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Somma Vesuviana, i Pirap che vorremmo

Abbiamo incontrato non solo il nome e la presenza del progettista dei Pirap ma anche l’accoglienza della dirigente dell’Ufficio Tecnico e del sindaco della cittadina vesuviana che rinnova una promessa fatta un anno fa ai suoi concittadini.

 Il 12 aprile scadrà il termine ultimo della proroga per la consegna delle schede tecniche esecutive dei PIRAP, nel frattempo, nel mentre molti dei comuni vesuviani tentano di adeguare quei progetti dalla dubbia presentabilità, diamo un’occhiata alla stesura esecutiva in quel di Somma, che ci sembrano avere tutti i crismi della normativa in questione.

A dire il vero, anche per questo progetto eravamo rimasti perplessi per quel che concerne il titolo; spesso foriero di immagini e speranze frustrate poi dal contenuto. I titoli infatti dei due progetti complementari – Tra natura e cultura passeggiando lungo il sentiero “il Monte Somma” fino al Ciglio – e – Riconfigurazione spaziale del sentiero – strada da S. Maria delle Grazie a Castello fino al Ciglio – lasciano tuttora ad intendere un riassetto dello storico tracciato che da Santa Maria a Castello porta fin sul Ciglio, toponimo locale per indicare Punta Nasone, il punto più alto della caldera del Somma e luogo di devozione alla Mamma Schiavona. Cosa che poi, nella realtà del progetto, non avverrà.

Ma Mena Iovine, responsabile dell’Ufficio Tecnico del comune sommese, ci spiega che nelle prime intenzioni del progetto c’era l’effettiva volontà di risistemare tutta l’ascensione al Somma ma purtroppo, un drastico ridimensionamento del preventivo, ha indotto gli ideatori a ridurre il campo d’azione al solo percorso che dal luogo sacro s’inerpica fino alla cosiddetta Traversa, punto d’incontro delle paranze e termine ultimo per chi non ha voglia di salire a piedi dal santuario e seguendo un disastrato cammino, arriva motorizzato a quelle baracche, pure oggetto della futura ristrutturazione. Il titolo fuorviante è perciò quel che rimane delle antiche intenzioni progettuali ed è rimasto perché non poteva esser più cambiato.

I progetti sommesi rientrano nella normativa in questione e rispettano i dettami delle misure 216 e 125, rendendo giustizia a una strada che tale non è; in più punti franata e pericolosa, resa sdrucciolevole per i detriti pluviali e per la stessa natura del terreno vulcanico. Servirà quindi, dopo la realizzazione del progetto, i fondi privati, gli escursionisti e i devoti della Mamma Schiavona che in primavera, in folti e fin troppo festanti gruppi salgono le ripide e umide pareti dell’antico Vulcano.

Nella stesura del progetto, l’autore, l’architetto Nello Maiello si è avvalso della collaborazione di Gino Menegazzi, il padre dell’ingegneria naturalistica vesuviana, quella che strenuamente resiste a uomo e intemperie lungo la sentieristica del Parco. Il progetto contempla non solo la sistemazione di un piano di calpestio degno di questo nome e carrabile ma il rafforzamento di questo nei punti di maggiore erosione anche con pietra locale, un sistema di captazione delle acque ne irregimenterà poi i forti flussi di acqua piovana evitando, almeno in parte, che questa scenda rovinosamente a valle. Il tutto seguirà ovviamente i dettami dell’ingegneria naturalistica finanche per le fatiscenti e spontanee baracche che stanziano in località Traversa.

Fin qui tutto bene ma sappiamo, da assidui frequentatori di quei luoghi, che questa sistemazione non sarà risolutiva alle varie problematiche della Montagna. C’è il rischio infatti che quest’opera rimanga abbandonata al sopravvento della natura e purtroppo al vandalismo di certa gente che spesso confonde la tradizione col libero sfogo dei propri istinti, lasciando i loro miserrimi e suini residui là dove si venera Dio e la Natura. È anche ovvio che lungo lo stradello, così come ovunque lungo il Somma/Vesuvio, è necessaria una manutenzione ordinaria e che non conduca poi, come spesso accade, a una più onerosa e meno realizzabile manutenzione straordinaria. Su tale questione l’architetto Maiello ci dice quanto segue:

«Questo mi è stato richiesto, specificamente dalla dirigente (la Iovine ndr.), di prevedere un qualche cosa, economicamente parlando, per una manutenzione, nell’arco di tre, quattro, cinque anni, successivi al completamento di queste opere e capire quanto possa incidere la manutenzione annuale; anche perché c’è un piano di manutenzione allegato al progetto esecutivo».

Ma con fondi PIRAP o cosa?
«Fondi da richiedere o tramite l’Ente Parco o al Ministero dell’Ambiente o altrove …».

Comunque esterni ai PIRAP, essendo questi vincolati al progetto specifico, o è possibile trovare delle …
«… devianze? Questo non lo so!».

A tale domanda ci risponde la sopraggiunta dirigente Mena Iovine:
«Per quanto riguarda la sentieristica, non sappiamo ancora come va a finire, perché comunque ci saranno i ribassi di gara e bisogna vedere se questi li gestirà il Comune o il Parco. Nel caso che il Parco e la Regione li lasciano a disposizione del Comune, nulla toglie che noi facciamo un progetto integrativo».

Prima di andarcene viene a trovarci il sindaco di Somma, Raffaele Allocca, che alla nostra domanda sulla sua promessa fatta il primo maggio scorso alle Gavete, quella di rendere più praticabile anche l’accesso alla sorgenti, ci risponde che qualora ci sia la possibilità di mantenere i suddetti ribassi di gara, ovvero il denaro risparmiato grazie alla logica al ribasso nelle gare d’appalto, quel denaro sarà usato per il riassetto dell’antico percorso.
Speriamo bene allora e pe cient’anne!

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