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Fiat Pomigliano, sciopero a sorpresa: posti a rischio nell’indotto

La Novafero, azienda di movimentazione delle vetture Panda, annuncia tre mesi di cassa per i 59 addetti. Scatta lo sciopero unitario di tutti i sindacati. E lo Slai Cobas scatena una nuova offensiva anti Marchionne.

Nella Fiat di Pomigliano è stato il secondo sciopero dell’era Marchionne, dal referendum del sì all’accordo Panda. Ma a scioperare finora sono stati sempre i lavoratori delle ditte esterne. Come nel caso dell’astensione di un’ora effettuata ieri dai 59 dipendenti della Novafero, azienda che si occupa della movimentazione delle vetture prodotte dalla catena di montaggio dell’impianto automobilistico.

L’altro elemento che fa riflettere è che lo sciopero è stato proclamato da tutti i sindacati. Nessuna divisione, dunque: Fim, Fiom, Uilm, e Fismic si sono presentate compatte all’appuntamento con la protesta. Lo sciopero è scaturito dall’annuncio della Novafero di dare il via a tre mesi consecutivi di cassa integrazione ordinaria per tutti i dipendenti di Pomigliano. “La Fiat ci ha comunicato che i volumi produttivi saranno ridotti in tutto il periodo aprile–giugno per cui sarà necessario utilizzare la cassa ordinaria anche a scopo riorganizzativo”. La Novafero sta per trasferire uomini e mezzi a un’altra azienda, la Transnova. Nel frattempo sindacati e lavoratori avanzano l’ipotesi che questa situazione possa costituire il preludio ai licenziamenti.

In un comunicato lo Slai Cobas degli autorganizzati Vittorio Granillo e Mara Malavenda prospettano “il pericolo del trasferimento a sedicenti cooperative delle commesse di competenza dei dipendenti Novafero”. La notizia della vertenza nella movimentazione vetture Fiat sta facendo scatenare i militanti dello Slai, che ieri hanno distribuito al varco operai della fabbrica un volantino all’indirizzo di Sergio Marchionne e delle sue politiche industriali. “Altro che piano Marchionne: è solo un pianerottolo”, ironizzano Granillo e i suoi nel messaggio. Lo sciopero di ieri alla Novafero segue di circa un anno quello effettuato dai lavoratori della Manital, gli addetti ai servizi di posta interna prima licenziati e poi reintegrati al lavoro per decisione della stessa impresa di servizi, non senza l’avvio di una serie di proteste eclatanti da parte dei dipendenti. Intanto Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, lancia un appello:

“I volumi produttivi in questa fase non sono alle stelle ma non sono nemmeno tanto bassi da giustificare simili provvedimenti di sospensione delle attività. E’ necessario a questo punto che la Novafero accetti il costruttivo confronto con i lavoratori per risolvere nel modo meno traumatico possibile questa vertenza. Nello stesso tempo, però, invito tutte le forze sindacali a non profittare strumentalmente di questa situazione”. Ma lo Slai Cobas non si ferma: il prossimo 5 aprile assemblea plenaria nella sede di Pomigliano.

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