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L’antica biblioteca Brancaccio è chiusa ormai da tre anni e il Fondo faticosamente costruito dalle bibliotecarie della Nazionale resta inutilizzato.

Nei primi anni Novanta nella Biblioteca nazionale di Napoli un gruppo di operatrici ha dato vita ad un’iniziativa unica nel suo genere. All’interno della biblioteca, importantissima a livello europeo, per la presenza di libri di ogni epoca, papiri rari, manoscritti autografi, carteggi e carte geografiche, locandine teatrali e volantini degli anni 70, queste donne hanno creato, con un lungo lavoro, un Fondo Soggettività Femminile. Non si tratta di una raccolta destinata alle donne, né di una bibliografia di genere, ma un fondo relativo al sapere creato da soggettività femminili in relazione continua con tutto il resto della enorme raccolta libraria della nazionale, più di due milioni di volumi.

Insomma l’aspetto rilevante e originale del lavoro di queste operatrici è che non si è voluto proporre l’ennesima nicchia del sapere destinata alla questione di genere, ma si è voluto dare spazio e voce ai soggetti femminili in quanto soggetti della conoscenza. I soggetti della conoscenza sono due e non sono assimilabili, parificati, omologabili. Questa era l’idea che ha sostenuto il lavoro di creazione di questo Fondo che comprende più di 3000 volumi. Dal 2007 il Fondo è stato spostato nella sezione Brancaccio, perdendo così la sua collocazione originale che lo rendeva speciale e unico, non nicchia, non sezione staccata.

La sezione Brancaccio, la più antica biblioteca pubblica della città, fondata dal cardinale Brancaccio nel 1691, si chiama così da quando i 90000 volumi (la “Brancacciana”) della raccolta originaria sono stati spostati nella Biblioteca Nazionale ed ospita attualmente un’aggiornatissima raccolta di titoli del Novecento, tra letteratura e critica. Inoltre è anche stata, per la sua collocazione ideale, uno dei luoghi preferiti dagli studenti per studiare. Purtroppo nel gennaio 2009 ha chiuso i battenti. Un’infiltrazione d’acqua ha reso necessaria la rimozione di una grondaia, la rimozione ha messo a nudo un danno strutturale e il problema si è aggravato. Il progetto per il ripristino e i finanziamenti sono pronti da tempo, ma a dare una scossa ci ha pensato il Comitato Brancaccio, sorto di recente per iniziativa delle Donne in Nero di Napoli e del collettivo Adateoriafemminista.

Il Comitato si propone tre obiettivi: la riapertura della Sezione Brancaccio, la messa in sicurezza della stessa con immediata fruizione del suo patrimonio librario e la ricollocazione del Fondo Soggettività Femminile nella sua sede originaria, cioè la Biblioteca Nazionale. Il primo obiettivo sembra più vicino, anche se non in dirittura d’arrivo. Dopo più di tre anni di chiusura, finalmente sono iniziati i lavori, curati dall’architetta Minervini. Purtroppo però la struttura portante risulta molto danneggiata e sarà necessaria una consulenza strutturale prima di procedere. Se a questo si aggiungono le lungaggini burocratiche le prospettive, nonostante i finanziamenti già ottenuti dal Ministero dei Beni Culturali, sono scoraggianti. La raccolta di firme continua.
(Fonte foto: Rete Internet)