Un pezzo scritto per Lino Romano e un invito a partecipare ad una serata a lui dedicata: il 18 ottobre, alle 21.00, ingresso gratuito, presso il teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare.
Su facebook, nella bacheca di Rosanna, tra le tante cose pubblicate per ricordare Lino, c’è un video fatto allo stadio San Paolo. In questo video in primo piano si vede un bimbo, poi Rosanna e poi il suo fidanzato Lino Romano. I tre si divertono a gridare la formazione del Napoli prima dell’inizio della partita. Vi starete chiedendo cosa c’è di strano.
Nulla. Non c’è nulla di strano, c’è solo un piccolo particolare, un impercettibile particolare: Lino è morto qualche tempo dopo, ucciso dalla camorra. Era un assassino? Un colluso? Era un componente dei clan? Era uno spacciatore? No, non era nulla di tutto questo, era un ragazzo che stava tornando a casa, ucciso perché “somigliava a quello”, fu scambiato per qualche altro povero demente che mangia al tavolo della mafia. Chiariamo un punto: Lino non somigliava nemmeno esteticamente al tizio che dovevano uccidere, Lino aveva la faccia troppo pulita. Se si guarda quel video dello stadio, si visualizza semplicemente che uno di quei tre ha la sciarpa nera, gli occhiali da vista, il berretto, ha l’aria attenta ma spensierata, emozionato per la partita che da lì a poco comincerà, ogni tanto guarda la ragazza, poi il nipotino, poi torna a guardare il campo, insomma un video normalissimo, una scena che tutti abbiamo vissuto.
Poi passa il tempo, Lino viene ucciso in una serata come le altre, senza motivo. I primi giorni dopo il dramma tutte le istituzioni si cimentano ad enunciare il più sentito sdegno contro gli assassini. Ognuno dice la sua in un coacervo di verità, ipocrisie, demagogie e progetti speranzosi. E’ passato un anno da quando è stato ucciso Lino e non esiste ancora un piano programmato per debellare definitivamente ogni forma di mafia. Vogliono convincerci che è impossibile distruggerla, ma non è così. Il prezzo da pagare per annientarla è troppo alto, meglio se muore un ragazzo purché restino in vita gli interessi. La camorra è infame perché sembra estranea a noi, eppure, riflettendoci, allo stadio accanto a Lino, stavamo seduti noi, ognuno di noi poteva essere accanto a lui, ognuno di noi poteva essere suo amico, incontrarlo al bar, al pub.
Ognuno di noi, ancora oggi potrebbe chiamarsi Pasquale, per gli amici Lino, e un bel giorno anche noi potremmo morire, non per fatalità, non per malattia, nessun incidente, soltanto perché un gruppo di soggetti assurdi spara. Il boato dei proiettili non è mai forte quanto quello di una lacrima caduta dagli occhi dei genitori di Lino, ma questo importa poco, va bene, non fa niente, che sarà mai? E’ solo l’ennesima vittima. Ci rammarica ma la cosa non ci riguarda. Ma se fossimo noi a chiamarci Pasquale Romano? Allora sì, la cosa, a quel punto, ci riguarderebbe eccome. Lino non sapeva nemmeno tanti dettagli tecnici e politici della criminalità organizzata, a Lino interessava prendersi cura dei suoi amici.
A Lino serviva il tempo per immaginare una vita felice. A questo punto, dobbiamo fermamente credere che esista un disegno particolare, una visione degli eventi predefinita, che improvvisamente decide di eleggere le persone come punti di luce. Tocca a noi tenere in vita quel ragazzo. Questi punti di luce, messi tutti insieme, formano la passione, la vita. Lino è un punto di luce eterna. Persino la morte viene superata quando qualcuno è un punto di luce. Per i non credenti l’insieme di quelle luci è la speranza, per chi è credente l’insieme di quelle luci è Dio. Quando Lino è stato eletto “punto di luce” molti non conoscevano nemmeno la storia di questo ragazzo, adesso invece, migliaia di giovani gli danno il buon giorno sulle pagine facebook a lui dedicate, migliaia di persone lo salutano con affetto, in migliaia vanno a letto scrivendogli la buona notte. Si diventa punti luminosi quando in realtà non si muore davvero.
Lino Romano non è morto. Il corpo, i suoi sogni e tutto il resto, sono stati distrutti, soprattutto perché questo Stato decide di essere accomodante con un assassino che manda baci alle telecamere piuttosto che con chi quei baci non li darà mai più. Nessuna condanna farà chiasso come quelle lacrime. Ecco perché quella luce deve restare viva, sempre, affinché l’ombra della corruzione non vinca. Queste non devono soltanto essere belle parole, queste devono essere intuizioni di coraggio affinché non si abbassi mai la guardia. Lino è parte dei nostri pensieri più puri. Nessuno ha mai visto gli occhi dell’Amore, eppure in tanti sappiamo che esiste realmente. Allo stesso modo Lino. Nessuno oggi vede i suoi occhi, eppure sappiamo che ancora esiste realmente. Lino esiste ogni giorno.
Questo miracolo accade perché lo abbiamo deciso noi, noi tutti, identificando Lino come una vittima di ingiustizia, come simbolo di rifiuto contro la prepotenza. Lino è quella carezza data mentre spieghiamo a un bambino quanto sia malsana la vita della camorra, quanto sia importante essere persone corrette. Lino è un politico che non scende a compromessi. Lino è un magistrato che non si fa pagare da nessuno. Lino è lo Stato che stiamo aspettando. Ogni volta che un provvedimento politico, culturale, finanziario avrà creato un contrasto al metodo criminale, avremo ridato voce a Lino. Esistono uomini che muoiono vecchissimi senza aver mai vissuto, senza aver irradiato emozioni.
In questi mesi ho letto tanto su di lui e ho scritto per Lino, ho conosciuto chi lo amava e ho imparato che questo ragazzo era fatto di emozioni genuine, era un giovane come me che avrebbe trovato esagerato questo articolo, era una persona semplice che mi avrebbe offerto il caffè per sdrammatizzare, invitandomi poi allo stadio. Esistono eventi che superano la razionalità e creano miti da portare nel cuore, miti che colorano il timbro della nostra voce con un tono rassicurante e speranzoso, miti che pilotano le nostre mani mentre forgiamo una realtà migliore. Tocca a noi decidere se Lino deve restare in vita o deve morire. Lino è mio fratello, è tuo figlio, è il tuo migliore amico. L’Italia non deve avere sete di vendetta, ma di giustizia.
Deve essere garantita la verità, la trasparenza politica, la certezza della pena, senza sconti. Lino è vita, è sorriso, Lino venerdì prossimo rinuncerà a vedere la partita del Napoli e si siederà in mezzo tra Francesco Amato e gli altri amici, tra musica e ricordi, nella serata a lui dedicata, pronto a rimettersi in gioco attraverso il coraggio di chi non intende dimenticarlo. Un giorno ci andremo davvero Lino, al bar, insieme, ma se permetti, il caffè lo pagherò io.
(Fonte foto: Rete Internet)

