Ieri il segretario Landini (foto) ha diramato un comunicato durissimo: “La petizione contro il rientro dei cassintegrati iscritti alla Fiom è stata estorta ai lavoratori”. Intanto spunta il quarto periodo di cassa integrazione in quattro mesi.
Nubi fosche su Pomigliano, venti di nuovi scontri sindacali alimentati da preoccupazioni produttive e occupazionali. Sono due le questioni che tengono banco nella grande fabbrica da dove, con l’accordo separato di due anni fa, è iniziato lo storico scontro tra la sinistra politica e sindacale e la Fiat.
Una riguarda la cassa integrazione, che non flagella “solo” i circa 3mila operai di Fiat e indotto campano, in cig straordinaria da molto tenpo, ma che ormai sta colpendo anche la produzione nuova Panda, i selezionati e affidabili operai della newco Fabbrica Italia. L’altra questione è quella che ruota attorno alla sentenza emanata dalla corte d’appello di Roma il 19 ottobre scorso e che ha stabilito il rientro in fabbrica di 145 operai iscritti alla Fiom. Due temi apparentemente distinti che invece sono intrecciati. E molto. Lo conferma un primo dato, cronologico: in base alla sentenza della magistratura i primi 19 metalmeccanici della Cgil sarebbero dovuti rientrare in fabbrica il 29 novembre ma l’annuncio della cassa integrazione, programmata tra il 26 novembre e il 10 dicembre, ha fatto slittare il ritorno dei “ribelli”.
L’altro elemento, non secondario, è di ordine sia sindacale che occupazionale. Questo perché è spuntata una petizione, che sta girando tra le linee della nuova Panda, proprio per bloccare il ritorno delle tute blu con la tessera del sindacato guidato da Maurizio Landini. Petizione che recita sostanzialmente così: “Noi operai Fip temiamo di essere licenziati se entrano gli operai iscritti alla Fiom: per affermare il diritto di alcuni non vogliamo che venga calpestato il nostro diritto al lavoro”. Parole sostenute dalle notizie provenienti da ambienti vicini al Lingotto, secondo cui la Fiat starebbe stigmatizzando “questo clima di pericolosa confusione”. Sempre secondo fonti autorevoli “la Fiat è pronta a estromettere manodopera Fip, attualmente al lavoro in fabbrica, per fare posto entro sei mesi ( così come stabilito dalla corte d’Appello ) agli operai cassintegrati iscritti alla Fiom”.
Intanto nessuno riesce ancora a prevedere le conseguenze giuridiche della petizione anti Fiom. Mentre Maurizio Landini, segretario generale dei metalmeccanici Cgil, insinua, attraverso le agenzie di stampa, che “i capi dell’azienda starebbero imponendo agli operai di firmare la petizione”, Andrea Amendola, segretario regionale dei metalmeccanici Cgil, annuncia un’assemblea, per mercoledì prossimo, a Pomigliano. “Avvieremo – anticipa Amendola – una raccolta firme in contrapposizione a quella avviata da alcuni lavoratori della newco i quali temono che l’attuazione della sentenza di Roma possa comportare la loro uscita dalla fabbrica”.
Di tutt’altro tono è invece l’analisi di Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim-Cisl, che punta sulla difficile situazione di mercato. “Una stagnazione – spiega il dirigente Fim – che si ripercuote sui salari dei lavoratori e sulle condizioni delle famiglie accentuando le preoccupazioni di un futuro incerto”. Terracciano lancia l’appello ad “accelerare gli interventi allo studio del governo, per aumentare l’export e rilanciare i consumi” e a “creare finalmente un clima di serenità per attrarre investimenti”. “Sono queste le condizioni – conclude il dirigente Cisl – per garantire la piena occupazione di Pomigliano e del suo indotto”. E c’è anche chi, come Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, tenta la carta dell’ottimismo.
“Il governo prevede una possibile ripresa entro il 2013 – spiega Mercogliano – cosa che se aggiunta alla dismissione, entro dicembre, della vecchia Panda realizzata in Polonia, darà impulso a Pomigliano”. Già agli inizi di aprile la produzione delle nuove Panda sfornate dalla newco di Pomigliano sfiorava quota 40mila vetture: davvero un bel risultato per l’utilitaria il cui lancio effettivo era partito a gennaio. Cifre “esaltate” dal fatto che in tutto quel periodo la protesta dei camionisti prima ( gennaio ) e dei bisarchisti poi (marzo e aprile) aveva praticamente messo in ginocchio il Paese. L’andamento positivo delle vendite nuova Panda era poi proseguito ancora fino a maggio. Con i primi caldi, però, sono giunti anche i primi segnali di cedimento.
La prospettiva dell’introduzione del terzo turno di lavoro, il turno di notte, che in abbrivio sembrava imminente, si è andata progressivamente allontanando dai pensieri dell’azienda, dei sindacati e di tutti i lavoratori, cassintegrati o meno. Questa torrida estate ha fatto poi registrare il tonfo di mercato, inaspettato quanto drammatico. A quel punto il Lingotto è corso subito ai ripari dichiarando la prima cassa integrazione congiunturale generata da problemi di mercato, proprio nella creatura più cara alla Fiat, nella newco di Pomigliano, la società scaturita dal Marchionne pensiero e, soprattutto, da un investimento colossale: 800milioni di euro per macchinari ultramoderni e per alcune linee robotizzate.
Strutture che al solo osservarle fanno capire che Pomigliano potrà continuare a produrre vetture per ancora molto tempo. Ma non si riesce a capire con quanti addetti. Sono 2143 i lavoratori attualmente alle dipendenze della società newco Fabbrica Italia Pomigliano, in questo momento interessata da una cassa integrazione congiunturale che fa preoccupare, si, ma non troppo. Più preoccupante è invece la condizione in cui versano altri 2300 operai alle dipendenze della vecchia società Fiat Giambattista Vico, che sarà dismessa il 13 luglio dell’anno prossimo. 1500 di loro si trovano in cassa integrazione da tempo (centinaia da tre anni di fila) mentre circa 800 colleghi sono impegnati in varie attività all’interno del perimetro Fiat, dai test-drive, allo stampaggio, ad alcune mansioni in lastratura e nella catena di montaggio.
A questa manodopera bisogna aggiungere quella di un indotto di primo livello praticamente in ginocchio. Tutti i 315 operai del Wcl di Nola sono in cassa integrazione per ristrutturazione sin da quando l’impianto di smistamento dei materiali è stato aperto, nel 2009. Anche altri 750 operai della ex Ergom-Pcma, distribuiti in 4 impianti, tre dei quali sono stati chiusi, si trovano in cig straordinaria da molti mesi. Attualmente la produzione nuova Panda si attesta su una cadenza di circa 744 vetture per ogni giorno lavorato. Ammontano a 88mila le vendite finora fatte registrare (i dati arrivano al 30 settembre) dall’utilitaria.
“Secondo me la nuova Panda va bene e mi auguro che vada ancora meglio – commenta Antonio Di Luca, operaio cassintegrato iscritto alla Fiom – ma invito tutti gli analisti a valutare i dati in modo scientifico: l’impianto di Pomigliano potrà dare lavoro agli oltre 5mila addetti solo se subentreranno altri modelli”.







