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Somma Vesuviana, l’intervento di un escursionista: «C’ero anch’io sul Gran Sasso…»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Sergio D’Avino, un intervento che arriva dopo la vicenda che ha messo alla gogna l’immagine di Somma Vesuviana e che, in questo caso, stigmatizza l’atteggiamento non solo dei media ma anche del popolo del web. 

C’ero anche io sul Gran Sasso. Sono uno degli anziani camminatori (che significa? E’ un insulto? Un dato di fatto? In montagna oltre una certa età non si può andare? Boh. Eppure ho visto giovani, avvenenti fanciulle e tanti pensionati felici salire verso l’alto) che faceva parte del gruppone di quei zozzosi sommesi che ha cosi gravemente danneggiato l’immagine di Somma Vesuviana nel mondo del web. Mio malgrado sono diventato un barbaro, un imbrattatore (?), un lordatore (??) un antiecologista, uno stupratore di rocce, un violentatore di parchi, “il solito napoletano”, imbecille, cretino, pezzo di m…., eccetera eccetera.  Me ne farò una ragione. Dunque un componente del gruppo imprime il logo del medesimo sulle rocce, che viene anche fotografato e messo in rete. Già questo la dice lunga su come quel gesto non è stato visto come uno sfregio alla natura. Gesto deprecabile, ingiustificabile, inqualificabile. Fin qua ci siamo. Poi il portavoce del gruppo chiede scusa pubblicamente e in privato alle autorità del parco per l’insano gesto. E anche questo non è bastato. Ancora: la disponibilità di una parte di questi anzianotti bavosi a cancellare le infami scritte. Niente, è troppo poco ancora. Infine: una giornata dedicata alla pulizia sia del Parco del Gran Sasso che del Vesuvio, uniti in una sorta di gemellaggio. Di più, vogliamo di più urlavano dai social. Restiamo in attesa del 41 bis. Intanto è arrivata la gogna mediatica-virtuale a chi la sparava più grossa, urlatori di specie diverse si sono cimentati nelle definizioni più audaci, sguaiate accuse, per non dire di insulti grevi e riprovevoli, compreso chi chiedeva il carcere appunto, da parte di un signore che ha vissuto in Abruzzo e conosce quelle montagne come i suoi debiti (se ne ha), vantandosi di aver girato in lungo e largo i parchi d’Europa, compreso quello Oulanka in Finlandia, per non parlare di quelli degli Stati Uniti dove li conosce tutti, e segnatamente Yellowstone dove ha incontrato Yoghi e Bubu. E dove ti portano in gattabuia appena sgarri. Sperando di non avere problemi di prostata (siamo vecchietti, una pipì ti potrebbe scappare) o di un intestino bizzoso ( che ti costringe ad accovacciarti) allora ti lasciano in cella e buttano la chiave. È da condividere, invece, la lettera del sindaco Piccolo: pacata, sobria in cui condanna l’episodio, ma sapendo chi sono i componenti del gruppo “Somma Trekking” riconosce le finalità per cui quest’associazione è nata. Nella parte finale della missiva, rivolge un invito alla delegazione abruzzese a venire nel nostro paese a conoscere il nostro territorio. E perché no, anche le persone del gruppo in questione.

Ma in tutta questa vicenda, una domanda sorge spontanea: perché nessun giornalista, tra i tanti che se ne sono occupati, ha cercato di contattare il portavoce di “Somma Trekking”, o un suo componente per avere maggiori informazioni? Perché non avere un riscontro di prima mano sullo svolgimento dei fatti in modo d’ avere un quadro più chiaro dell’accaduto? Chi siete, in quanti eravate, come vi siete organizzati, cosa cavolo avete combinato, eccetera? Un giornalismo, che si definisce tale, avrebbe perlomeno verificato con i diretti interessati lo stato delle cose. Avrebbe così scoperto che questo gruppo non è poi così sprovveduto. Nato da 4/5 anni, dedica molte domeniche ad escursioni soprattutto all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, facendo conoscere i sentieri del nostro territorio a persone che amano camminare, tutelando e rispettando l’ambiente (Ah quanta spazzatura raccolta …). Che a volte è in trasferta sulle montagne del beneventano e dell’avellinese, ma anche sulla costa (sentiero degli Dei, delle Ferriere, dell’Avvocata, Ieranto) coinvolgendo ogni volta fino a quaranta persone tra uomini e donne. Non disdegnando uscite culturali come i Sassi di Matera o l’isola di Liri e dintorni. Insomma non proprio degli incauti escursionisti, che prima di partire contattano le persone del posto, si fanno spedire mappe, foto e notizie, che studiano le altimetrie e il grado di difficoltà, che sono in collegamento con walkie talkie lungo il tragitto affinché nessuno si perda o resti indietro, che fanno riunioni organizzative prima di partire. Altro che persone rintronati dall’età che invece di starsene sulle panchine vanno sporcando le rocce altrui. Ecco un po’ di giornalismo-giornalismo avrebbe saputo e fatto sapere che queste persone non sono proprio una manica di deficienti. E che forse, ma proprio forse, non fanno così schifo come sono stati “pittati” dalle tribù della rete. Che dire: aveva ragione Umberto Eco, il web è una grande scoperta, ma dà la possibilità a legioni di imbecilli di parlare. Dimenticavo: si accettano critiche. Si dispensa dagli insulti. Anche perché non risponderò.

