L’appuntamento è per domenica 9 dicembre, in Piazza Municipio.
A seguito dell’eccezionale vittoria del referendum votato il 12 e 13 giugno 2011 in sostegno dell’acqua pubblica ci si è resi conto della forza che può avere il sistema referendario della partecipazione popolare per opporsi ai provvedimenti governativi che minacciano l’interesse generale e i beni comuni: lavoro, occupazione, pensioni, diritti, democrazia.
Per contrastare dunque le recenti manovre su lavoro e pensioni il Partito della Rifondazione Comunista, insieme ad una variegata rappresentanza partitica e di movimento, si è impegnato da promotore nella campagna di raccolta firme per indire 4 referendum, 2 sul tema delle pensioni e 2 sul tema del lavoro. Vi è un impegno inoltre a sostenere un referendum sulla casta promosso dall’Italia dei Valori.
PENSIONI: Due referendum abrogativi che intervengono sulle norme inique introdotte dai governi Berlusconi e Monti. La recente “riforma” delle pensioni di Monti e Fornero ha provocato l’innalzamento dell’età pensionabile allungando di sei anni e più il tempo di lavoro. L’obiettivo in prospettiva è quello di smantellare il sistema pubblico a favore dei fondi privati. A pagarne le spese saranno: la maggioranza dei lavoratori oggi vicini ai 60 anni, che dovranno continuare fino ai 67/70 anni; le donne su cui grava il peso del doppio o triplo lavoro produttivo, riproduttivo e domestico; i giovani che saranno ancora più a lungo disoccupati perché si restringeranno le prospettive di ingresso nel mondo del lavoro del nostro Paese caratterizzato da una disoccupazione giovanile del 35% che al sud aumenta in modo spaventoso soprattutto tra le donne.
LAVORO: Due referendum abrogativi che si riferiscono all’articolo 8 del decreto legge del 13 agosto 2011, n. 138 e all’aticolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Con l’abrogazione dell’art. 8 intendiamo ristabilire la certezza dei diritti previsti e conquistati dal contratto nazionale di lavoro minacciati dal governo Berlusconi che con un decreto legge dell’agosto del 2011 (poi convertito in legge) ha limitato drasticamente la centralità del contratto nazionale, rimandando agli accordi aziendali materie importantissime quali la classificazione e l’inquadramento del personale, le mansioni, la disciplina dell’orario di lavoro, i contratti a termine, i contratti a orario ridotto, il risorso alla somministrazione di lavoro e la modalità di assunzione e la sciplina del rapporto di lavoro.
Con il referendum parzialmente abrogativo sull’art. 18 si vuole restituire all’articolo la sua versione originaria che per anni ha contraddistinto lo Statuto dei lavoratori, il frutto delle conquiste storiche del movimento operaio italiano. Il governo Monti ha deciso di aggredire questi diritti modificando infatti l’articolo che imponeva il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo a fronte di una sentenza del giudice favorevole al lavoratore stesso. La modifica dell’art. 18 mira a rendere di conseguenza maggiormente ricattabili e precari tutti i lavoratori.
CASTA E DIARIA: Intendiamo eliminare la diaria spettante ai parlamentari che in questo modo godono del doppio stipendio. Riteniamo inaccettabili questi privilegi della casta così come riteniamo scandaloso che ci siano super-manager e super-padroni che guadagnano 100-1000 volte il salario di un lavoratore. Noi pensiamo che la buona politica sia lottare per l’eguaglianza e la giustizia sociale.
Circolo Territoriale Rifondazione Comunista

