Dopo l’anatema lanciato all’inceneritore monsignor Antonio Di Donna striglia di nuovo i fedeli. Stavolta l’indice è stato puntato sull’ecomafia. Il prelato ha anche indirettamente approvato le ronde ambientali dei cittadini.
“Usare la frusta contro chi inquina e vigilare sul territorio “. L’ultimo appello del vescovo di Acerra non lascia ancora una volta spazio ai dubbi sul fatto che ormai nella Terra dei Fuochi sia stato dato il via a una vera e propria crociata per un ambiente migliore. Ieri, nella giornata dedicata all’agricoltura e alla benedizione dei prodotti della terra, monsignor Antonio Di Donna ha incontrato nel duomo i contadini, scesi in corteo con i loro trattori per un ecosistema più sicuro e per la valorizzazione delle colture sane. Il prelato, però, non ha voluto commentare gli attacchi della stampa scaturiti dal suo anatema contro l’inceneritore, lanciato nell’omelia del giorno dei defunti, il 2 novembre scorso.
Di Donna, tignoso più che mai, ieri ha preferito mandare dal pulpito del duomo altri messaggi che pesano, messaggi diretti alla folla dei fedeli, tra loro le mamme coraggio, gli studenti e gli ambientalisti impegnati a impedire l’arrivo nell’inceneritore delle ecoballe provenienti dai siti di stoccaggio provvisorio sparpagliati in Campania. E tra i messaggi del vescovo di Acerra è emerso quello che punta alla lotta senza quartiere all’ecomafia. ” Usare la frusta e cacciare fuori dal tempio chi inquina il Creato “, l’esortazione più che decisa del massimo esponente della Chiesa locale, che ha usato le stesse parole scritte dalla conferenza campana dei vescovi, l’evento sulla “custodia del Creato ” tenuto ad Aversa alla fine di settembre.
Quindi, l’appello ai contadini. ” Vigilate sulle vostre terre – le parole del vescovo – c’è tanta agricoltura sana e bisogna difenderla “. ” Su Acerra – ha poi chiesto il prelato – deve essere fatta una selezione dei terreni per certificare la sicurezza delle colture “. Gli agricoltori rivendicano maggiori certezze e lo stop agli allarmismi sul fronte alimentare. Stesse certezze che pretendono un giorno si e l’altro pure le mamme coraggio e gli ecologisti in lotta contro quello che definiscono ” l’incenerimento selvaggio dei rifiuti”.
C’è fermento nella città del termovalorizzatore. Da giorni qui la gente si è organizzata in ronde. Gruppi di volontari che presidiano di sera tutta la zona allo scopo di informare carabinieri e polizia. Un’iniziativa che ieri è stata sostanzialmente benedetta dall’altare. ” Contadini e cittadinanza devono vigilare sul territorio – l’appello del vescovo – perchè cinquanta chilometri quadrati sono difficili da controllare, anche per le istituzioni “. E i tanti volontari che hanno ascoltato nel duomo queste parole hanno interpretato l’invito nel modo più logico. ” Parole molto positive – conferma Tony Petrella, uno dei promotori delle ronde – dobbiamo sorvegliare a vista il nostro territorio ma il gruppo di volontari anti roghi che finora sta agendo ha bisogno di una maggiore collaborazione da parte dei cittadini: siamo stanchi, c’è la necessità di consentire turni di riposo “. Sono oltre venti giorni che le ronde di volontari anti roghi presidiano l’area. “Il fenomeno è diminuito probabilmente grazie alla nostra sorveglianza – racconta Petrella – quando abbiamo iniziato lo abbiamo fatto perchè ad Acerra non si poteva nemmeno dormire la notte a causa dell’aria puzzolente”. Nel frattempo il vescovo e il suo popolo sperano nel rafforzamento dei controlli a livello istituzionale. Ma su questo fronte, fino adesso, solo tanti annunci e pochi fatti.

