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A Napoli un delicato “clown poetico” ci indica la strada del rinnovamento

All’interno della rassegna settembrina al chiostro di San Domenico Maggiore il sorprendente “Foglie nel vento” della “Compagnia delle nuvole”

Una bicicletta che si muove in verticale come un ascensore, un lampadario che al posto delle lampadine ha i campanelli, ombrelli pieni di foglie, una grande cassa con dentro un angelo che suona lo xilofono: queste sono solo alcune delle belle invenzioni sceniche di questo spettacolo di “clown, musica in diretta, teatro fisico e tanta poesia”, come recita la locandina di “Foglie nel vento”, rappresentato il 7 e l’8 u.s., nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli. In scena, per la regia di Jose Piris, ci sono due artisti molto particolari: Maria Giulia Fiorino e Piero Partigianoni, ai quali si deve l’idea originale di questo spettacolo. La prima, che in scena canta, suona e danza, ha un passato di danzatrice con studi regolari e tanto di concorsi vinti, ma su questa più che solida base si innesta il suo spirito curioso ed eclettico, amante della musica e dell’arte. Maria Giulia Fiorino studia pedagogia della danza, lavora come regista, è ideatrice e direttrice artistica del Festival Palomart, canta canzoni medicina e crea un suo proprio album, è instancabile ricercatrice di nuovi linguaggi espressivi. Piero Partigianoni è un clown a tutto tondo, con una lunga esperienza di attore e regista a Barcellona, Berlino, Granada e Ibiza, dove fonda anche la compagnia Clownidoscopio. Dall’ incontro di questi due artisti nasce la Compagnia delle nuvole, che fonde le esperienze dei due per arrivare a un racconto scenico che si avvale di tutte le tecniche citate: clown, teatro fisico (danza), musica, canto e poesia che qui si incontrano senza schemi né barriere.

“Foglie nel vento” racconta di Splinki, un ometto imprigionato dai ricordi, solo, che abbraccia un manichino fatto di cianfrusaglie varie illudendosi che si tratta del suo antico amore, che, però, non c’è più. Sirio, il suo angelo dell’ascolto, un angelo che ha grandi orecchie per ali, dopo molti tentativi riesce a guidare Splinki verso una positiva presa di coscienza: bisogna lasciare andare le foglie secche altrimenti non ci sarà mai una nuova primavera, è necessario dire addio al passato perché ci sia un nuovo inizio. La storia, senza tempo  e senza luogo, come una fiaba, è messa in scena con fanciullesca freschezza, con sincera tenerezza per le difficoltà di Splinki, che Piero Partigianoni  dota di un volto “parlante”. Sirio, poi, interpretato da Maria Giulia Fiorino ricorda il Puck del Sogno di una notte di mezza estate, uno spirito leggero, giocoso, che vibra di emozioni. E in questa atmosfera onirica e fiabesca allo spettatore arriva un messaggio fondamentalmente di speranza e di fiducia.

I due artisti, da lunedì 10 a giovedì 13 terranno, nella sala del Capitolo del convento di San Domenico Maggiore a Napoli, un laboratorio aperto a tutti. Attraverso il clown, il canto libero e la danza istintiva, in un ambiente di non giudizio, ciascuno cercherà il suo proprio canale di espressione, liberamente, dove la connessione con se stessi e con gli altri sarà lo strumento per trasformare il proprio mondo interiore in materiale scenico. Insomma un’opportunità per conoscere il piccolo grande artista che c’è in noi.

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