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Fiat Pomigliano: prove di unità tra i lavoratori. E i parroci danno il via alle messe anti Marchionne

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Dopo l’attacco della Fiat al vescovo di Nola e alla stampa domina ancora il silenzio tra gli oltre 3mila operai dello stabilimento della Panda. Ma c’è chi trova il coraggio di parlare dando segnali distensivi.

C’è chi non sa, chi non ha visto o sentito nulla. Ma tra i lavoratori della Fiat di Pomigliano c’è anche chi vuole dire la sua circa l’attacco della multinazionale guidata da Sergio Marchionne al vescovo di Nola, Beniamino Depalma.

Davanti ai cancelli dell’impianto della Panda le dichiarazioni degli operai sono complessivamente concilianti, fondate sulla comprensione della condizione in cui si trovano i tanti colleghi cassintegrati, che non lavorano da anni. Prove di unità tra le maestranze mentre i sacerdoti di Pomigliano inaugurano un programma di messe puntate alla condanna dell’atteggiamento del Lingotto. Parroci che si coalizzano facendo quadrato attorno al loro vescovo, finito al centro del conflitto scoppiato venerdì con l’accusa, da parte del direttore della fabbrica di Pomigliano, di “complicità con i manifestanti violenti veicolati da una stampa mistificatrice”. Intanto il lunedì successivo, ieri, i 3125 operai in attività della Fiat di Pomigliano si avvicendano nell’ora del cambio turno, all’una e mezza.

“Un vescovo, un prete, si mette sempre dalla parte dei più deboli, di chi deve portare il salario a casa ma non ce la fa – commenta Armando Casoria, 40 anni, di Acerra, del reparto preparazione montaggio – però bisogna capire anche Marchionne, che ha selezionato noi che stiamo lavorando per garantire qualità ed efficienza: tra i cassintegrati ci sono colleghi che sono bravi lavoratori e anche quelli che non fanno il loro dovere”. Molti operai, però, non ne vogliono parlare. Il più classico dei “ non so niente” è la risposta dominante. “Qui ognuno pensa a se stesso”, dice Antonio Allocca, di Somma Vesuviana. “Il fatto è che ogni operaio pensa ai fatti suoi”, conferma Enzo D., 28 anni, di Napoli, uno dei 650 cassintegrati che stanno effettuando la rotazione, prevista fino al 31 luglio.

“Io me ne tornerò a zero ore tra due giorni – l’amarezza di Enzo – quindi non so che destino mi aspetti, ma una cosa è certa: Marchionne sta esagerando”. Amarezza e delusione montano. In serata un lavoratore della Tiberina, impianto dell’indotto attiguo alla Fiat, sale sul tetto della fabbrica e minaccia di lanciarsi nel vuoto. Altri tre colleghi si barricano nella mensa dello stabilimento che produce componenti per le Panda. “Il padrone ci aveva promesso la rotazione dei cassintegrati ma poi s’è rimangiato tutto: da qua non ce ne andiamo ”, gridano. 44 dei 91 dipendenti della Tiberina sono a zero ore da anni. Più o meno nella stessa situazione si trovano 1344 addetti della Fiat di Pomigliano, oltre 300 del Fiat-Wcl di Nola e altri 720 della Marelli di Poggioreale.

“E’ una tragedia”, liquida don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano. Don Peppino, che in una mail di solidarietà al suo vescovo definisce “vile aggressione quella dei vertici della Fiat”, insieme ad altri tre sacerdoti della comunità di San Felice ha dato il via a una campagna di omelie di condanna del Lingotto. Dunque, a Pomigliano, messe molto critiche verso Marchionne. Da ora in poi, tutti i giorni. “Perché toccare il vescovo – risponde don Gambardella – significa toccare l’essenza della Chiesa, che è di stare al fianco dei più deboli”. Poi, dalla sua parrocchia del Rosario, don Aniello Tortora, responsabile della pastorale del Lavoro della diocesi, avverte: “Il vescovo continuerà sempre su questa strada, deve dare risposte a chi soffre colmando il vuoto lasciato dall’assenza della politica. La Chiesa – chiarisce Tortora – non è caduta nel “tranello ordito dalla stampa”, che dà solo voce ai problemi reali”.

E l’azione cattolica della diocesi “esprime solidarietà per gli ingenerosi attacchi subiti dalla Fiat e da alcune istituzioni e sindacalisti, che non hanno considerato nemmeno il sostegno agli investimenti dato da Depalma con il suo sofferto si all’accordo Panda”. Solidarietà al vescovo anche da parte dei sindaci del Nolano. E dalla Fiom. “Ormai Marchionne è in difficoltà, ma deve fare i conti con la realtà”, fa sapere Andrea Amendola, segretario della Fiom Campania. Stasera è atteso a Pomigliano il leader nazionale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, dopo la manifestazione per la Irisbus.

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