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Antimafia, ad Afragola assegnati quattro beni confiscati. Ma Libera denuncia irregolarità

Il sindaco Tuccillo: “Noi l’anticamorra la facciamo con i fatti”…

 

“Premetto che l’associazione Libera non può e non deve gestire i beni confiscati. Noi vigiliamo e per questo devo purtroppo dire che siamo critici sulle modalità di assegnazione da parte del comune di Afragola dei beni confiscati alla camorra”. Le parole di Maria Saccardo, referente di Libera nella città amministrata dal sindaco Pd Mimmo Tuccillo, rischiano di far rovinare la festa del primo cittadino per l’assegnazione a una serie di cooperative e associazioni di quattro beni confiscati alla camorra del territorio un bel po’ di anni fa. Una festa che rischia di finire davvero male visto che per oggi Maria Saccardo ha annunciato la pubblicazione di un comunicato che si preannuncia molto critico circa di criteri di assegnazione delle strutture, criteri stabiliti appunto dal comune. Intanto l’ente ha affidato alla cooperativa sociale “Consorzio Terzo Settore” la ex masseria Magliulo, in località Cantariello, e il suo pescheto per la creazione di una fattoria della legalità, da realizzare con la partecipazione di giovani e persone svantaggiate per la produzione di confetture. All’associazione sportiva “Quintaessenza” è stata invece assegnata un’area verde adiacente la ex masseria. Obiettivo: realizzare uno spazio attrezzato con un playground di giochi, una pista di atletica e un laghetto artificiale per la pesca sportiva. Terzo affidamento: un terreno di 2mila metri quadrati adiacente al parcheggio dell’Ikea. E’ stato dato all’ associazione “Gruppo Scout”, che qui dovrà creare  una base scout a livello provinciale per la formazione e l’accampamento delle giovani reclute. Dulcis in fundo: un altro terreno di 2mila metri quadrati, stavolta nel famigerato rione Salicelle.  In questo caso il compito dell’associazione “V.E.R. Centro Beta” è di creare un campo di addestramento della Protezione civile e uno spazio ricreativo per bambini, alle spalle delle “torri”. Ma Libera in tutta questa storia non ci vede chiaro. Eppure lo sforzo è stato di quelli lunghi. L’intenzione di Tuccillo di assegnare i beni attraverso un bando di gara era stata infatti annunciata nel luglio di due anni fa, in una cerimonia pubblica organizzata proprio insieme all’associazione antimafia guidata da don Ciotti all’interno della masseria Magliulo, fortino dei killer del clan omonimo, che all’epoca l’antimafia riteneva  fosse capeggiato, siamo negli anni Ottanta, dall’ingegnere ed ex assessore democristiano Vincenzo Magliulo, poi arrestato e processato. Nell’estate del 2014 il sindaco ha fatto aprire per la prima volta le porte della masseria,   alle persone semplici, cittadini onesti. In quel periodo il frutteto era finito nelle mani di persone che abusivamente hanno continuato a coltivarlo e a commercializzarne i prodotti nonostante fosse in regime di confisca. Poi però il comandante della polizia municipale, Luigi Maiello, ha fatto sequestrare tutto, ha denunciato e cacciato gli abusivi. Le pesche sono state distribuite alle associazioni di volontariato e alle chiese della zona. Quindi è sorto il problema di riutilizzare questo bene altrimenti destinato alla rovina. “Il comune ha fatto un regolamento – aveva spiegato Tuccillo dal microfono, durante la cerimonia del 2014 – per l’assegnazione dei beni confiscati in cui saranno valutate le proposte per la gestione e la valorizzazione degli immobili”. L’amministrazione comunale era stata per mesi a redigere un regolamento insieme a tecnici competenti del settore. Regolamento la cui potenziale efficacia era stata certificata proprio dalla stessa Libera l’organismo antimafia presieduto da don Ciotti i cui esponenti ieri erano nella masseria. Ora però l’associazione osserva che qualcosa è andato storto. Si vedrà.

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