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Somma Vesuviana, case Soficoop: i condomini denunciano

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Per una truffa risalente agli anni Novanta sessanta famiglie rischiano di perdere per sempre la casa. Intanto organizzano una conferenza stampa tra gli alloggi pignorati per annunciare una denuncia in procura.

Una denuncia alla procura della Repubblica di Nola per scongiurare il pericolo di perdere per sempre la casa. La presenteranno domani in conferenza stampa le sessanta famiglie di un rione di Somma Vesuviana costruito vent’anni fa dalla Soficoop spa, un complesso edilizio finito in una procedura di pignoramento che potrebbe culminare con la vendita all’asta in tribunale degli appartamenti, realizzati in regime di edilizia agevolata economica e popolare. Proprio per scongiurare l’asta i condomini del complesso finito nel pignoramento, chiesto dalle banche, hanno fatto stilare dai loro legali una dettagliata denuncia alla Procura. La conferenza stampa si terrà alle dieci di venerdì nel cortile dell’abitato di via Venezia.

La storia è di quelle sconfortanti. E’ una vicenda di soldi versati da acquirenti inconsapevoli. Danaro che non sarebbe mai giunto nelle casse delle banche. Nel 1979 viene firmato un atto di convenzione tra la cooperativa Soficoop spa e il comune di Somma Vesuviana. A carico del costruttore c’è il completamento dell’iter di esproprio e la realizzazione delle infrastrutture, i servizi primari. Quindi, agli inizi degli anni Novanta, gli acquirenti degli alloggi stipulano con Soficoop spa i compromessi, cioè i preliminari di vendita. Preliminari che comportano un anticipo medio di circa 80 milioni di vecchie lire. Successivamente, in sede di rogito notarile, si sarebbero dovuti avviare i mutui da contrarre con la banca, l’Istituto San Paolo.

Intanto tra il 1991 e il 1993 sorge il complesso edilizio, in località Spirito Santo, nella parte sommitale del territorio, in zona 167, sessanta appartamenti di edilizia agevolata, economica a popolare. “ Ma il comune – secondo quanto spiegato nella denuncia – non vigila correttamente sull’espletamento della convenzione ” e gli acquirenti decidono di occupare gli alloggi sia pure incompleti. Gli appartamenti vengono tutti abitati entro il 1995. Nel 1998 i responsabili della Soficoop vengono arrestati dalla guardia di finanza. Tra gli indagati finiscono sindaci, funzionari regionali e responsabili delle coop. Intanto il complesso edilizio resta sostanzialmente un cantiere incompleto, privo di strade, illuminazione, allaccio alla fogna principale, rete elettrica, acqua.

I condomini decidono a quel punto di far fronte da soli a queste carenze, anticipando a spese proprie lavori di cui si sarebbe dovuto far carico la Soficoop. “ Ci rivolgemmo anche al Comune per avere un aiuto – raccontano le famiglie – ma non c’è stato niente da fare, si sono tirati indietro tutti gli schieramenti politici: solo belle parole in occasione delle campagne elettorali”. Quindi gli acquirenti decidono di sospendere i pagamenti dei ratei bancari per l’acquisto delle case. “ Prendemmo questa decisione – aggiungono – perché facemmo causa alla Soficoop per colpa di tutte le sue incredibili inadempienze ”.

I soldi dei primi ratei non giunsero mai alle banche. Mancava il titolo di proprietà dei suoli. Inoltre non era stato possibile avviare dei veri e propri mutui bancari perché, non essendoci appunto i titoli di proprietà dei terreni, non era stato possibile stipulare dei regolari rogiti notarili. Intanto la banca prende atto di questa situazione e pignora gli immobili. Nel 2010 l’istituto bancario San Paolo di Torino inizia la procedura di esproprio delle case, che culmina l’anno scorso con l’arrivo del custode giudiziario. Custode che consegnerà al tribunale la relazione relativa alle procedure di vendita. Ormai l’asta degli alloggi è dietro l’angolo. Non c’è ancora una data, però.

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