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Somma Vesuviana, incubo “Tares”. I cittadini: “Aumenti iniqui”

E il sindaco facente funzioni fino a maggio, Salvatore Di Sarno, annuncia: “Stiamo provvedendo per trovare risorse ad hoc, presto tutti i dettagli in un’iniziativa.

Tra noi ce lo possiamo dire, la possibilità di derogare alla Tares e approvare le stesse aliquote dell’anno precedente (quelle che abbiamo pagato con la Tarsu) c’era. C’era eccome. Ma ben due delibere di giunta (le n.62 e 68 del 2013) hanno imposto ai dirigenti il passaggio alla Tares, nonostante fosse stata approvata dal Governo la possibilità di, appunto, derogare. Tutto quel che accade oggi, le famiglie in difficoltà nonostante le agevolazioni per i meno abbienti (che magari non sono soltanto quelli in grado di produrre un ISEE ad hoc), i commercianti che hanno ricevuto vere “tegole” cui far fronte nonostante la crisi, lo ha scelto la politica. E prima che il bilancio arrivasse in aula consiliare, per essere approvato dai consiglieri, gli atti sono andati in commissione bilancio.

Da lì sono usciti senza alcun emendamento dei componenti di maggioranza. Quanto a quelli di opposizione, pare non ci fossero. Ora, continuiamo a dircelo tra noi, su 92 comuni della provincia di Napoli, solo sei (6) sono passati alla Tares. Uno è Somma Vesuviana, considerato tra l’altro un comune “virtuoso”. Considerato pure che il 2013 era finito e che il bilancio si approvava a novembre. Ma qui l’unico virtuosismo non l’abbiamo certo fatto noi cittadini che continuiamo con coscienza a differenziare i rifiuti. Tanto per amore di dissertazione su ciò che poteva e non è accaduto, la deroga era prevista al comma 4-quater, art. 5 del Decreto Legge n.102 del 31.08.2013 convertito con legge n.124 del 28 ottobre 2013, n.124. Pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 254 del 29.10.2013 ed entrato in vigore il giorno successivo, il 30.10.2013.

In tutto ciò, non è possibile esimersi dal ricordare che i costi del servizio di igiene urbana a Somma Vesuviana sono identici dal 2010, l’aumento riguarda invece la frazione indifferenziata i cui costi sono lievitati per quello Sapna provinciale, che però è per così dire “abbattuto” dalla diminuzione dei costi del differenziato. Insomma (e a Somma), i costi sono quelli degli anni passati.

La domanda è: era proprio necessario sconvolgere il sistema tributario cittadino? E farlo con queste modalità e in questi tempi? La verità potrebbe stare nel fatto che “prima” non si erano caricati su una tassa, in questo caso la Tares, costi che si pagavano da bilancio comunale, senza che pesassero sui contribuenti. L’aggio Geset, il personale, i debiti fuori bilancio, il servizio di pulizia cimiteriale e delle aiuole cittadine e così via. Per un totale di circa due milioni di euro che:già, dov’è che sono andati a finire questi milioni di euro? Lavori pubblici? Servizi Sociali? Manutenzioni? Intanto c’è la possibilità di rateizzo e i sommesi vi stanno facendo ricorso, ma sembra che a Palazzo Torino, il nuovo sindaco facente funzioni, Salvatore Di Sarno, così come tutta la invariata giunta comunale, abbia compreso che c’è qualcosa che non va.

Tanto che pare sia in itinere la preparazione di un evento durante il quale si spiegherà come e dove si intendono reperire fondi al fine di ridurre i disagi per chi quella Tares lì proprio non può pagarla. Non perchè si voglia finire nel calderone degli evasori. Bensì perchè in molti non arrivano nemmeno a fine mese.

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