L’azienda risponde picche al governo e non blocca la procedura di mobilità.
Fumata nera dal primo incontro di ieri al ministero dello Sviluppo Economico sulla chiusura dei due call center Almaviva di Roma e di Napoli. Un confronto sostanzialmente interlocutorio e drammatico. Questo perché alla richiesta della vice ministro Teresa Bellanova di ritirare la procedura di mobilità avviata per i 2511 addetti delle sedi da tagliare l’azienda ha infatti risposto opponendo un secco rifiuto. L’amministratore delegato di Almaviva Contact, Andrea Antonelli, ha dichiarato, nonostante le insistenze della vice ministro, che non sarà bloccato il conto alla rovescia della procedura di licenziamento collettivo, la cui scadenza è fissata al 18 dicembre prossimo, termine che stabilisce i tempi dell’eventuale raggiungimento di un accordo di salvataggio. L’intesa però appare al momento improbabile. I sindacati hanno invocato il rispetto dell’accordo del 31 maggio, peraltro bocciato il 5 maggio precedente dal referendum dei lavoratori. Accordo in ogni caso stipulato e che ha portato alla revoca, con l’introduzione dei contratti di solidarietà fino a novembre e di altri ammortizzatori sociali fino all’aprile del 2017, della prima procedura di mobilità per 2988 addetti delle sedi di Roma, Napoli e Palermo. “Questa di adesso è una ristrutturazione pesantissima – ha dichiarato l’ad Antonelli durante il confronto – e se pensate che l’azienda abbia avviato questa procedura per secondi fini avete sottovalutato la situazione. L’accordo di maggio ? Si era stabilito che dovevamo percepire qualcosa entro i primi sei mesi ma finora non abbiamo percepito nulla”. Il manager ha anche attaccato gli esponenti delle regioni Lazio, Campania e Sicilia. La giunta Zingaretti è stata accusata dall’azienda di aver assegnato ad altri call center una gara per il Cup, il centro unico di prenotazione, a un prezzo insostenibile per Almaviva, sotto il costo del lavoro. Tutte le regioni sono state poi criticate per non aver avviato nulla di concreto sul fronte degli incentivi alla formazione richiesti dal gruppo romano con i piani di fabbisogno presentati il 5 agosto scorso. Almaviva ha quindi ribadito il problema delle gare al massimo ribasso e la mancata applicazione dell’articolo 24 bis della legge di Sviluppo del 2012, che prevede l’introduzione di una segreteria telefonica nella chiamata ai call center con cui si offre l’opzione di parlare con un operatore italiano o straniero. “Scaricare le colpe sul governo è uno sport da evitare – ha detto la vice ministro Bellanova al confronto di ieri – comunque per lunedi – ha annunciato – ho convocato al ministero tutte le aziende committenti per affrontare la problematica delle gare. Poi per quanto riguarda il 24 bis c’è un emendamento in Parlamento per migliorarlo, ma il governo non può forzare la Costituzione”. Bellanova ha anche riferito che, sempre sul fronte del 24 bis, il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda ha consegnato le diffide alle aziende di call center che non lo applicano, risultate inadempienti e quindi sanzionabili. “Abbiamo riscontrato le inadempienze e dato il via alle sanzioni”, ha confermato Calenda al question time di ieri pomeriggio richiesto dal gruppo dei deputati di Sinistra Italiana-Sel (presenti Scotto, Fassina e Palazzotto). Deputati che però non si sono dichiarati soddisfatti della risposta del ministro soprattutto sul fronte del contrasto alle delocalizzazioni.



