La Chiesa celebra nel mese di novembre la tradizionale Giornata del Ringraziamento rurale. I vescovi: “La bellezza di una terra riscattata parla da sè: non solo cambia il paesaggio, ma soprattutto rincuora l’animo di tutti”.
Anche quest’anno la Chiesa celebra nel mese di novembre la tradizionale Giornata del Ringraziamento rurale. I cristiani desiderano in questo modo ringraziare il Signore per ogni dono che compie nelle nostre campagne e per il lavoro dei nostri agricoltori.
E la Chiesa coglie l’occasione per ringraziare tutti coloro che operano tra i campi e i filari, che credono nel futuro investendo, anche con grande rischio, i loro sacrifici per il bene della famiglia e della società tutta. E, nel Messaggio dei vescovi italiani, inviato agli uomini e alle donne del mondo agricolo, i nostri pastori ci invitano a riflettere su come “la valenza educativa propria della Giornata del Ringraziamento ha una ricaduta importante nell’attuale società, in cui l’appiattimento sul presente rischia di cancellare la memoria per i doni ricevuti. Pensiamo in particolare ai giovani, che in tanti stanno riscoprendo il lavoro agricolo: nel ritorno alla terra possono aprirsi nuove prospettive per loro e insieme un modo nuovo di costruire il futuro di tutti noi”.
E, poi, un grande grazie da parte dei vescovi “va alle Cooperative agricole che ridanno vita a terreni abbandonati, in non pochi casi togliendoli alla malavita organizzata, con una forte ricaduta educativa per tutto il territorio dove si trovano a operare. Infatti, la bellezza di una terra riscattata, che da deserto diventa giardino, parla da sé: non solo cambia il paesaggio, ma soprattutto rincuora l’animo di tutti. Una terra coltivata è una terra amata, sposata, come narra il profeta Isaia, nel celebre capitolo 62. Ce lo ricorda soprattutto il “Progetto Policoro”, la cui opera benemerita non cessiamo di indicare in chiave esemplare a tutte le comunità. Anche nelle regioni del Nord questa esperienza si sta rivelando feconda, ed è bello vedere tanti ragazzi del Sud, che da tempo vivono in condizioni difficili, farsi in un certo senso maestri di itinerari concreti di speranza e di sviluppo”.
E, ancora, nel Messaggio, i vescovi ci invitano a riscoprire un verbo molto importante: accompagnare i giovani, indicando, soprattutto alla politica, alcune modalità concrete per rilanciare con forza il mondo rurale:
– diffondere una azione educativa e culturale che valorizzi la dignità di chi sceglie di rimanere a lavorare in campagna;
– garantire ai piccoli comuni le condizioni necessarie per una dignitosa qualità della vita, con servizi adeguati e opportunità di scambio;
– favorire nuove politiche per l’accesso dei giovani al mercato fondiario e degli affitti, strumenti fiscali adeguati, incentivi per mettere a disposizione le terre, sostegno nella fase iniziale dell’attività aziendale, azionariato popolare diffuso;
– rendere facile l’accesso al credito agevolato per i giovani agricoltori.
Si passa, infine, nel Messaggio a segnalare alcune condizioni disumane che il mondo dell’agricoltura continua a vivere. Così i vescovi denunciano: “Non possiamo tacere il nostro dolore davanti alle immagini che mostrano molti braccianti agricoli, in gran parte immigrati, lavorare in condizioni davvero inique. Che dire, ad esempio, delle baracche dove spesso sono accolti? Ancora assistiamo a casi in cui la dignità del lavoratore è smarrita, per le condizioni di avvilente sfruttamento in cui versa, come attesta anche il perdurante dramma del caporalato. Già molte volte le Chiese locali hanno fatto sentire la loro voce contro le ingiustizie. Invitiamo le nostre comunità a un’ulteriore vigilanza per favorire la difesa della giustizia e della legalità nel settore agricolo”.
A mio avviso, (e risultati positivi ce ne sono già in questo periodo storico) di fronte alla grave crisi che tocca il mondo economico e industriale, occorre investire nell’agricoltura. E’ una scelta non solo economica, ma anche culturale, ecologica, sociale, politica e di forte valenza educativa. Il nostro territorio è ad altissima vocazione agricola. Dobbiamo tornare alla terra, alla natura, rispettando e custodendo l’ambiente, ma soprattutto creando occasioni di lavoro. Le politiche agricole devono avere un ruolo centrale nelle azioni dei nostri politici e della società tutta. Pena la morte dei nostri territori, ancora tanto colmi di bellezza e di divino.
(Fonte foto: Rete Internet)







