse conto tutti della centralità della questione “anziani”. E di tutte le implicazioni che derivano da una presenza massiccia di anziani: dal sistema previdenziale a quello sanitario, i primi che vengono in mente. Ma in realtà non minore è l’impatto sul fronte socioeconomico: dai consumi alle abitazioni, dal tempo libero all’educazione permanente, e – in politica – dalla partecipazione attiva al voto nelle varie elezioni.

E qui vengono i nodi al pettine. Di quali anziani parliamo? Già da tempo, per esempio, si parla di una terza e di una quarta età. A ragione. Un sessantenne, statisticamente, sta per andare in pensione, ha un’aspettativa di vita di altri venti, venticinque anni e oltre. Di questi i primi dieci, quindici, sono anni attivi, in discreta salute. Negli altri dieci, quindici e oltre, invece procede il declino, magari con la perdita dell’autosufficienza.

Ci sono, poi, due tipologie di anziani che si fanno concorrenza nell’immaginario collettivo della gente. Una, l’anziano bisognoso, con la pensione sociale, alla ricerca dei mercatini sociali. Spesso un peso per la famiglia. Scarsamente autonomo o del tutto non autosufficiente: a casa dove soffre di solitudine, oppure in un ospizio dove magari viene maltrattato. L’altra tipologia, l’anziano dinamico, con una pensione utile non solo ai tempi della crisi, disponibile in famiglia per figli e nipoti, habitué del turismo sociale e di altre attività culturali o per il tempo libero, con qualche interesse per la politica e per i problemi della città.

Che le cose stiano così è chiaro a tutti, e però poi si tende a generalizzare, e quello che è vero per un sottogruppo di anziani, lo si estende a tutti. Così nascono stereotipi e luoghi comuni. Anziani tutti da assistere o tutti in forma, tutti in difficoltà economiche o tutti da corteggiare in famiglia per la loro pensione. Il discorso è meno accademico di quel che sembra, soprattutto se si pensa agli equivoci a proposito di politiche per gli anziani o delle attività del Terzo Settore per gli anziani. In tutt’e due i casi sembra che siano privilegiati gli anziani in difficoltà. Il che sarebbe tutto da dimostrare, visto che per loro la situazione socioeconomica e la qualità della vita peggiorano. Quel che è sicuro è che le due, diciamo, categorie sono tenute rigidamente divise, mentre il comune denominatore, l’essere anziani, dovrebbe tenerli uniti.

Ci sono le eccezioni, naturalmente. Io ne conosco due. La prima è l’Auser, e con l’Auser altre associazioni simili, per le quali l’invecchiamento attivo non è appannaggio solo di alcuni; ma la promozione, intesa come esercizio di diritti, è per tutti; e così la protezione, intesa come assistenza ma anche prevenzione e educazione alla vecchiaia. Il secondo è il Sindacato dei Pensionati della Cgil, che insieme agli altri sindacati confederali, ha elaborato una piattaforma rivendicativa che tiene assieme tutti gli anziani.

La rivalutazione delle pensioni. La separazione della previdenza dall’assistenza. Il taglio delle tasse anche per i pensionati. Una seria lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Un adeguato finanziamento del Servizio Sanitario nazionale per permettere a tutti di curarsi. Il superamento delle liste d’attesa e l’abolizione dei ticket. Livelli essenziali di assistenza sanitaria garantiti e uguali in tutto il paese. Investimenti nella medicina del territorio, nelle cure intermedie e nella domiciliarità. Una legge nazionale sulla non autosufficienza. Un paniere Istat più rappresentativo dei consumi specifici degli anziani.

Sabato prossimo sarebbe bello che in piazza ci fosse tutto l’arcipelago anziani a sostenere questa piattaforma veramente “unitaria”.