Una realtà spesso sottaciuta se non negata, una situazione che mette di fatto la cittadina vesuviana alla stregua degli altri comuni all’ombra del Vulcano. LE FOTO
Fra poco, l’amata Equitalia recapiterà ai cittadini di San Sebastiano al Vesuvio le cartelle esattoriali per la nuova (si fa per dire!) e più cara tassa sui rifiuti, la TARES. In piazza Belvedere campeggia ancora il vessillo della percentuale della raccolta differenziata, assestata intorno a un inutile 65%. Intanto però, girando per il paese, a velocità contenuta, magari a piedi, si potrà notare che la differenziata è tutta là, per strada.
Ovviamente non facciamo riferimento alle cartacce, agli aghi di pino e al lordume caratteristico di ogni insediamento partenopeo ma a quelle piccole aree di stoccaggio del rifiuto cittadino, e purtroppo non solo, che costellano anche le strade di San Sebastiano. Abbiamo quindi deciso di fare un piacere all’amministrazione, facendo un giro per il paese e segnalando le zone più critiche per il deposito di rifiuti di vario genere e varia pericolosità. Abbiamo iniziato il nostro percorso nella parte più isolata ma anche quella più suggestiva di San Sebastiano, via Panoramica Fellapane, là dove scorse la lava del ’44 che, tracimando dal Fosso della Vetrana, raggiunse e distrusse il centro abitato.
La via, porta d’accesso al Parco Nazionale, è come ogni strada che conduce a monte e ai campi, un ricettacolo di immondizia, in prevalenza lasciata dalle coppiette ma non solo, infatti è evidente che anche chi coltiva la fertile terra del Vesuvio lascia il suo polistirolo, le sue cassette e i suoi teloni di plastica. Il problema maggiore però è che oltre la sbarra, quella che divide la carrozzabile dall’inizio del sentiero n°8, c’è l’eternit, quello già segnalato in un nostro precedente articolo (VEDI) e posto all’attenzione di un assessore poco solerte. Purtroppo qui ci sono altre priorità, e, a questo punto, ci chiediamo quali possano essere le impellenze maggiori di quelle della salute pubblica.
Scendendo, superato un vecchio e chiacchierato ristorante, sulla destra troviamo la nostra discarica cittadina, sì ce l’abbiamo anche noi in Svizzera! Non parliamo della bomba ecologica dell’Ammendola Formisano o di Contrada Novelle Castelluccio, dove pure i locali sversano tranquillamente ma di una fetta di territorio condiviso con Massa di Somma, in questo periodo coperta da una folta vegetazione stagionale, e dove, da ambo i lati, cioè dalla Panoramica e da via Gramsci si butta di tutto. Siamo in un Parco Nazionale! Che volete di più?
Continuando il nostro giro transitiamo per via Mercalli dove troviamo parecchie imposte di legno e mobili usati messi in attesa di un’anima pia che li raccolga, scendiamo ancora e gingiamo in via Cavolella là dove affiorano, in un angolo, scendendo sulla sinistra, rifiuti di vara natura e qualche pneumatico. È la volta poi, superato un centro storico immacolato (si fa per dire!), di viale delle Industrie dove fuori le INA Casa stanzia un sito di stoccaggio che si incrementa ad ogni stagione estiva e a prescindere la vicina “Isola ecologica”. Un altro punto critico è via Alveo Buongiovanni, questa stradina di campagna è piena di materiale di risulta edilizio e spesso, visto l’anfratto, chi scarica o chi è stufo di vederlo là, gli da stupidamente fuoco appestando l’aria ai locali.
Dopo un breve accenno di discarica a via Procolo Di Gennaro, passiamo a via Flauti, dove riprendono gli sversamenti estemporanei. Di lì, attraverso viale della Pace, passiamo a via degli Astronauti dove, proprio davanti al Vesuvio, e nelle prossimità di un panificio, c’è uno spazio agreste incustodito e dove si sversa liberamente tutto quel che si vuole. Troviamo anche un accenno di falò, più giù, nella piazzetta tra la Scuola Primaria e la Scuola dell’infanzia e tante, tante abitazioni e dove nessuno ha visto niente.
Scendendo ancora in direzione San Giorgio, non possiamo non apprezzare un classico di queste nostre carrellate, la sempre verde discarica di Cupa Monaco Aiello, dove nonostante la barriera posta a difesa del luogo, permane una montagnella di rifiuti di antica data e con tanto di vegetazione spontanea.
Questo nostro viaggio è un excursus tracciato per difetto sulla situazione locale e che tiene in conto solo di San Sebastiano e non le zone limitrofe che pure aggravano ulteriormente la situazione. Inoltre abbiamo tralasciato alcune aree private per ovvie ragioni e spesso il territorio, durante il mese d’agosto, incrementa la sua portata di rifiuti, come come accade nell’incrocio di via Figliola con Cupa Cascetta (quest’ultima nel territorio di San Giorgio a Cremano), o come succede anche in via Tufarelli, e nelle rientranze di via Figliola, specie in quella del passo carrabile che da accesso alle strutture della GORI; c’è chi si affeziona a certi luoghi.
Il nostro intento è quello di sottolineare a chi non ne fosse ancora al corrente che purtroppo, San Sebastiano al Vesuvio, non è immune dai mali del Vesuviano. Scriviamo con la sincera e svincolata speranza che chi di dovere, ottemperi ai suoi doveri istituzionali permettendoci di vivere in un luogo più consono alla decenza. Speriamo che l’effettiva inciviltà dei nostri concittadini non valga a pretesto del miserrimo stato in cui versano le periferie, anche perché esiste certo il deterrente della sanzione ma anche l’incentivo dell’esempio, quello che non solo il cittadino ma anche e soprattutto chi amministra deve dare. Speriamo bene!

