Nel Belpaese, e soprattutto in Campania, i più poveri guadagnano un decimo dei più ricchi. L’Italia perde così sette punti di crescita.
Retrocessione, l’altra faccia del progresso. Comunque la si voglia definire, fatto sta che la situazione economica italiana non è delle più rosee. Certo la crisi ha svuotato le tasche del popolo del Belpaese, riducendo all’osso ai consumi. Ma questa è una delle conseguenze meno gravi, stando almeno ad un recente rapporto dell’ Ocse. Quel che è peggio, è che ad aumentare in Italia, è soprattutto il divario tra ricchi e poveri. Infatti, secondo quanto stimato dal Rapporto sulle Diseguaglianze, il 10% più povero della popolazione italiana riceve appena il 2,4% del totale del reddito nazionale, un decimo di quanto guadagna il 10% più ricco (24,4%).
Cifre che diventano più consistenti, nel Mezzogiorno d’Italia, specie nell’hinterland napoletano e vesuviano. Ma le origini di un divario così forte tra i due estremi, calcola ancora l’organizzazione, è cresciuto maggiormente tra il 2007 e il 2011. In quel periodo, il 10% più povero ha perso circa il 3,9% del reddito familiare disponibile all’anno, mentre per il 10% più ricco la perdita è stata solo dello 0,8% annuo. Male anche per l’occupazione. Il tasso di senza lavoro in Italia a ottobre è infatti, tornato a salire, di 0,3 punti percentuali al 13,2%, riferisce l’Ocse, tra i gli under 25 è passato dal 42,7% al 43,3%.
In effetti, la crisi ha ampliato il fossato tra la fetta più ricca e quella più povera della società, in tutte le economie avanzate, e questo ha conseguenze negative, “quantificabili e significative”, sulla crescita. E’ per questo che l’Ocse invita i governi a impegnarsi in politiche di redistribuzione della ricchezza, soprattutto per evitare la marginalizzazione delle fasce più deboli. In Italia, in particolare, il reddito disponibile per il 10% più povero della popolazione è un decimo di quello del 10% più ricco.
A fine 2011, dicono ancora i dati Ocse, la fascia meno abbiente guadagnava il 2,4% del reddito totale nazionale, contro il 24,4% dei più abbienti. Anche ampliando la fascia considerata, il divario rimane evidente: il 20% più povero dispone di appena il 7,1% del reddito nazionale, contro il 39,9% del 20% più ricco. La crisi, inoltre, ha contribuito ad aumentare questa distanza. Tra il 2008 e il 2011, rileva ancora il Rapporto sulle diseguaglianze, le famiglie italiane hanno perso in media l’1,5% di reddito disponibile all’anno, ma questa contrazione non è stata equamente distribuita. Il decile più povero ha perso il 3,9% ogni anno, mentre quello più ricco appena lo 0,8%. Queste disparità, sottolinea l’Ocse, non sono negative solo per la coesione sociale e la qualità della vita, ma anche per la crescita economica, in Italia come in tutti i Paesi occidentali.

