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Novelle Castelluccio, la farsa continua

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L’ennesimo rogo tossico in Contrada Novelle Castelluccio, nel comune di Ercolano. La cronaca di un evento che ormai è divenuto ordinario all’ombra del Vesuvio.

C’è chi si stanca di dire sempre le solite cose ma non è il nostro caso, un po’ perché non appena abbassi la guardia rischi di pentirtene ma soprattutto perché talune questioni sono di vitale importanza, tali da non permetterti il lusso di tirare i remi in barca o più semplicemente voltare la faccia facendo finta di niente, come è d’uso quaggiù.

È il caso questo di Contrada Novelle Castelluccio, in quel di Ercolano o, se volete, nel Parco Nazionale del Vesuvio. Ogni anno, in quel luogo una volta ameno e produttivo, si sprigionano periodici incendi, sempre durante il periodo estivo, soprattutto nel mese di agosto e quasi sempre dolosi. Abbiamo purtroppo più volte parlato e scritto di quella zona, abbiamo sottolineato l’interesse dei movimenti civici per la salvaguardia dell’area in questione e degli abitati a valle di essa, così come abbiamo sottolineato il disinteresse, o meglio il finto interesse delle autorità preposte, quelle che dopo l’imbarazzo del clamore mediatico e in prossimità di nuove elezioni, attendono che il polverone si diradi o che copra la loro inettitudine.

La cronaca è la solita; lo scenario, manco a dirlo, lo stesso di ogni estate; i protagonisti: chi vive a via Castelluccio e chi ha la sfortuna di vivere a favore vento e che riceve le esalazioni dei rifiuti che bruciano ciclicamente. Ieri, trenta agosto, i soliti ignoti hanno colpito ancora e dato fuoco ai rifiuti che lì abbondano, di conseguenza questo s’è diffuso tra la sterpaglia e la vegetazione circostante. Permetteteci a questo punto la certezza del dolo, ormai siamo stufi dell’ipocrisia del dubbio che da anni, ormai non è più tale.

Sono circa le tre del pomeriggio e arriviamo poco prima dei Vigili del Fuoco, ma sul posto è già presente una camionetta della Protezione Civile di Ercolano che prova a fare del suo meglio con la piccola autopompa. I vigili scendono e subito incominciano a irrorare d’acqua le sterpaglie ma una cosa ci colpisce; anche se quasi tutti in completa tenuta da lavoro, nessuno di loro indossa la maschera, neanche una di quelle che si vendono in ferramenta! Eppure, al nostro arrivo, tra le fiamme e il denso fumo nero, si sprigionavano vapori tossici e i bidoni di solvente provocavano piccole detonazioni. Capiamo la praticità di lavorare privi di costrizioni ma quel luogo è ormai arcinoto per i roghi e sversamenti e agli atti si trovano almeno due denunce che li riguardano. Invece no! Si va alle Novelle come se si andasse a spegnere un incendio qualunque.

Stavolta le fiamme vengono facilmente domate, grazie anche al pronto intervento dei vigili ma in altre occasioni non è andata certo così. Uno dei pompieri poi ci conferma che quest’estate sono intervenuti più volte in Contrada Novelle Castelluccio e, chissà perché, noi non ci meravigliamo, come non ci impressiona più la visione di quelle inutili telecamere presenti da anni e mai utilizzate dall’Ente Parco e da nessun altro, per la mancanza del cablaggio e molto probabilmente anche della volontà di usarle.

Ci facciamo da parte, per permettere che i vigili del fuoco facciano il loro lavoro e, a ritroso, lungo quella specie di strada, osserviamo l’enciclopedia del rifiuto che prima marciva e ora brucia ancora lungo gli argini, che altro non sono che spazzatura accantonata nel corso degli anni. I conducenti delle auto che riescono a passare attraverso la barriera di fumo creatasi con l’acqua degli idranti, gettano sguardi tra l’annoiato e l’indispettito, magari non si meravigliano più di quello spettacolo indecente o sono semplicemente scocciati per l’imprevisto ostacolo che blocca la loro strada per San Vito.

Arriva un altro mezzo rosso dei Vigili del Fuoco e gli facciamo spazio spostando l’auto per andarcene, sporchi e puzzolenti di fumo, nauseati per i miasmi e delusi, più che attoniti, per una storia che sembra non aver mai fine.

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