I retroscena legati all’usura dietro l’omicidio di Adalberto Ignazio Caruso.
Interessi usurai stellari, gente vessata dal prestito col cappio. Ruota attorno a questa ipotesi investigativa il possibile movente dell’omicidio di Acerra. Prima di essere ucciso, la sera di San Gennaro, era andato in carcere molte volte Adalberto Caruso, 57 anni, meglio conosciuto con il nomigliolo di Ignazio ‘a mbechera.
Dagli ambienti investigativi emerge infatti un profilo della vittima, cognato dei capiclan Lombardi, i fratelli Cuono, Giovanni e Valentino, tutto proiettato nelle attività legate all’usura. Secondo fonti provenienti dalle forze dell’ordine Caruso imponeva ai debitori tassi d’interesse superiori al 400%. E a chi non pagava per tempo veniva regolarmente prescritta una “terapia” a base delle minacce più taglienti e subdole. Sempre secondo quanto emerge dalle indagini proprio per questi motivi Ignazio era malvisto ad Acerra, anche se poteva godere dell’appoggio di numerosi amici e parenti visto che era pur sempre il cognato dei boss Lombardi (aveva sposato una sorella dei temibili sicari di camorra, poi divenuti boss a tutti gli effetti). Probabilmente grazie a questi appoggi eccellenti “Ignazio” poteva assumere un comportamento spregiudicato sul fronte dei suoi “affari. Fino a quando sabato sera un killer gli ha sparato un colpo di Beretta in testa, un solo proiettile che ha fatto schizzare la materia cerebrale sul basolato di piazza San Pietro, la piazzetta di Acerra in quel momento zeppa di gente e di traffico. Caruso veniva quasi tutte le sere qui, a sedersi sulla panchina piazzata di fronte all’edicola votiva della Madonna Addolorata, su cui si erge un grande crocefisso in ferro battuto. Si perché è stato ammazzato là Caruso, davanti all’immagine della Madonna, nel giorno di San Gennaro. Appena qualche ora prima l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, poco dopo il miracolo della liquefazione del sangue del santo patrono di Napoli, aveva lanciato dal duomo un appello accorato alla pace, alla fine di tutte le violenze nel Napoletano. Ma in serata la risposta di mamma camorra alle parole del prelato è stata repentina quanto blasfema. Un delitto di chiaro stampo camorristico quello di Acerra, eseguito con il più classico dei rituali mafiosi. Nel frattempo la moglie, i due figli e i cinque fratelli (due fratelli e tre sorelle) della vittima se ne stanno chiusi da giorni nell’appartamento in cui viveva l’ultimo obiettivo dei killer, un alloggio ubicato in una traversa a pochi passi dal luogo dell’agguato. Nel frattempo la salma di Caruso è rimasta bloccata nell’obitorio del secondo policlinico di Napoli. Fino a ieri sera non era stata ancora effettuata l’autopsia. E non si sa ancora se le autorità di polizia intendano o meno vietare il funerale in forma pubblica della vittima dell’agguato nel giorno di San Gennaro. A ogni modo ad Acerra la sensazione diffusa è che l’omicidio di tre giorni fa rappresenti la classica esecuzione di una condanna a morte annunciata da tempo. Nulla da temere, dunque, sul fronte di una possibile faida di camorra. Almeno per il momento.



