Mentre infuria la polemica sull’attacco del Lingotto al vescovo di Nola e alla stampa, un operaio cassintegrato della Tiberina, indotto Fiat, ieri si e messo in bilico sul ciglio del capannone. Immagini choc.
Da ieri pomeriggio alcuni lavoratori della Tiberina di Pomigliano, indotto Fiat, stanno occupando stanno occupando il tetto e la mensa dello stabilimento produttore di componenti per gli automezzi Panda e Ducato.
Sei operai hanno passato la notte all’addiaccio per protestare contro il mancato accordo sulla rotazione dei 44 cassintegrati a zero ore sui 91 dipendenti complessivi dell’impianto. Alla protesta hanno aderito, in segno di solidarietà ai colleghi in lotta, tutti gli addetti dello stabilimento, ubicato accanto alla Fiat. Nella serata un lavoratore della fabbrica è salito sul tetto minacciando di lanciarsi nel vuoto. Un’azione, questa, che ha fatto preoccupare parecchio i presenti, sindacalisti compresi. L’operaio, L.C., di 36 anni, separato, un figlio, si è piazzato in bilico, a dodici metri di altezza, sulla parte verticale esterna della scala antincendio che collega il piano terra al tetto del capannone. Nel frattempo altri tre colleghi si sono barricati nella mensa della fabbrica.
“Il padrone ci aveva promesso la rotazione dei cassintegrati a zero ore ma poi si è rimangiato tutto: da qua non ce ne andiamo ”, hanno gridato i manifestanti . 44 dei 91 dipendenti della Tiberina sono a zero ore da anni, dal dicembre del 2012, quando è stato firmato un accordo sindacale (tranne la Fiom) che fissava questo regime occupazionale con circa la metà dei dipendenti a casa. “Poi è successo che ci siamo resi conto che quell’accordo era contro i lavoratori e ne abbiamo chiesto la revoca”, racconta uno scioperante. A quel punto tutti i sindacati hanno, unitariamente, deciso di chiedere l’annullamento dell’accordo. La proposta principale puntava sulla rotazione di tutti i dipendenti.
“Durante l’ultimo incontro di lunedì primo luglio – raccontano i lavoratori – l’azienda ci ha fatto sapere che entro venerdì 5 avrebbe firmato la nuova intesa per la rotazione”. Una rotazione che avrebbe coinvolto dai 10 ai 13 operai ogni quindici giorni. Poi le intenzioni della proprietà sono cambiate in corso d’opera, fino alla decisione di far ruotare 5 operai a settimana. Ieri, però, la doccia fredda: quando i primi cinque cassintegrati si sono presentati alla porta il responsabile di turno non ha fatto marcare il cartellino ai lavoratori. “Ci sono problemi con i badge, non timbrate – ha avvertito il capoturno – attendete qui il direttore”. “Ma il direttore – raccontano ancora le tute blu – ci ha mandato per le terre, affidandoci mansioni praticamente nulle”.
E nel corso della giornata lavorativa l’ennesima batosta. “Prima di rientrare al lavoro dovete aspettare che si firmi l’accordo”, la notizia diffusa dall’azienda. Un’informativa che ha fatto scattare l’ira dei cassintegrati. Che hanno dormito per tutta la notte all’aperto, sul tetto della fabbrica, sotto le stelle di un polo industriale ormai in ginocchio.






