I Periti Industriali di Napoli si incontrano a Città della Scienza per rimettere al servizio la loro forza, le loro idee e ricostruire da zero un futuro economico diverso.
“Due giorni per incontrarsi”, questo lo slogan che apre il programma di questa VIII Giornata del Perito Industriale che ha come obiettivo quello di aprire un dibattito che si pone come qualcosa di letteralmente “costruttivo”. Sì, perché oltre i temi della formazione in azienda, delle libere professioni, della ricerca e dell’innovazione economica e occupazionale, in un momento quanto mai critico per il Paese e in particolar modo per il suo Sud, oggi si parla di costruire qui a Città della Scienza e per Città della Scienza.
Questa la spinta di tutti i periti industriali, laureati di Napoli e studenti, a riunirsi in questa location di straordinaria importanza, che mai come quest’anno, dopo gli atti vandalici e criminali dello scorso 4 marzo, necessita una ricostruzione. A valle quindi dell’intesa siglata il 2 luglio, il convegno si è proposto di raccogliere un fondo per la risanazione del polo scientifico museale campano. Un’iniziativa di solidarietà battuta anche attraverso la distribuzione di braccialetti di silicone sostenuta in primis dallo stesso sindaco Luigi De Magistris, e ideata dal Tesoriere del Collegio Professionale Corrado Delizia, che ha già sbancato nei giorni precedenti alla manifestazione con più di mille pezzi venduti.
Molti gli ospiti presenti nella Sala Newton di Città della Scienza oggi e che si apprestano a prendere la parola per tracciare un possibile percorso di rilancio di un tessuto produttivo in grave affanno. Parliamo di quasi duemila professionisti accreditati, tantissime aziende che approfittano della vetrina offerta da questa importante giornata di confronto per mostrare il loro lavoro, la loro “perizia” appunto. E poi, naturalmente, le istituzioni cittadine, provinciali, regionali e nazionali, i Dirigenti scolastici degli istituti tecnici industriali, nonché associazioni e sindacati.
Innovazione, competitività, sistema, formazione: queste sono le parole che ricorrono più spesso nei discorsi che accendono il dibattito. A partire dal vicedirettore del Tg1, Gennaro Sangiuliano, ospite d’eccezione nonché gran moderatore, che ci tiene a ricordare come quella che una volta era un’economia italiana solida e florida, sia sempre stata fondata sul lavoro di periti industriali che si sono distinti per la loro perizia. Giulio Natta, che 50 anni fa vinceva il Nobel per la chimica per aver inventato la plastica italiana; Olivetti, la cui azienda offriva lavoro a oltre 20.000 persone solo nella zona di Pozzuoli; Merloni, Enrico Mattei, Vittorio Valletta e molti altri.
«Quella era un’Italia del fare», afferma Sangiuliano, «Un’Italia in cui Napoli figurava come la terza città industriale. Quello che dovremmo chiederci oggi è se siamo in grado di ricostruire un apparato produttivo in grado di intercettare la ripresa economica di cui abbiamo bisogno. Per farlo dovremmo imparare a “declinare” la parola Scienza più spesso». Perché ricostruzione non vuol dire soltanto risanare materialmente le mura di un edificio, ma anche risanare lo sviluppo, la materia scientifica in sé per riuscire così a combattere l’ormai imperante desertificazione industriale del Mezzogiorno.
Fortuna che qualcosa si muove, aprendo uno spiraglio di speranza, poggiando un primo mattone su cui costruire tutto il resto. Così, molte sono le aziende che in questo periodo hanno deciso di adottare una delle tante start-up nate all’interno dell’Incubatore di Città della Scienza, perché solo con queste e con l’instancabile lavoro dei ricercatori scientifici, dei giovani scienziati, Napoli può sperare di avere di nuovo una voce in capitolo. Ed è anche grazie a questo progetto che il 7 novembre prossimo, attraverso l’iniziativa Futuro Remoto, verranno riaperte alcune aree espositive distrutte dagli incendi dolosi per mostrare come la ricostruzione non si ferma a meri discorsi, ma si muove attraverso i fatti.
Lo stesso credo condiviso anche dal sindaco De Magistris, che nel suo breve discorso ha puntato molto l’attenzione sulla necessità di preservare il futuro dei giovani, quelli presenti in sala, provenienti dagli Istituti Tecnici campani, e di tutti quelli fuori, cittadini di una Napoli senza la quale non c’è sviluppo per l’Italia intera e che deve imparare a non chiudersi in se stessa, ma reagire come il suo glorioso passato ci insegna.
Per questo c’è molto da lavorare sulla formazione, come afferma la Responsabile del Polo Qualità di Napoli Angela Orabona, perché senza non esiste sviluppo né tantomeno un futuro dignitoso da offrire ai giovani. Impresa difficile ma possibile, grazie a sistemi e strumenti formativi esistenti e validi come mostra anche il Collegio dei Periti e i suoi 92 comitati tecnico-scientifici presenti solo in Campania, sui 148 italiani complessivi.
«Creare occupazionabilità, lanciare nuove imprese, generare e rigenerare le piccole e medie industrie, ma anche premiare le idee soprattutto quelle dei giovani», afferma Domenico Palmieri, curatore dei Rapporti Istituzionali del Collegio dei Periti Industriali di Napoli. Il dibattito mattutino ha poi lasciato il posto a un pomeriggio votato all’intrattenimento, con un buffet organizzato dall’Istituto Alberghiero “De Medici” di Ottaviano e lo spettacolo dei comici di Made in Sud.

