Addio alle società comunali

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Rifiuti , ambiente, energia, le Aziende che  gestiscono i servizi  destinate ad una profonda riforma. Mezzogiorno finora penalizzato. 

Chissà se i milioni di  cittadini che usufruiscono di servizi gestiti dalle Società comunali riusciranno mai a parlarne bene. Le rilevazioni statistiche dicono il contrario. Tra annosi e odiosi balzelli sulle tariffe e insoddisfazione  per l’ erogazione dell’acqua, la tutela dell’ambientale, la gestione dei rifiuti, in questi giorni  apprendiamo che  di 7.000 imprese dei nostri Enti locali soltanto 1.168 hanno la mission di gestire i servizi suddetti. E le altre?  Si chiamano Società strumentali, impegnate in tante, altre attività economiche, che  poco  fruttano ai loro azionisti: Comuni, Regioni, Enti territoriali, appunto. Le società di servizi, nonostante le insoddisfazioni degli utenti, nel 2014 hanno fatto utili per 1,4 miliardi. E’ giusto che le Società strumentali continuino ad esistere e pesare sulla collettività? I comportamenti gestionali tra i due tipi di aziende sono molto diversi. La necessità di intervenire è diventata forte. Apprendiamo anche che queste gestioni  hanno  creato profonda “disomogeneità della qualità dei servizi ai cittadini, con una situazione particolarmente grave nel Mezzogiorno”. Il giudizio è di Utilitalia, l’organizzazione che riunisce le società pubbliche. In Parlamento è in discussione la Riforma della Pubblica Amministrazione – la legge Madia- che tocca  nel profondo  queste aziende, fino a farle scomparire. C’è bisogno di soldi perché sono  largamente sottocapitalizzate, con la conseguenza di fare bassi investimenti  in  settori di maggiore utilità sociale.  C’è bisogno  di un taglio orizzontale e verticale per alleggerire il loro peso sul bilancio dello Stato e aumentare la concorrenza. Si capisce che negli anni sono state gestite e guidate con criteri discutibili. 3035 di esse non hanno più di 5 dipendenti. L’indirizzo generale è di cerare efficienza, accorpare,  alienare, aprirsi al mercato. E’ positivo  che sul tavolo arrivino proposte concrete come quella di spostare le competenze in materia dai Consigli Comunali alle Giunte. Di approvare norme  di salvaguardia per i dipendenti  e le attività gestite in caso di  passaggio delle ad altre imprese. Il governo vuole approvare la Riforma prima della della pausa estiva con la prospettiva di avere il nuovo  assetto dei servizi pubblici già nel 2017. Per gli interessi in gioco si gioca  una partita ancora più dura della riforma elettorale. Ai cittadini utenti resta il giudizio finale.

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