Violente furono, nelle città italiane, le manifestazioni contro i Francesi dopo che operai italiani erano stati uccisi, nell’agosto del 1893, dagli abitanti di Aigues- Mortes, la città delle saline. Perché a Napoli ci fu lo sciopero dei 3000 cocchieri. Il successo delle cantanti francesi, le “sciantose”, e di quelle che imitavano le francesi, indusse Mario Costa a scrivere e a musicare “’A frangesa”. “Sciantosa” è la versione in lingua napoletana del francese “chanteuse”: dovrebbe significare solo “cantante”, ma, come sempre accade nella nostra lingua, il termine si carica di altre sfumature di senso.
A metà agosto 1893 i contrasti tra gli operai francesi delle saline di Perrier e di Peccais, presso Aigues- Mortes, nella Camargue, e gli operai italiani degenerarono in una violenta mischia: accorsero in aiuto dei francesi gli abitanti della città e costrinsero gli stagionali italiani a rifugiarsi in alcune case che appartenevano alla compagnia delle saline. Ma poiché i cittadini di Aigues- Mortes, armati di forconi e di fucili, si preparavano a dare l’assalto anche a quelle case, i poliziotti francesi proposero agli italiani di ritirarsi, sotto la loro protezione, in città. Gli italiani si lasciarono convincere, e fu un tragico errore. Durante il percorso, la colonna venne attaccata da ogni lato dai francesi, e nulla riuscì a fare la scorta di polizia per sottrarre piemontesi e lombardi all’attacco della folla di Aigues -Mortes. Nove italiani vennero uccisi, e decine furono i feriti, anche gravi. Ma sui numeri ci furono opinioni contrastanti: alcuni giornali italiani parlarono di almeno venti morti, mentre i giornalisti inglesi si dichiararono certi che almeno cinquanta italiani erano stati uccisi. Nelle città italiane sono violente le manifestazioni contro i Francesi, e contro quella parte del potere politico, guidata da Giolitti, che non vuole l’alleanza dell’Italia con l’Impero Asburgico e con la Germania, e dichiara, anche dopo i fatti di Aigues- Mortes, che i Savoia possono percorrere una sola strada, quella dell’alleanza con la Francia. A Napoli i disordini portano segni diversi: la folla grida “Abbasso la Francia” e devasta le sedi di società francesi, ma lo sciopero dei 3000 cocchieri – uno sciopero sollecitato dalla camorra – mira a mettere in difficoltà le istituzioni locali, vigorosamente impegnate a realizzare il progetto della rete tranviaria. E proprio nella primavera di quell’agitato ’93 la società belga che controllava tutto il settore dei trasporti urbani aveva proposto un’ulteriore estensione della rete dei tram. Violenti sono gli scontri tra dimostranti e polizia, che il 24 agosto uccide un ragazzo, Nunzio De Matteis, figlio di un operaio dell’Arsenale. La tensione altissima e la violenza dei disordini spingono le autorità militari a disporre l’intervento dell’esercito: le cariche della cavalleria riportano gradualmente la calma, anche se secondo alcuni cronisti gli animi si placano veramente solo quando i Napoletani vedono Ciccio Cappuccio, capo della camorra, attraversare la città in carrozzella: è un chiaro segnale: finitela: un accordo è stato trovato, nelle stanze del potere. Ma se in piazza si invoca la guerra contro i Francesi, nei teatri, al “Salone Margherita” e al “Circo delle Varietà”, in via Chiatamone, i Napoletani sono vinti dal fascino delle cantanti francesi, le “sciantose”. Ci racconta Vittorio Paliotti che al “Circolo” la stella più luminosa è la parigina Armand’Ary, che proveniva dalle “Folies Bergères” e che, prima di venire a Napoli, aveva cantato sui più famosi palcoscenici del mondo le più belle canzoni napoletane. In onore di Armand’ Ary Mario Costa scrive e musica “ ‘A frangesa” e una casa di profumi, la “Darente”, dà il nome della cantante a un’acqua di colonia da usare per il fazzoletto, che veniva venduta “al prezzo (sbalorditivo per quell’epoca) di lire 2, 25 al flacone”.



