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Gli Ottavianesi devono tornare non “in” Montagna, ma “alla” Montagna. Le polemiche per lo slalom automobilistico. Tre ordini di ragioni impongono la sistemazione e l’apertura del sentiero n.1 che da Ottaviano sale al cratere del Vesuvio: le ragioni dell’equità, le ragioni del sistema economico- sociale ottavianese, le ragioni “sentimentali” della storia del territorio. La  cultura dell’ambiente nel “capitolato” ottajanese del 1661 e nel decreto del 7 settembre 1756  con cui Carlo di Borbone istituì la “Riserva del Vesuvio”.

 

Non entro nel merito “giuridico” della polemica suscitata dallo slalom automobilistico che è andato in scena domenica, su un tratto della strada su cui si gioca la solita telenovela italiana del cumulo di “autorità”. Il dibattito “giuridico” lo lascio ai giuristi: io chiedo lumi alla logica aristotelica che, diceva Hume, è lo strumento più alto e più sicuro del ragionare. E quella logica mi dice che il tratto di strada su cui si è svolta la gara è aperto al traffico, a ogni modo e misura di traffico, in ogni ora del giorno: se i padroni delle cento auto più inquinanti decidessero di guidarle, ogni giorno, in corteo fino alla “sbarra”, e poi di riportarle giù, e poi di ritornare su, non troverebbero ostacoli. Ora, il sindaco di Ottaviano sa che la decisione di domenica non può restare un atto isolato, una “prova di forza”: di “prove di forza”, in verità, non se ne sente il bisogno. Le comunità vesuviane chiedono alle istituzioni chiarezza, concretezza e, soprattutto, coerenza. Il sindaco di Ottaviano ha l’obbligo di dare un significato politico alla ponderata decisione di far correre le automobili: e il significato politico può venire solo dall’ adozione, altrettanto ponderata, degli atti necessari per eliminare, come elemento oggettivo e come simbolo, la famosa “sbarra” che blocca a un certo punto la strada montana, e per aprire il sentiero che le carte pubblicate dall’Ente Parco del Vesuvio classificano come sentiero n. 1 (vedi foto in appendice).. Aprirlo, metterlo in sicurezza, dotarlo di quelle strutture e di quei sistemi di servizio e di comunicazione che sono stati già sperimentati a Ercolano e a Boscoreale e che garantiscono l’afflusso di turisti, la sostanziale sicurezza dei loro movimenti, la tutela dell’ambiente.

Tre ordini di ragioni chiedono questa risoluzione. Il primo ordine è dettato dal principio dell’equità, che impone alla politica di distribuire obblighi e privilegi con un equilibrio sistematico. E dunque anche Ottaviano ha il diritto di confrontarsi con la cultura dell’ambiente nei termini consentiti ad altri Comuni, ai quali dovrà essere concesso di sperimentare, a loro volta, il rigore e le “sbarre” che alla nostra comunità viene chiesto di usare nel tutelare il sonno degli uccellini: che, ovviamente, è un compito prestigioso. Il secondo ordine di ragioni è strettamente legato allo “stato” dell’economia ottavianese, che non è uno “stato” entusiasmante. Lo dissi quando venne ufficialmente consacrata, nella Valle delle Delizie, la grotta alla Madonna di Lourdes, e l’ho scritto anche sul nostro giornale: la Montagna, l’apertura e la sistemazione del sentiero n.1, la riorganizzazione dei sentieri interpoderali e un calendario di eventi che abbiano come “palcoscenico” non solo il Palazzo Medici, ma anche piazze, cortili e palazzi dei due centri storici di Ottaviano costituiscono l’ultima speranza per le attività commerciali del Centro Abitato, e l’ultimo tentativo per arginare una drammatica crisi sociale.  Il terzo ordine di ragioni sembrerà il più debole, ma certamente solleciterà l’attenzione del sindaco avv. Luca Capasso, di cui tutti conosciamo il temperamento “sentimentale”. La Montagna è il principio della storia della nostra città: con le vigne, con gli alberi da frutta, con le selve, con il fascino dei suoi luoghi e dei suoi misteri, con la suggestione del sacro. Per secoli la Montagna ha dato agli Ottajanesi cibo, erbe medicamentose, la legna per accendere il fuoco, ma anche regole di comportamento, il sentimento dell’identità, e la consapevolezza di quanto sia importante il ruolo della comunità.

Gli Ottavianesi devono ritornare non “in” Montagna, ma “alla” Montagna. Il ritorno “alla” Montagna può aprire, nella nostra storia, un capitolo nuovo, fatto anche di memorie del passato.

A proposito di memorie del passato. Sarebbe interessante leggere i provvedimenti che adottarono, per tutelare la “natura della Montagna”, gli amministratori di Ottajano e i Medici. In un “capitolato” del maggio 1661, e le disposizioni che Carlo di Borbone inserì nel decreto del 7 settembre 1756, con il quale egli istituiva la “Riserva del Vesuvio”.

Forse la cultura dell’ambiente non l’ ha inventata tutta il nostro tempo….