“Annunci di fabbriche fantasma”, sostiene il leader Fiom. Intanto gli operai in attività di Pomigliano confidano nell’amministratore delegato del Lingotto.
Nuove produzioni, il rilancio del comparto italiano di Fiat che appare dietro l’angolo, stando almeno a giudicare dalle prossime missioni di Grugliasco e Melfi e da quelle, ancora soltanto probabili ma non impossibili, di Pomigliano e Cassino. Eppure il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, di tutto questo fornisce un giudizio che sarebbe eufemistico definire all’insegna dell’incertezza. “Le nuove produzioni in Italia ? Annunci di fabbriche fantasma”, dichiara a caldo il passionale leader dei metalmeccanici Cgil. E’ stizzito Landini. “Non possiamo – aggiunge – diventare la repubblica delle banane, dove tutto viene annunciato attraverso i giornali. Negli Stati Uniti Marchionne non ha fatto annunci sui giornali, ha fatto accordi con Obama e con i sindacati specificando piani industriali, investimenti, soldi, tecnologie. Qui invece, per esempio a Termini Imerese, gli operai stanno occupando l’autostrada”.
C’è rabbia nella Fiom. Il doppio tavolo rimane saldo nella Fiat, dopo l’ultimo no dell’azienda, che a Torino ha ribadito la volontà di proseguire il confronto sindacale a tavoli separati, prima con i sindacati firmatari dell’accordo di Pomigliano, e del conseguente contratto dell’auto, poi, soltanto dopo, con Landini e i suoi. Che appaiono inviperiti. “Dire che si rientra tutti in base al mercato ? So già come va a finire: è un film che ho già visto”, la sfiducia del segretario Fiom alla Fiat e al suo timoniere. Una sfiducia non solo alimentata dalla delusione per il mancato rientro al tavolo principale nonostante la sentenza di luglio della Corte Costituzionale, che ha cancellato la possibilità di rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratto. Il giudizio negativo di Landini è infatti per il momento “confortato” anche da alcuni numeri, proprio come quelli della fabbrica Gold Medal, quella di Pomigliano: 1400 operai in cassa integrazione e altri 1100 dell’indotto che versano in una situazione probabilmente peggiore, per adesso priva di prospettive.
Per non parlare della cig a Mirafiori e a Cassino, dove si lavora tutti col contagocce. Ma qualcosa si muove in casa Fiat Italia. E Landini lo sa. Lo confermano gli stessi operai di Pomigliano, cioè della grande fabbrica partenopea da cui Marchionne ha fatto partire il radicale rovesciamento dei rapporti di forza tra azienda e sindacato. ” Possiamo produrre una nuova vettura, ce la faremo “, i commenti, quasi tutti dello stesso tono, davanti ai cancelli dello stabilimento, subito dopo l’accordo Veba, qualche giorno fa, accordo che è il preludio all’acquisizione certa e definitiva di Chrysler, alla trasformazione di Fiat nella dimensione globale.
“Il nostro mercato è saturo ? Produrremo per quelli più ricchi, produrremo vetture più grandi”, il coro delle circa 3mila tute blu di Pomigliano attualmente in attività. Ma i militanti della Fiom non la pensano così. E tra i tanti cassintegrati serpeggia ancora la sfiducia.
(>Fonte foto: Rete internet)





