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Si terrà il 31 ottobre il processo di secondo grado sul voto di scambio – voti in cambio della promessa di posti di lavoro ai disoccupati – alle elezioni comunali del 2012, ad Acerra. Per quella data è attesa anche la sentenza. Dopo l’allarme lanciato dalla parte civile e poi raccolto dalla commissione parlamentare antimafia e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, c’è dunque la concreta possibilità che il reato non cada in prescrizione, prevista entro novembre. La sparizione dei fascicoli del processo di primo grado – lo smarrimento delle carte era stato segnalato dalla stessa Corte d’Appello di Napoli – aveva infatti lasciato presagire il colpo di spugna su una vicenda cruciale per la politica della città dell’inceneritore più grande d’Italia. Sparizione che ha peraltro spinto il Guardasigilli a inviare nel tribunale di Napoli gli ispettori ministeriali. Una vicenda inquietante. In primo grado risulta condannato per corruzione elettorale, a una pena di dieci mesi di reclusione, l’imprenditore delle imprese di vigilanza Nicola Ricchiuti, all’epoca dei fatti contestati marito di una cugina del sindaco, il geometra Raffaele Lettieri. Lettieri che proprio anche grazie ai voti di Ricchiuti e della compagine promossa dall’imprenditore, la lista civica di maggioranza “Acerra è Tua”, sette anni fa è stato eletto per la prima volta sindaco di Acerra, al ballottaggio. E’ stato rieletto nel 2017, al primo turno. Insieme con Ricchiuti figura sul banco degli imputati anche Domenico D’Anna, un vigilante assunto da Ricchiuti e poi licenziato nel convulso periodo in cui scoppiò la polemica sulle irregolarità alle elezioni. In quella fase fu licenziato anche Mario Calzolaio, un altro vigilante assunto da poco. Calzolaio ha già patteggiato, nel 2017, una pena a sei mesi di reclusione. Entrambi, D’Anna e Calzolaio, secondo l’accusa furono reclutati da Ricchiuti per raccogliere, attraverso una serie di riunioni con i disoccupati della zona, tenute nei comitati elettorali, il maggior numero di voti in cambio dell’impegno di Ricchiuti ad assumere personale. Impegno che però non sarebbe stato mantenuto. La mancata promessa e il licenziamento dei due vigilantes costituirebbero il fattore scatenante dell’inchiesta della magistratura, allertata dagli elettori delusi. Una storia squallida se si pensa che Acerra è una delle capitali storiche della disoccupazione nel Napoletano e che sullo sfondo delle elezioni del 2012 si stagliò un clima di forte tensione, segnato da violenze, minacce e da ripetuti ritiri dalla competizione elettorale di una serie di candidati. Quindi l’elezione, al ballottaggio, di Raffaele Lettieri, che batté il candidato del centrodestra, il colonnello della Guardia di Finanza Antonio Crimaldi, il quale inoltrò alla Procura una denuncia su presunti brogli. L’inchiesta su Ricchiuti, divenuto nel frattempo consigliere comunale di maggioranza, scattò in questo contesto. Ma a un certo punto l’imprenditore non si presentò più in consiglio, che quindi ne votò la decadenza. Successivamente però, nel 2016, l’ex presidente dell’assemblea cittadina, Domenico De Luca, respinse la richiesta delle opposizioni di centrodestra e centrosinistra di avviare i lavori per la costituzione di parte civile del Comune al processo. Un no che vanificò di fatto la speranza di veder figurare la municipalità come parte lesa nel procedimento giudiziario.

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