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Napoli. Vasi lanciati dalle finestre per mettere in fuga i rapinatori

Il fatto, un po’ comico e un po’ drammatico, avvenuto qualche giorno fa, torna a farci parlare di sicurezza urbana, ponendo però l’accento sull’uso dell’autocontrollo e della solidarietà di quartiere.

Siamo spesso convinti che i garanti della sicurezza nei nostri quartieri siano soltanto forze dell’ordine o i sistemi di videosorveglianza. Diverse indagini sociologiche messe in atto da importanti ricercatori, hanno dimostrato quanto in realtà non è del tutto vero che la protezione di una zona è assicurata esclusivamente dalla polizia.

Ogni gruppo che si riunisce, per motivi ideologici, per motivi territoriali, religiosi, amicali o per qualsiasi altro motivo, tende a creare una lunga serie di codici relazionali che hanno lo scopo di preservare l’estinzione del gruppo stesso o l’attacco da agenti esterni che possano minare la tranquillità collettiva. Per quanto questo ragionamento possa sembrare ancestrale, nonché poco inerente alla realtà delle nostre città, è invece una riflessione su cui forse dovremmo spendere qualche minuto del nostro tempo. Napoli, patria delle contraddizioni, è un territorio in cui è possibile osservare il trionfo della solidarietà di quartiere e, pur essendo un luogo all’apparenza propulsore esclusivo di devianze, riesce in realtà a garantire la sicurezza delle zone esclusivamente grazie alle relazioni tra i vicini.

I gruppi urbani affinché possano diagnosticare e affrontare i problemi sociali più profondi, dovranno essere aiutati allo scopo di potenziare la convivenza civile e la vivibilità urbana nelle zone in cui esercitano i residenti. In parole povere, a difendere un quartiere dagli attacchi dei soggetti pericolosi, spesso sono gli stessi abitanti del luogo, che mossi dalla solidarietà e dal desiderio di vivere tranquilli nel proprio spazio, scacciano i malviventi attraverso un autocontrollo attivo 24 ore su 24. Per quanto la polizia possa essere necessaria, bisogna comprendere che l’ordine pubblico nelle strade della città è mantenuto soprattutto da una complessa e inconscia rete di controlli spontanei e di norme accettate e fatte osservare dagli abitanti stessi.

Questo concetto quindi, deve indurci a pensare ad un altro punto importante per migliorare la qualità della vita dei nostri quartieri. Tenere vivo un quartiere, significa anche favorire la realizzazione di quella rete di attività che possa essere funzionale durante l’arco dell’intera giornata, partendo dall’illuminazione stradale fino ad arrivare all’incentivo di quelle attività di gruppo, come feste, centri sociali, locali notturni, ristoranti, ecc. Le strade e le zone a rischio in generale, andrebbero sempre tenute animate, soprattutto nelle ore notturne per favorire l’autovigilanza da parte degli stessi cittadini. Un punto di vista questo che forse va incentivato, poiché a nessun cittadino fa piacere sentirsi insicuro e attaccabile da agenti esterni, ed è proprio da qui che nasce l’inconscia rete di sostegno amicale.

Un paio di giorni fa, in vico Cisterna dell’Olio, alle spalle di via Toledo verso piazza Dante, è avvenuto un episodio che ci fa capire l’incredibile importanza che ognuno di noi può avere per la sicurezza della zona in cui vive, un episodio che invita a smuovere dal proprio cervello la convinzione che a garantire la serenità debba essere soltanto la polizia. Niente di più sbagliato: laddove ogni singolo appartenente al quartiere si fa garante della sicurezza supervisionando la propria zona, sarà molto più semplice alimentare la coesione della collettività e il conseguente allontanamento di malviventi di qualsiasi genere. Torniamo all’episodio accaduto nei giorni scorsi. Sono quasi le undici di sera, due persone con il volto coperto da casco, a bordo di uno scooter hanno fermato tre giovani ragazzi intimandoli di consegnare denaro e oggetti personali.

Fin qui può sembrare “la solita rapina”, ma siccome stiamo parlando di Napoli, sarebbe sminuente una convenzionale rapina a mano armata. Ed ecco quindi l’enfatizzata originalità dei napoletani, che si unisce al discorso dell’autocontrollo di quartiere sopracitato: “è iniziato a volare di tutto” raccontano i testimoni. Alcuni abitanti della zona erano affacciati alle finestre e hanno visto tutta la scena e senza esitazione, hanno iniziato a lanciare tutto quello che hanno trovato a portata di mano: vasi di piante, mazze, bottiglie, accendini, pacchetti di sigarette, mollette per i panni, e chi più ne ha più ne metta. I rapinatori, che ricordiamolo, erano armati di pistola, non hanno potuto fare altro che scappare in sella allo scooter e lasciare la zona, rinunciando al bottino e lasciando totalmente incolumi i giovani rapinati.

Questo non vuol dire che per difendere il quartiere bisogna gettare vasi dal balcone, però sicuramente nel contesto dell’accaduto, è più ammirevole agire in tal senso, piuttosto che minacciare con una pistola ragazzi indifesi. Esistono dei contatti umani che alimentano questo tipo di solidarietà collettiva, piccoli e quasi impercettibili gesti che insieme alimentano quel senso di fiducia comune, utilissimo affinché dai balconi voli sdegno e rabbia necessari a far fuggire qualsiasi criminale. Gesti come fermarsi a chiacchierare con le persone del proprio quartiere, tenere aperto il portone alle persone anziane che stanno uscendo dopo di noi, dire sorridendo ad una signora “guardi ha perso la sciarpa”, evitare le ostilità con chi ci appare estraneo, eccetera. Spesso basta davvero soltanto un sorriso, un semplicissimo e disarmante sorriso.

Il risultato di questi contatti pubblici occasionali, è la formazione di una sensibilità pubblica nei confronti degli altri individui che vivono con noi, la creazione quindi di un tessuto connettivo di rispetto e di fiducia che costituisce una risorsa nei momenti di bisogno individuale o collettivo.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

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