Le numerose epigrafi elettorali, incise e dipinte sui muri di Pompei, ci dicono che gli amministratori municipali offrivano al popolo spettacoli nel teatro e nell’anfiteatro, e che questi spettacoli davano lavoro a molti “stagionali”. Inoltre, si sistemavano strade e edifici pubblici: e così si creavano altri “posti” di lavoro. Spettacoli e attività edili venivano finanziati dagli amministratori che, quando entravano in carica, mettevano a disposizione della città una sostanziosa somma di danaro…Come diceva l’on. Cocchetelli, si trova sempre chi si sacrifica per il bene della comunità…..
Le annuali campagne elettorali che si svolgevano a Pompei per la scelta degli amministratori municipali, “edili” e “duoviri”, ci hanno lasciato la testimonianza delle epigrafi di propaganda, graffite, incise e dipinte sui muri lungo le strade e nei luoghi più frequentati (immagini in appendice). Una testimonianza preziosa, e per certi aspetti consolante: perché le epigrafi confermano che anche nella propaganda elettorale c’è poco di nuovo sotto il sole. Ci racconta Cicerone che perfino Catone l’Uticense, l’inflessibile, il perfetto, che camminava per Roma a testa alta, incurante della folla, anche Catone durante la campagna elettorale si faceva accompagnare da uno schiavo “nomenclatore”, che conosceva i nomi di tutti i cittadini, e che, all’avvicinarsi di un elettore, sussurrava nell’orecchio del padrone: “Questo si chiama Marco Proculo, e la moglie da poco gli ha dato un figlio.” E Catone si precipitava ad abbracciare Marco, e gli domandava: “Come sta la signora, e il bebè vi fa dormire la notte?”.
Ma torniamo a Pompei. Nei “manifesti” si sprecavano i superlativi: non c’era candidato che non fosse generosissimo, morigeratissimo, integerrimo, che non pensasse solo al bene pubblico, che non fosse degno dell’ammirazione dei concittadini. L’invito a votare il candidato nominato nel “manifesto” veniva rivolto ai Pompeiani dai vicini di casa, dagli amici e dalle amiche, da corporazioni di arti e mestieri e da gruppi: i “pizzaioli” “portavano” Aulo Trebio Valente, i mulattieri chiedevano il voto per Caio Giulio Polibio, gli operai di una “lavanderia” si schieravano apertamente per Olconio Prisco, membro di una potente famiglia: il quale Olconio si candidava un anno sì e uno no, e aveva goduto, nelle sue battaglie elettorali, del favore dei mercanti di legname, dei fruttivendoli, dei bottegai. Anche i maestri di scuola Saturnino, Valentino e Verna parteciparono alla mischia sostenendo, con i loro alunni, un candidato: la malignità, o del caso o dei “pittori” dei manifesti, volle che proprio nelle iscrizioni commissionate dai maestri ci fossero gravi errori di grammatica.
Partecipavano alla campagna elettorale anche i “dissignatores”, e cioè le “maschere” che nel teatro e nell’anfiteatro assegnavano i posti agli spettatori: Sabino si schiera con Marco Epidio Sabino e invita i passanti non solo a votarlo, ma, da uomo esperto di spettacoli, anche ad applaudirlo. Sembra di vederlo e di sentirlo, mentre, rivolto agli elettori, grida “Applausi!”.
Più sobrio è Elaino, la “maschera” che nello stesso “manifesto” fa propaganda per due fratelli, Suettio Certo candidato duoviro, e Suettio Vero che è candidato edile con Numerio Celso. Suettio Certo in alcuni “avvisi” di spettacoli che si tenevano nell’anfiteatro è indicato come “impresario” di una squadra di gladiatori, e questo spiega l’interesse della “maschera” Elaino. Aulo Clodio Flacco ricorda, in un lungo manifesto, che è stato “duoviro” già tre volte: la prima volta offrì al popolo “ una parata nel foro, tori, toreri, tre coppie di schermidori, pugili, buffoni di ogni specie, pantomimi, e in più elargì diecimila sesterzi; la seconda volta organizzò, a sue spese, spettacoli con 30 coppie di lottatori, con numerose coppie di gladiatori, combattimenti con tori, orsi e cinghiali, e, con il contributo del collega, una caccia alle belve; la terza volta, con il contributo del collega, replicò il programma del primo duovirato, con l’aggiunta di buffoni”. Non c’è da meravigliarsi del fatto che Aulo Clodio veniva eletto ogni volta che si candidava: gli spettacoli nel circo non solo suscitavano il favore e gli applausi di tutti i Pompeiani, ma procuravano lavoro a molti operai per tutta la “stagione” dei giochi, che durava almeno tre mesi.
Lucio Avianio Flacco Ponziano e Quinto Spedio Firmo ricordano di aver sistemato il tratto di strada tra la pietra miliare e la stazione dei carrettieri; Marco Tullio si vanta in un “manifesto” di aver fatto costruire, su un terreno di sua proprietà, il tempio consacrato alla “Fortuna Augusta”; e, infine, il duoviro Marco Centrio Marcello non offre al popolo i soliti giochi e le solite luminarie, ma ristruttura tre settori dell’anfiteatro. Tutti i lavori vennero finanziati dai duoviri e dagli edili con il proprio danaro: giova ricordare che, quando assumevano la carica, gli amministratori municipali dovevano mettere a diposizione della comunità una sostanziosa somma di danaro, la “summa honoraria”, che veniva spesa nell’organizzazione di spettacoli e nella sistemazione di opere pubbliche. Dunque, se anche oggi,nei Comuni in cui si vota, sindaci e assessori fanno asfaltare strade e sentieri, e lo annunciano al popolo con manifesti tradizionali e con post e con selfie, non fingiamo stupore, non gridiamo “che scandalo!”. Da che mondo è mondo, si fa così. E poi quando si asfaltano le strade, l’economia si muove, alla lettera e per via di metafora: lavorano gli operai, lavorano i fornitori di materiali…..