Firmato: Sergio D’Avino

 

«Un giornalismo che si definisce tale avrebbe verificato con i diretti interessati». Ilmediano.it è ben lieto di ospitare gli interventi di tutti ma, trattandosi del nostro mestiere, abbiamo chiesto alla collega Daniela Spadaro un commento che incolliamo subito dopo la lettera.

Risponde la giornalista Daniela Spadaro

Gentilissimo signor D’Avino, il direttore del mediano.it mi ha chiesto un commento sulla sua accorata lettera ed ho accettato volentieri. Un commento che sarà scevro da pregiudizi, le assicuro e mi è tanto più facile in quanto non ho scritto della vicenda in questione, pur avendola seguita con interesse grazie alle penne di altri colleghi. Sull’episodio in sé non credo ci sia molto da dire: lei stesso, con sana autocritica, lo definisce inqualificabile e deprecabile. Lei stesso fa cenno alle scuse, pubbliche e private. Ancora lei accenna alla disponibilità successiva ad eventuale gemellaggio. Fin qui, che dire, mi pare che avendo compreso l’errore di un componente del gruppo abbiate fatto ammenda. La sua lettera è densa di ironia, cosa che non si può non apprezzare, è spiritosa, ironica ed autoironica, sarcastica ma… Sì, c’è un «ma». Un «ma» che, le assicuro, non le costerà il 41 bis. Lei, lamentandosi di quelle che mi par di capire considera «mancanze» della stampa, parla di «giornalismo – giornalismo» facendo notare che nessun cronista si sia preoccupato di contattare un componente del gruppo o il di questo portavoce. E io le chiedo: perché mai? La scritta c’era, l’aveva realizzata, era palese, un componente di Somma Trekking. Cosa mai avrebbe potuto chiedere a lei o a qualsivoglia membro del gruppo un collega giornalista? Poteva chiedere per esempio il motivo? Avrebbe potuto rivolgere al responsabile la fatidica domanda: «Cosa ha provato?». Davvero poteva esserci un motivo valido per compiere un gesto simile se non un incauto entusiasmo e la voglia di lasciare un segno del quale poi vi siete dovuti pentire all’istante? Suvvia, comprendo il dispiacere della ribalta mediatica per un episodio increscioso ma non ritengo faccia onore a Somma Trekking scaricare nemmeno la più piccola responsabilità sui giornalisti, cosa che sembra diventata sport nazionale. Lei cita Umberto Eco e io concordo alla grande. Il web è libertà, commentano gli imbecilli e lo fanno le persone intelligenti. La cronaca però, mi consenta, è un’altra cosa. È una professione e in tale professione è insito non solo il diritto di cronaca ma anche quello di critica. Non ho letto di sicuro tutti i resoconti giornalistici, ho evitato come la peste gli stormi di commenti sui social però non posso non dirle che prende un abbaglio quando scrive: «Ecco un po’ di giornalismo-giornalismo avrebbe saputo e fatto sapere che queste persone non sono proprio una manica di deficienti». I giornalisti raccontano, semmai criticano a ragion veduta e secondo la propria sensibilità. Facciamo così: lei non ci insegna il mestiere e io non le dico come organizzare escursioni. Dandole anzi la mia personale disponibilità, ritengo anche quella delmediano.it, quando deciderà di raccontare cosa fa (altrove, non sul Gran Sasso) il gruppo Somma Trekking.

 

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